In Francia si chiama "ascensore sociale" ed è considerato uno degli indicatori che misurano la vera democrazia e le pari opportunità che un Paese sa garantire ai suoi figli. In Italia non c'è, e se ci fosse, sarebbe bloccato da un pezzo tra un piano e l'altro, e di quelli bassi. Si sale a piedi, come nei vecchi palazzi. La metafora dell'ascensore vuol rappresentare la dinamica dell'accesso alla formazione, alle professioni, ai posti, ai ruoli da parte dei cittadini di tutti i ceti, indipendentemente dalla collocazione sociale o professionale della famiglia di origine. La permeabilità delle classi, la friabilità dei soffitti che non sono di vetro solo per le donne (per loro di più) è anche il presupposto numero uno della meritocrazia. Fabrizio, che ha letto per noi questo saggio di Roger Abravanel, se la prende (e giustamente) con il "familismo" italiano, che, insieme al maschilismo, è l'unico indicatore nazionale che non conosce storicamente flessioni e non risente delle crisi dell'economia, che anzi, lo alimentano...Personalmente non sarei così severa con Alberto Angela, che volentieri "ho la pazienza di seguire", come pure "seguo" la famiglia Guzzanti (che mica scherza, comunque, schierando un giornalista, tre comici e un ex ministro. Ma perlomeno diversifica...)
di Fabrizio Buratto.-I+E=M è “l’equazione del merito” di Michael Young, il sociologo e laburista riformista scomparso nel 2002 che coniò il termine “meritocracy”. La I sta per “intelligenza”, la E per “effort” (“sforzo”, “impegno”) e la M ovviamente per “merito”. Roger Abravanel, autore del saggio “Meritocrazia – 4 proposte concrete per valorizzare il talento e rendere il nostro paese più ricco e più giusto”, nota che le società meritocratiche sono quelle che vedono l’individuo come “padrone del proprio destino”, e che le origini di tale credo vanno ricercate nelle radici protestanti dei coloni europei degli Stati Uniti. Del resto Max Weber ne “L’etica protestante e lo spirito del capitalismo” dimostrava che “l’ansietà di salvezza” dei calvinisti faceva loro interpretare il successo nella vita terrena come il segno della predestinazione: Dio li aveva scelti per essere salvati.
La meritocrazia è dunque un fatto culturale, con enormi risvolti etici, politici ed economici.
Non a caso le basi per la supremazia dell’impero romano furono gettate dalla riforma del console Mario: nel 100 a.C. ordinò che le posizioni di comando nell’esercito potessero essere affidate non più solo ai patrizi, ma a chiunque si dimostrasse dotato di talento nella guerra. I romani sconfissero gli Elvezi e i patrizi dovettero farsene una ragione. Ma meritocrazia significa soprattutto “questione morale”; da noi il termine andrebbe declinato in furbocrazia, raccomandocrazia e gerontocrazia.
La retata alla borsa di New York ha fatto scalpore negli Stati Uniti poiché non era mai successo un fatto simile. In Italia la bancarotta fraudolenta è all’ordine del giorno, Ricucci è nuovamente alla ribalta del gossip, Fazio e Fiorani ce li siamo dimenticati come il crac della Parmalat, e la notizia del fallimento del marchio Guru di Matteo Cambi è una news estiva al pari della gara di sesso orale sull’isola di Zante.
Del resto siamo abituati a vedere Alberto Angela (bel curriculum, ma quale concorso avrà vinto per entrare in Rai?) affiancare il padre Piero a Superquark (uno dei programmi migliori della TV) e a condurre anche programmi tutti suoi, siamo abituati a vedere il Colonnello Mario Giuliacci al TG5, che dice puntualmente “debole precipitazioni” o “debole nevicate”; se non ci avete mai fatto caso ascoltate gli ultimi dieci secondi di questo video. Il figlio Andrea Giuliacci, invece, è al meteo di Studio Aperto, i casi della vita.
Sono solo due esempi tra gli innumerevoli che avrei potuto fare, scelti per l’immediata identificazione permessa dalla TV, i meno gravi perché non riguardano chirurghi, dirigenti d’azienda, magistrati o politici. I processi culturali sono molto lunghi, per ora “meritocrazia” nel nostro paese rimane una delle parole più in voga dell’ultima campagna elettorale. Riflessione amara, da addolcire con due risate sul tema grazie a Corrado Guzzanti/Vulvia e Neri Marcorè/Alberto Angela.
CATEGORIE: Mille euro
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Commenti
Luciano Ardoino 23/ott/2008 23:49:42
LivePaola 21/set/2008 16:44:20
Arnald 22/lug/2008 17:52:04
Barbara Barbieri 22/lug/2008 14:11:28
Laura Sacchi 22/lug/2008 10:14:44
rosanna santonocito 22/lug/2008 09:16:54
Fabrizio Buratto 22/lug/2008 01:31:35
angela padrone 21/lug/2008 19:44:10
Fabrizio Buratto 21/lug/2008 18:04:13
Laura Sacchi 21/lug/2008 16:15:14
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