Scartabellando nei tomi dell'Istat, l' occhio da scrittore di Fabrizio Buratto, ha scovato questo dato interessante sulla propensione, scarsa a dire il vero, alla lettura da parte dei manager. I numeri confermano una realtà che non era sfuggita a chi, come me, si trova spesso a dialogare con persone che, pur occupando cariche di un certo rilievo, si esprimono con una povertà di lessico e di riferimenti culturali (le basi, dicevano i professori a scuola) preoccupante. E' vero che il tempo del lavoro orami sbrana e ingoia tutta la giornata. E se del tempo residuo resta, è la testa che vaga altrove. E' l'abitudine alla lettura veloce dei .doc., agli abstract, agli executive summary, anche, a portare lontano persino dal piacere dell'immersione nelle pagine di un libro scelto per piacere o interesse tutto personale...Peccato. E, poi, che fine farà la classe manageriale dislessica per adattamento all'ambiente della non lettura, si chiede Fabrizio giustamente. Parliamome sul blog. Alle mosche bianche e a i "pentiti" consigliamo questo libro . JobTalk, in qualche modo, c'entra..
di Fabrizio Buratto. Più della metà della classe dirigente italiana non legge nemmeno un libro, in un anno, per aggiornare il proprio bagaglio professionale. Non sto dando i numeri, sto solo consultando quelli forniti dall’Istat a proposito della “lettura professionale”.
A pagina 13 della ricerca Istat, troviamo che fra i dirigenti, imprenditori e i liberi professionisti, coloro i quali leggono almeno un libro sono il 38,4% mentre fra i direttivi, quadri e impiegati il 27,2%. Se si confronta la medesima ricerca del 2000, non più disponibile online, si nota come ci sia stato un calo del -7,4% fra dirigenti, imprenditori e liberi professionisti, e del -7,8% fra direttivi, quadri e impiegati. La diminuzione è preoccupante, e la situazione paradossale poiché proprio nel quinquennio in questione si è formata la retorica dell’economia fondata sul “capitale umano”. Ma come fa a crescere questo “capitale”, se non si aggiorna, e chi forma i formatori?
Non c’è dubbio, si tratta di un fatto culturale; in Italia la cultura è considerata una perdita di tempo e danaro, come l’aggiornamento, i corsi per prevenire gli infortuni sul lavoro e la ricerca scientifica. Quando facevo il servizio civile, le segretarie chiedevano a noi obiettori come scaricare un allegato e, sul lavoro, ho conosciuto autori televisivi che non sapevano cercare un’immagine su Google.
Le donne, è noto, leggono più degli uomini, che le superano solo apparentemente nella lettura per l’aggiornamento professionale (10,6% contro il 7,7% delle donne). Lo scarto è dovuto al maggiore tasso di occupazione degli uomini; se si considerano gli occupati, infatti, le donne battono gli uomini 20,5% a 18,2%.
La ricerca Istat non finisce di stupire: coloro che dovrebbero essere i più interessati a leggere per motivi professionali, sono quelli che lo fanno di meno. Mi riferisco alle persone in cerca di nuova occupazione (6,2%) e a quelle in cerca di prima occupazione (8,7%). Anche per queste due categorie il dato è in calo rispetto al 2000 (-2,2% i primi, -2,9% i secondi). Del resto gli universitari non hanno quasi più a che fare con l’oggetto libro. Sono stato assistente universitario e lo so: vanno per la maggiore le dispense online e parti di libri fotocopiate. Il libro, dalla maggior parte dei giovani, non è più percepito come un’opera dell’intelletto, ma come qualcosa di gratuito e spezzettato, al pari della musica che non si compra più ma si scarica. Dunque: chi è ai vertici non si aggiorna, chi deve entrare nel mercato del lavoro ancor meno, forse spera che il lavoro gli caschi dal pero. Però – qualcuno potrebbe obiettare – ormai il libro è desueto, la formazione avviene in Internet.
Sarebbe bello crederlo, ma tutte le indagini sul tema mostrano una correlazione fra l’uso avanzato dei media e quello dei libri, compresa quella dell’Osservatorio permanente sui contenuti digitali. Se è vero che vi sono gruppi, composti per lo più da giovani maschi, forti utenti delle nuove tecnologie senza essere lettori, è pur vero che tali gruppi non se ne servono per l’aggiornamento professionale, ma per scaricare suonerie del cellulare o frequentare chat dove di certo non cercano formazione per il lavoro.
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Commenti
diana 05/giu/2008 18:44:02
Helga 05/giu/2008 16:31:01
Fabrizio Buratto 05/giu/2008 15:36:51
Simone 05/giu/2008 10:09:41
Leonardo Marciante 05/giu/2008 09:50:06
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