Dimissioni in bianco: come evitare di lanciare un messaggio sbagliato. Firmato: Cesare Damiano e Pietro Ichino. L'intervento, scritto a quattro mani dell'ex ministro del Lavoro e del giuslavorista più alla ribalta del Pd, è una lettera aperta al titolare del Welfare Maurizio Sacconi e sarà pubblicato domani su "Il Sole 24 Ore".
Il testo contiene una sorta di ripensamento, con il riconoscimento dei limiti della legge 188/2007 soppressa l'altro ieri dal decreto governativo, e una proposta: al posto degli adempimenti imposti alla totalità delle imprese e dei lavoratori, introdurre una sanzione per punire solo i datori di lavoro scorretti. "A quella legge - scrivono Ichino e Damiano - si imputa il difetto di imporre a tutti gli imprenditori un rilevante "costo di transazione" aggiuntivo, al fine di impedire il comportamento illegittimo di pochi. Ora, però, il rischio è che l'abrogazione secca porti di fatto con sé un messaggio inaccettabile: quello secondo cui far firmare le dimissioni in bianco è legittimo, si può tornare a farlo liberamente."
Strana e breve storia di una legge. Approvata con largo consenso,"con il voto favorevole di An al Senato e l'unanimità alla Camera", come i due esponenti dell'opposizione tengono comunque a far notare, era nata per contrastare il nuovo fenomeno, odioso e distorcente del mercato del lavoro italiano, dei licenziamenti mascherati. Una vessazione subita soprattutto dalle donne e dai lavoratori atipici da parte di una minoranza (lo sottolineano i due scriventi) di aziende che non si comportano correttamente con i dipendenti.
Ma, una volta in vigore, la procedura sulle dimissioni telematiche aveva scontentato subito tutti quanti, lavoratori e imprese, per la farraginosità del meccanismo con cui si applicava. Tre i mesi di vita, scanditi da circolari, chiarimenti e ripensamenti delle regole. Ora si torna al vecchio regime per la risoluzione dei rapporti di lavoro, senza più l' obbligo di comunicazioni online al ministero o di pubblici funzionari testimoni della genuinità delle intenzioni delle parti, ma il problema delle dimissione precompilate resta. La soluzione "efficace e ragionevole" c'è, scrive ora Damiano rivolgendosi insieme a Ichino al suo successore sulla poltrona ministeriale, ed è "comminare contro quella prassi illecita (simulazione fraudolenta di un atto inesistente di dimissioni o di risoluzione consensuale) una sanzione contravvenzionale, aggravata per il caso di effettiva utilizzazione del documento falso".
Sulla stessa linea della lettera mandata al Governo tramite il"Sole 24 Ore", c'è una presa di posizione delle Acli di oggi secondo cui, se è giusto snellire gli adempimenti formali delle imprese per la gestione dei rapporti di lavoro", comunque "sarebbe stato opportuno fare una più attenta distinzione e non abrogare in modo integrale la norma, che aveva il merito di introdurre modalità per evitare contraffazioni e falsificazioni». Non solo: un appello a difesa della legge contro i licenziamenti in bianco è stato lanciato ieri da un gruppo di donne, tra cui c' è anche il segretario generale dell'Ugl Renata Polverini, che pure ricorda come "nel presentarla abbiamo cercato il consenso delle donne di tutto il centrosinistra e del centrodestra».
Bipartisan l'iniziativa all'origine, bipartisan lo scontento a provvedimento in corso, ma adesso che la legge è soppressa il fronte dei semplificatori e quello dei fautori delle tutele si presenta variegato, e non necessariamente contrapposto su posizioni ideologiche. Questa è già una novità: si troverà anche una soluzione concordata? Che cosa ne pensa il ministro Sacconi, che l'abrogazione delle dimissioni online l'aveva preannunciata chiaramente e con enfasi nel suo programma? Commenti aperti su JobTalk...
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