Si parla molto di clima in azienda e da chi dipende il fatto che in ufficio piova o ci sia il sole, e che un luogo di lavoro risulti caldo o raggelante per chi lo vive per molte ore al giorno. Personalmente sono convinta che il bollettino meteo aziendale, quindi la qualità del tempo del lavoro, possa influire sulla produttività quanto se non più della quantità, giornaliera o settimanale, variamente monetizzabile, che invece sembra essere la leva preferita, ultimamente. Concordo con il saggio Pillitteri: l'educazione all' ascolto manca nelle nostre relazioni tra colleghi, ed è una carenza grave. I metereologi delle Hr (compresi i capi, quindi io non li deresponsabilizzerei troppo, Gabriele, credo nell'emotional leader che influenza e guida con l'esempio) dovrebbero partire proprio da qui.
di Gabriele Pillitteri (Marketing Strategico Vedior). Se in meteorologia il clima dipende dal riscaldamento o dal raffreddamento del pianeta, in azienda il clima dipende dalle persone che vi lavorano. Il ruolo del management è certamente importante per la creazione di un buon clima ma ciò che lo determina sono le persone, che riscaldano o raffreddano l’ambiente con la loro capacità di comunicare, forse la più importante delle capacità umane.
L’essenza della comunicazione fra colleghi di lavoro è espressa nel paradigma di Steven Covey , “ prima di farti capire cerca di capire”. Egli ci ricorda che abbiamo impiegato anni per imparare a parlare, leggere e scrivere seguendo varie forme di insegnamento. Ma pochissimi hanno avuto un addestramento per imparare ad ascoltare. Ascoltare veramente, profondamente ponendosi dal punto di vista di chi parla. Invece spesso se non sempre, le persone fanno di tutto per farsi capire ma non si concentrano sulla comprensione di ciò che viene detto dal collega e mentre parla, pensano a come rispondere oppure fingono di ascoltare quando tengono minimamente a lui. Altre volte operano un ascolto selettivo e si focalizzano solo su alcune parti della conversazione.
Fateci caso, quando ascoltiamo attentamente è solo con lo scopo di confutare, manipolare, consigliare, valutare. E’ un tipo di ascolto che Steven Covey definisce “ ascolto autobiografico” perché valutiamo, inquisiamo, consigliamo, interpretiamo partendo sempre dal nostro modo di vedere le cose. Sono risposte che spesso “ chiudono” la conversazione e lasciano sul campo due soggetti che alla fine non si comprendono o che alla fine fingono di comprendere.
Una fondamentale intuizione nel campo della motivazione umana è che i bisogni psicologici sono vitali per le persone. Dobbiamo ricordarlo quando siamo a tu per tu con un collega di lavoro. Dobbiamo ricordare che la più grande aspirazione delle persone è essere compresi, essere affermati, essere approvati, essere apprezzati. Pertanto l’ascolto deve essere emotivo ma nello stesso tempo intellettuale e va oltre la registrazione di ciò che viene detto o anche di capire il senso delle parole pronunciate.
Si pensi che solo il 10% della nostra comunicazione è rappresentato dalle parole che pronunciamo, il resto è nell’espressione e nel linguaggio gestuale. Si ascolta con le orecchie ma anche con gli occhi, ed è con la sensibilità che si interpretano sentimenti ed emozioni. Man mano che il nostro interlocutore riscontra il nostro sincero desiderio di ascoltare e di capire si apre il flusso della comunicazione che crea il clima di fiducia fra le persone.
Avete già provato la sensazione di trovarvi in un’atmosfera di festa, le persone che si chiamano per nome, che felicemente si danno il cambio nel lavoro e si passano le informazioni con la stessa familiarità solitamente riservata alle conversazioni salottiere. E’ il risultato del clima di fiducia che le persone hanno saputo creare grazie alla loro capacità di ascoltare il prossimo con cui si condivide il tempo e lo spazio nell’ufficio. Hanno saputo cogliere i segnali che attraverso le parole, i gesti, il suono della voce comunicano uno stato d’animo e, ciò che realmente conta in questa dialettica dei sensi, mostrano di averlo compreso e lo riverberano sull’interlocutore. L’ufficio in festa ha il più alto tasso di produttività, i processi di lavoro scorrono veloci, le persone scoprono che lavorare è fonte di soddisfazione; senza rendersi conto di quanto sta accadendo hanno creato in quello spazio ciò che ogni top executive sogna di creare nella sua organizzazione : la sinergia.
CATEGORIE: HR center
TAGS: clima in azienda, economia, management, meteo, risorse umane, Steven Covey, ufficio
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Commenti
Vincenzo Missio 14/lug/2008 15:30:20
gabriele pillitteri 17/giu/2008 10:35:12
Leonardo Marciante 16/giu/2008 23:15:17
Michele 16/giu/2008 17:17:02
rosanna santonocito 16/giu/2008 12:43:19
Paola 16/giu/2008 12:32:45
mauro chelodi 15/giu/2008 11:24:53
Cristella 13/giu/2008 15:31:11
rosanna santonocito 13/giu/2008 15:23:01
gabriele pillitteri 13/giu/2008 14:59:48
rosanna santonocito 13/giu/2008 12:46:58
gabriele pillitteri 13/giu/2008 09:46:44
Cristella 12/giu/2008 19:23:37
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