JobFiction/"Sex and The City" e i legami a tempo indeterminato: ma il lavoro è come il matrimonio? Come si fa a non spegnere la passione? E le scarpe aiutano a fare carriera ?
E così le ragazze sono tornate, hanno più anni, meno smalto e meno fidanzati, scrivevano ieri sia Natalia Aspesi che il Financial Times, ma hanno perlomeno sedotto e affondato il nostro critico-lavorista Marco Lombardi, che ultimamente si è un po' ammorbidito e non lesina i badge (non pare anche a voi?)... Da parte mia sarò grata in eterno alla collega Carrie, vera antesignana del blogging, per aver riabilitato le collezioniste seriali di scarpe da sempre vittime dell'ironia maschile alla macchinetta del caffè ("ma hai le scarpe schiacciaformiche?"(punte), "vai a un party sadomaso?" (vernice nera e cinturino alla caviglia) , "dove ti hanno arruolato?" (anfibi o stivale cuissard)..., per aver divulgato l'effetto salvifico e antidepressivo dell'acquisto dissipato di un sandalo nuovo dopo una pessima giornata al lavoro o una discussione con il capo, il potere intimidatorio dello stiletto (Gianluca Nicoletti qui assocerebbe altre immagini..), la rassicurazione di un tacco 10 e di un bel vestito colorato, fiorito, frusciante, strano, a una riunione di tutti maschi in grisaglie meno io. E dire che le avvenenti neoministre preferiscono i pantaloni gessati e le camicette oxford. Leggete anche lo speciale Sex&theCity su Luxury24
Film: Sex and the city, di Michael Patrick King (USA)
Da oggi nelle sale di tutta Italia
Valutazione: cinque badge [colpo di badge]
La scala di valutazione di Jobtalk è in badge: 1 badge: "assenteista" - 2
badge: "part-time"- 3 badge "full-time" - 4 badge: "straordinari(o)" - 5 badge: "colpo di badge"
Di Marco Lombardi. Chi l’avrebbe mai detto che “Sex and the city”/the film sarebbe stato bello quanto la fortunatissima serie televisiva? In pochi, perché normalmente i passaggi dal piccolo al grande schermo si rivelano sfortunati, ispirati come sono da logiche fondamentalmente commerciali. E chi l’avrebbe detto che anche la versione cinematografica avrebbe saputo parlare di tematiche di lavoro, direttamente o indirettamente? Comunque sia, e previsioni a parte, il film è davvero una gran bella commedia, di quelle che sanno raccontare – ironicamente – i piccoli grandi problemi quotidiani … divertendo (anche gli uomini! che durante la proiezione stampa ridevano più delle donne, nonostante i personaggi maschili, nel film, siano un po’ tutti dei bamboccioni).
Quasi tutto transita nel personaggio di Carrie, fantasticamente
interpretato da Sarah Jessica Parker. Intendiamoci, anche le tre amiche Samantha-Charlotte-Miranda vivranno degli sviluppi di vita mica da ridere, ma è Carrie che continua ad essere il centro di tutto: non solo narrativamente, non solo perché è la vera capobranco di questo fantastico gruppo di amiche, non solo perché su di lei gli abiti più improbabili, e le scarpe più trasgressive, sembrano essere delle propaggini naturali del corpo, ma anche perché è Carrie a parlarci di lavoro.
Ed infatti, accantonato provvisoriamente il punto di vista della scrittrice di successo, in quanto giornalista di moda prima dice di sì alla sua “capa” che, dopo aver scoperto che sta per sposarsi col fidanzato di sempre, Mr. Big, vuole che lei diventi la copertina di Vogue, così mescolando pericolosamente il privato e la professione (voi lo fareste?); poi si scopre “selezionatrice” incallita e perspicace, quando decide di assumere un’assistente che dovrà rimetterle a posto i vestiti, le scarpe e … la vita.
Il film parla di lavoro anche da un punto di vista simbolico: “Sex and the city”/the film, infatti, è fondamentalmente intorno al progetto di matrimonio fra Carrie e Mr. Big, e soprattutto intorno alla loro paura (in particolare maschile) che quel legame codificato, e quella cerimonia hollywodiana, e la perdita della (quotidiana) libertà di scelta affettiva, finisca per trasformare una bella storia d’amore in una brutta prigione.
È esattamente come succede sul lavoro: oggi più che mai, nonostante il rapporto a tempo indeterminato sia diventato una quasi chimera, molti lo cercano con intensità quasi ossessiva, come se quello fosse la panacea a tutti problemi di vita, anche personali. Al netto dei vantaggi materiali, peraltro … non avete mai notato quanto quel tipo di dipendenza professionale sia spesso la causa di demotivazioni, voglia d’andarsene, e … “tradimenti”? Eppure come attira la spettacolarità di un matrimonio in chiesa (quella, e non purtroppo l’impegno importante che ci starebbe dietro), allo stesso modo succede coll’assunzione vecchia maniera. Dobbiamo dunque dire che è grazie ad un mercato del lavoro sempre più precario se i lavoratori contemporanei si sono riappropriati – loro malgrado – della rispettiva libertà professionale?



Ciao Francesca Chiara, secondo me tutto sta nel trovare il (difficilissimo ...) punto di equilibrio personale fra la libertà (che solo la "precarietà" - professionale ed affettiva - possono garantire) ed il legame tout court (che solo l'assunzione o il matrimonio riescono ad offrire ...). Insomma, una specie di quadratura del cerchio!
Scritto da: Marco Lombardi | 19/06/08 at 01:14
Ciao Marco, ho visto Sex & The City, che è piaciuto molto anche a me (tra l'altro, credo di essere una delle poche che non aveva seguito la serie). L'ho trovato divertente e profondamente gratificante dal punto di vista estetico (gli abiti di Carrie su tutto)! Trovo calzante (anche nel senso di Blahnik e Louboutin...) il parallelismo tra il lavoro a tempo indeterminato e il matrimonio. Per far funzionare entrambi i rapporti, tra l'altro, bisogna essere in due: datore e prestatore di lavoro per l'uno, moglie e marito nell'altro. E se proprio non dovesse funzionare... le vie d'uscita sono il recesso o il divorzio. E' importante, secondo me, essere sempre onesti con sé stessi nel momento delle scelte; solo così si resta liberi. Io dopo due anni ho rinunciato a un contratto a tempo indeterminato perché sentivo che avrei dovuto farlo per crescere professionalmente e non mi sono mai pentita. D'altra parte, sono altrettanto convinta che libertà non faccia necessariamente rima con contratti a progetto, né, per tornare a Carrie & socie, con fidanzati a profusione. Non necessariamente, almeno...
Scritto da: Francesca Chiara | 18/06/08 at 10:24
sono diventato rosso come un paio di scarpe di Manolo Blahinik ...
Scritto da: marco lombardi | 02/06/08 at 12:02
Cara Barbara, grazie 1000 per aver apprezzato il pezzo: scrivendolo mi sembrava di "usurpare" un territorio non mio, cioè quello di voi donne! Però è andata bene perchè forse "Sex and the city" aiuta noi maschietti a tirar fuori certi aspetti caratteriali che la cultura imperante spesso (e stupidamente) cataloga come femminili, dunque "da rimuovere" ... Con riferimento al tuo commento, invece, che aggiungere se non un bel ... viva la libertà tout court!
Scritto da: Marco Lombardi | 30/05/08 at 20:17
Mi è piaciuto molto questo commento e mi ha fatto venire ancor più voglia di vedere il film che era già nella lista degli imperdibili. Il commento è particolarmente apprezzato anche perchè arriva da un panorama maschile. In effetti le analogie tra un matrimonio ed un rapporto di lavoro a tempo indeterminato sono molte. Io ricordo ancora il "peso" della mia firma in canonica il giorno del mio matrimonio e la notte insonne prima. Del resto ho deciso di sposarmi annunciando lietamente ad un fidanzato/prossimo-sposo sbigottito che mi sposavo serenamente perchè c'era l'istituto del divorzio. Ho lasciato le sperimentazioni a "termine" nelle relazioni professionali e sono una di quelle che vive il co.co.pro, i contratti di consulenza etc... non come una disgrazia ma come una posizione che nell'ambito di una forte e sicura professionalità ti consente un ampio potere di scelta e contrattazione ma soprattutto ti permette di essere sempre innamorata al 1000 per 1000 del tuo lavoro e quest'ultima per me è una condizione imprescindibile nella professione e nell'amore (matrimonio convenzionale permettendo).
Barbara Barbieri
Scritto da: Barbara Barbieri | 30/05/08 at 16:13