In questo angolo di blogosfera popolato da dreamer un po' indocili, ma sempre dreamer, il manager con il maglione blu che cita Mandela e Popper dopo aver resuscitato la Fiat ci piace. Perchè va dagli ingegneri laureandi a parlare di filosofia e di rispetto. E perchè, mentre l'omologazione dilaga e premia, c'è chi è convinto che sia meglio stare comodi senza giacca mentre si lavora "per innescare il cambiamento", come scrive Fabrizio, correndo il rischio di essere presi per "persone normali", e non per "top", dai meno attenti, alfieri dell'ovvio in azienda.
Fabrizio Buratto.Martedì scorso il Politecnico di Torino ha conferito la laurea honoris causa in ingegneria gestionale a Sergio Marchionne, il quale nella lectio magistralis di rito ha detto parole importantissime, meritevoli di essere riprese e commentate. “L'autentico valore di un uomo si misura nell'impatto umano, nella capacità di mettere la gente giusta al posto giusto, sfidando l'ovvio. Sì, perché i leader, quelli veri, sono persone normali, ma capaci di innescare il cambiamento”. Ce ne fossero di persone “normali” come Marchionne, che non ha bisogno di indossare la divisa giaccacravatta del manager nonostante sia il manager che ha resuscitato la Fiat. Nel suo miracolo non ci sono ricette, “ogni azienda è un caso a sé ma il risultato dell’impresa dipende dalle persone e dai rapporti che si instaurano con loro”. Usa il termine persone, non “risorse umane”, quindi prosegue citando Karl Popper: “il futuro dipende da noi”.
Dal super manager Marchionne che si rivolge ad una platea di futuri ingegneri ci si attenderebbe un discorso tecnico sulla gestione d’impresa, sugli avanzamenti della tecnologia, e invece è il Marchionne filosofo a parlare, perché dietro il pensiero c’è la filosofia, ovvero una visione del mondo. “Quello che intendo dire a voi ragazzi è che il rispetto per gli altri deve rimanere un valore essenziale in tutto quello che farete. È l’unica cosa che ci rende davvero persone. Rispetto per gli altri significa soprattutto rispetto per le diversità. Il progresso dipende in gran parte da quanto saremo in grado di costruire una società pluralista e multiculturale. Tutto questo richiede una grande apertura mentale. (…) Ma l’efficienza non è - e non può essere - l’unico elemento che regola la vita. Ci sono problemi più grandi, ai quali il mercato non è in grado di dare soluzione. E non credo riuscirà mai a farlo.”
Se queste frasi provenissero da un prete, un sindacalista, un operaio, facilmente sarebbero tacciate di retorica. Pronunciate da Marchionne inducono alla riflessione, e spero che a riflettere siano in primo luogo quei grandi o piccoli manager convinti di avere le risorse del mondo e le “risorse umane” ai loro piedi. Il manager col maglione blu conclude con le parole di Nelson Mandela: “È mai possibile che la globalizzazione porti benefici solo ai potenti, a chi ha in mano le sorti della finanza, della speculazione, degli investimenti, delle imprese? È possibile che non abbia nulla da offrire agli uomini, alle donne e ai bambini che vengono devastati dalla violenza della povertà?” Vorrei sentire pronunciare parole simili più spesso, da altri top manager, top imprenditori, top politici, ma forse I have a dream.
CATEGORIE: JobManagement
TAGS: economia, fiat, ingegneri, lavoro, manager, politecnico di torino, risorse umane, sergio marchionne
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Commenti
samuel 31/mag/2008 10:38:20
valerio 29/mag/2008 15:03:51
Leonardo Marciante 29/mag/2008 14:58:10
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