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Flessibili o precari?/ Ancora "Tutta la vita davanti", ma da un altro punto di vista

Tutta_la_vita_davanti_13_2  Il bello di JobTalk, me ne renderete atto, è che i co-blogger che ci scrivono rappresentano ed esprimono posizioni le più varie, e le difendono tutti con eguale passione. Giuliano Cazzola,  parlamentare del Pdl da due settimane ma assiduo contributore della prima ora, è andato  a vedere "Tutta una vita davanti" e si è parecchio arrabbiato, sembra di capire...Leggete il suo post e commentate, siamo qui (anche) per questo.
Io mi astengo per oggi non avendo visto il film, ma intendo riparare al più presto. Ho purtroppo ascoltato Marco Lombardi e ho visto Clooney/Zellweger: negativo! A parte i dialoghi di Reneè: che spasso, i secoli svoltano ma non cambia niente per le donne nei giornali...??? 
di Giuliano Cazzola. I precari d’Italia hanno il loro film: <Tutta la vita davanti> di Paolo Virzì. Vorrei però che i giovani riflettessero sui <messaggi> del film. Una ragazza siciliana, di nome Marta, si laurea a Roma discutendo una brillante (ed inutile)  tesi di filosofia con una commissione di vecchie cariatidi, più attente ai segnali della prostata che alle dissertazioni della studentessa. Il suo compagno è un matematico che in Italia sbarca il lunario facendo il dog sitter, mentre un’Università californiana gli offre un contratto da 50mila dollari l’anno (primo messaggio: i nostri giovani sono costretti ad andare all’estero, dove li coprono d’oro, perché da noi trovano solo dei lavoretti precari).

Anche Marta non riesce ad impiegarsi in un lavoro adeguato, diversamente da tanti suoi colleghi <filosofi> (magari eterni studenti fuori corso) che si rassegnano alle logiche del sistema e si mettono a fare – ben remunerati – gli sceneggiatori del <Grande Fratello> o i cronisti di qualche discutibile pubblicazione (secondo messaggio: basta  prostituirsi con il potere mediatico berlusconiano per fare fortuna e guadagnare molto).
La protagonista trova un posto da baby sitter ed approda, nel contempo, nel call center di una multinazionale  che vende una specie di robot tuttofare nei lavori domestici. Il personale è gestito da una singolare manager un po’ borgatara, che cerca di surriscaldare le telefoniste con tecniche motivazionali caserecce. Il lavoro è organizzato nel seguente modo: si fanno telefonate a persone segnalate dall’organizzazione, con l’obiettivo di ottenere un appuntamento. A quel punto entrano in scena i tecnici-presentatori che hanno il compito di piazzare il prodotto.
Tutti sono incentivati: alla fine del mese viene premiata l’operatrice che ha ottenuto più appuntamenti, mentre vengono licenziate quelle che hanno avuto i peggiori rendimenti (terzo messaggio: se si è sbattuti fuori da un call center si finisce a battere il marciapiede o, in altre parole, lavorare in un call center è appena un po’ meglio che prostituirsi).
Quanto agli operatori a domicilio (quarto messaggio) essi vanno nelle case della gente a presentare un prodotto fasullo e, se capita, rubano la pensione minima alle vecchie signore. Marta entra in contatto con un sindacalista (ovviamente del Nidil-Cgil), il quale non ci fa una gran figura, dal momento che si concede qualche scappatella con le <tutelate>. Il sindacalista, inoltre, (quinto messaggio) si limita ad organizzare uno spettacolo parodistico sui call center che diventa un’occasione di mondanità per l’establishment sinistrorso romano (lo stesso che ha perso le elezioni).
La sola eroina positiva (sesto messaggio) è la madre di Marta, insegnante di greco e latino (la sinistra ha riscoperto e valorizzato gli studi classici), malata di cancro, lettrice dell’Unità e fumatrice di spinelli.

Commenti

E' passato un po' di tempo da quando ho visto "Tutta la vita davanti", mi era piaciuto abbastanza, gli attori li ho trovati davvero bravi. A distanza di qualche tempo, quasi un mese, a causa del commento di Giuliano Cazzola ho risentito quella punta di amaro che ha accompagnato i miei pensieri all'uscita del cinema. A cosa serve un film così? se non mi occupassi d questi temi, se l'evoluzione dei giovani, la loro formazione e il lavoro che li aspetta, non fossero il mio "core business" giornalistico, potrei fare spallucce, e dire che sì la situazione è questa, e che il regista ha fatto bene a metterci del grottesco, un che di romanticismo decadente, con una voce narrante che, a mio modo di vedere, allontana dalla carne viva di chi li abita, i luoghi penosi della precarietà. Il tutto ci fa riflettere, ma ci ha anche divertito, e il che non guasta. Ma occupandomi per lavoro ed esercizio di cittadinanza attiva di questi argomenti, sono costretta a chiedermi, quale contributo può dare questo film alla causa dei precari e dei lavoratori dei call center. Sento l'eco fischiare nelle mie orecchie: la letteratuta non deve servire a nulla, così tutte le altre arti.. dicono i più avveduti. Da siciliana, che da giovanissima lavoravo nell'antimafia, quando film come "Tano da morire" della brava Roberta Torre, facevano sbellicare dalla risate i catanesi al cinema (Ariston, se ne ricordo male) mi sentivo tanto a disagio. E se penso a me stessa, che più volte vedendo il film di Virzì ho riso e sorriso, sento quella medesima sensazione di budella aggrovigliate, di più 15 anni fa a Catania. Loredana

Pregiatissimo Carmelo, mi darà atto che "cazzolini" suona un tantino offensivo ed è un peccato perchè fa scendere il tono del Suo intervento. Le maiuscole o le minuscole non cambiano la sostanza. Offendere è una cosa diversa da una certa informalità di linguaggio che viene usata nei blog, perlomeno in quelli che frequento io, dove le maiuscole e le minuscole non sono una regola granitica. Dove hei è un modo bonario per dire "Richiamo la Sua attenzione". Trovo curioso invece , ma non è la prima volta che lo riscontro nellal comunicazione quotidiana e nei media, questo fatto di mancare di rispetto alle persone ma dando loro del Lei. Temo sia un frutto della cultura neoaziendalese italica che avanza: "ti calpesto ma ti dò del lei", le formalità che non riscono più a mascherare il sostanziale disprezzo per le persone e per quel che pensano. Sull'aggressività, verbale e non, che ormai ci accompagna ogni giorno nelle relazioni non dico niente. Le scuse non Le deve fare a me, ma a Cazzola e ai lettori.

“hei hei carmelo! Lucianini e cazzolini non va bene!!!! “

Santonocito, mi perdoni, ma cosa ha capito? O cosa ha voluto capire? La mia “C” era maiuscola. La Sua “c”, minuscola, appartiene tutta ad un Suo processo alle intenzioni che, ci creda o no, non ritengo mi debba coinvolgere. Le scuse le faccia Lei, ma non per me che non ho nulla di cui scusarmi.

Sono totalmente d'accordo con Giuliano Cazzola. A me il film non è piaciuto affatto. Non mi sono piaciuti i messaggi che si sono voluti lanciare. Lavorando all'interno di un'agenzia per il lavoro (e per questo sarò sicuramente esposta alla pubblica gogna!) posso testimoniare concretamente che la realtà è molto diversa. Comunque va bene. L'importante è parlare di questi temi. Ma per favore cerchiamo di parlarne obiettivamente e senza il paraocchi dell'ideologia, che ha già fatto, mi pare, abbastanza danni al Paese tutto!

hei hei carmelo! Lucianini e cazzolini non va bene!!!! Niente attacchi personali su questo blog, mi raccomando con tutti, acosto di essere noiosa...l'amico giuliano perdoni, sono certo che apprezzerà la vis polemica e analitica del (resto del) commento

“Una ragazza siciliana, di nome Marta, si laurea a Roma discutendo una brillante (ed inutile) tesi di filosofia”

Bisognerebbe andarglielo a dire ai “filosofi” Buttiglione e Bersani che non prendono sicuramente mille euro al mese come certi chirurghi del Gaslini di Genova o certi ingegneri precari che non sono “parenti” del Mastella di turno.
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“Anche Marta non riesce ad impiegarsi in un lavoro adeguato, diversamente da tanti suoi colleghi (magari eterni studenti fuori corso) che si rassegnano alle logiche del sistema e si mettono a fare – ben remunerati – gli sceneggiatori del o i cronisti di qualche discutibile pubblicazione (secondo messaggio: basta prostituirsi con il potere mediatico berlusconiano per fare fortuna e guadagnare molto).”

In effetti le telefonate tra Berlusconi e Sacca' e le dichiarazioni del neo presidente del consiglio sulla RAI sono molto piu' realistiche. Virzì, in questo caso, e' stato troppo buono a stemperare i toni.
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“Il personale è gestito da una singolare manager un po’ borgatara, che cerca di surriscaldare le telefoniste con tecniche motivazionali caserecce.”

Penso che Virzì, per rimanere il piu' vicino possibile alla realta' del nostro Paese, si sia ispirato al video di Luciani (Telecom) dove il manager, da ottocentomila euro l'anno, spiega la storia di “Napoletone” ai suoi “sottoposti”.
http://www.youtube.com/watch?v=xFMRubK2AZw

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Solo il finale e' sbagliato: nella realta' Marta andra' a scaldare una cattedra, ottenuta con il solito concorso truccato grazie alla mamma e al “partito”, in coppia con una collega del “partito opposto”. Insieme, tra una maternità' e l'altra, le due professoresse sforneranno ed “educheranno” tanti Lucianini e tanti Cazzolini ...

Se intepreto bene il pensiero del prof. Cazzola (alquanto criptico, nevvero?) il film non coglie assolutamente la realtà del paese ed è un pericolo per le menti delle giovani generazioni. In questo paese, invece, i giovani, soprattutto se ricercatori, hanno ampi spazi per valorizzare le proprie capacità. La fuga dei cervelli e la precarietà del lavoro sono invenzioni della sinistra e del sensazionalismo dei media.
Il Grande Fratello è un prodotto culturale di altissimo livello, sofisticato e moderno: è giusto e sacrosanto che le menti migliori del paese si dedichino alla sua realizzazione invece di perdere il loro tempo con Heidegger o altro vecchiume simile. Il telemarketing poi è un’attività nobile, quasi una missione, un lavoro creativo e stimolante svolto infatti a titolo semigratuito da moltissimi giovani idealisti. Per non parlare della vendita porta a porta che è un mestiere tradizionale svolto da laboriosi professionisti (carino il termine “operatori a domicilio”) che non sono assolutamente interessati ad appropriarsi delle pensioni di care vecchine e che si spendono invece anima e corpo, con passione sociale e slancio altruistico, solo per convincere le suddette vecchine a prendersi cura della propria persona e della propria casa con ogni sorta di utilissimi aggeggi avveniristici che solo casualmente, costano quanto tre o quattro mensilità delle suddette pensioni.
Non parliamo del sindacato che è la vera rovina della nazione.
Se si fumano spinelli, si legge l’Unità o si frequentano sindacalisti…il vizio, l’abbruttimento, la malattia e la miseria sono conseguenze inevitabili per chiunque, nonostante le mirabolanti opportunità offerte a tutti.
Una sola cosa mi è sfuggita: ma di quale paese stiamo parlando?

Infatti il giudiizio è sul film complessivamente, Marco, non sulla sua capacità di esprimere situazioni "lavoristiche". Ero solo piuttosto delusa, ecco tutto. Guai a te se lo dici a George, che poi mi mette nella lista dei blogger "cattivi"(tanto lui c'è già, o sbaglio?

Ho letto con molto interesse l’articolo di Giuliano Cazzola (peccato che alla fine non abbia individuato un minimo comun denominatore alla sua analisi “messaggistica”), come pure quello del "collega" critico Roberto Escobar, che – nell’inserto domenicale del Sole – ha stroncato “Tutta la vita davanti” coll'irruenza appassionata di un giovanissimo. Lungi dal voler difendere la pellicola (non l'ho fatta io, e poi – dopo averla ripensata – effettivamente condivido alcuni passaggi tanto di Cazzola, quanto di Escobar), vorrei aggiungere solo una cosa: anche ammessa la capziosità ideologica di "Tutta la vita davanti" (come mi sembra dica Cazzola), come pure certi eccessi descrittivi più volgarmente ineleganti, che funzionali e/o realistici (così mi sembra abbia detto Escobar), proprio queste diverse opinioni "contro" sono indice di un film che, pur nella sua imperfezione tendente alla "furberia", è comunque "vivo" ed attuale ... capace com'è di suscitare un dibattito acceso come quello che s’è scatenato. Non trovate?

Cara Rosanna, certo che il tuo “no” a Clonney davvero mi stupisce!! [ma rimarrà un segreto fra me e te, non preoccuparti, di certo non andrò a dirlo al buon George quando lo incontrerò al festival di Cannes o alla Mostra di Venezia ... :-)]. E comunque sia … don’t forget che i badge che assegno ai film non sono indice di un buon/di un cattivo film, bensì della loro vicinanza o meno alle tematiche del lavoro! Però George è comunque “positivo” … o no?

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