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Il lato B/ Quando Napoleone faceva l'outdoor training a Waterloo

Napoleone_2 Questo video di YouTube circola da ieri nella blogosfera. Me l'ero perso, ma al bel convegno su tv giornalismo e Internet alla Triennale di Milano  questo pomeriggio l'ha citato persino Paolo Liguori, il direttore del Tgcom. Per gli altri che, come me,  non l'avevano visto, eccolo qua. Solo il link : infatti  non si può più scaricare perchè l'hanno "oscurato". Guardatelo e capirete il motivo : questo video spiega meglio  di tanti articoli o post come, in Italia, per diventare un manager rampante, e per di più mandato sul palco per istruire la truppa, come fa questo giovane signore dal carisma perentorio ma dalle conoscenze storiche precarie, non servono nè cultura nè eloquio elegante. Ma Internet non perdona: basta un telefonino a immortalare la minima lacuna, figuriamoci quando, non sulla figura retorica, ma sulla boiata pazzesca si costruisce tutto l'intervento. E poi il passaparola dei blog fa il resto. Il manager diventa di colpo Fantozzi, e a livello planetario. Divo di YouTube per un giorno, già me la immagino la reazione del protagonista involontario del Reality speech : anzicchè fuggire in Patagonia per la vergogna (come farei io, che però non sono manager) dirà di essere stato frainteso. Che a tutti capita di fare confusione. Di sbagliare la parabola. Che l'emozione o lo stress gli hanno giocato un brutto tiro. Che è tutta invidia, la nostra. E che siamo senza cuore ( e un po' è vero) noi del lato B.    

Commenti

A lui s'attaglia quella splendida battuta di Enzo Biagi: "Era così ignorante che credeva che la Cedrata fosse un'opera minore del Tassoni".

ho trovato interessantissimo il video di YouTube. Ho rivisto più volte, con l' audio e senza, la performance del manager. Le osservazioni essenziali sono due:un modello da tenere ben presente per proporne, con attenzione, un altro decisamente opposto. Un modello, del resto,che il povero malcapitato ricalca a piene mani da molti personaggi che hanno occupato ampi spazi mediatici, gli esempi abbondano, un modello da ri-flettere e da ringraziare, suo malgrado, per aver stimolato una feconda discussione. L'altra considerazione muove dalla mia personale convinzione che arrivare in posizioni di prestigio senza cultura e competenze, se non calcistiche, si dimostra pericoloso per sè e per gli altri. Ai miei allievi che pur molto bravi, spesso eccellenti, si lamentano per le difficoltà che incontrano per raggiungere un'occupazione, dico, a ragion veduta e forte di esperienza personale, che
gli anni spesi a perfezionare gli studi e ad elaborare strategie per immettersi onestamente nel mercato del lavoro, sono fondativi per ricoprire degnamente ruoli di significato ed essere utili agli altri.

Personalmente non mi ha fatto ridere, ma venire un nodo allo stomaco. Dimostra come spesso non ci siano strumenti per impedire che alcune persone arrivino a determinate posizioni. In realtà a vergognarsi dovrebbe essere chi lo ha messo lì. Nei percorsi di carriera c'è sempre chi ti promuove. O no? Se esiste il buon senso e siamo nelle mano di manager che "ci provano" invece di metterla sul piano della competenza e della conoscenza, abbiano almeno l'accortezza di fare un passo indietro quando sbagliano. Certo l'atteggiamanto generale della leadership (politica soprattutto) in Italia non aiuta a diffondere questo tipo di valori. Condivido il pensiero di Lorella, è il momento di insistere su questi temi..

Vi stupite? Abbiamo ministri che faticano a articolare una frase di senso non dico compiuto, ma semplicemente che abbia senso. Abbiamo insegnanti che hanno tante possibilità di azzeccare un congiuntivo quante ne ho io di segnare in rovesciata da metà campo a San Siro durante la finale di Champions. Abbiamo libri scritti da comici che non fanno ridere che vendono decine di migliaia di copie... Gesù ragazzi... abbiamo paparazzi buzzurri che si mettono a fare gli attori e scrivono autobiografie!!! E hanno pure successo!!!Insomma questa è, se non tutta, almeno una buona parte della realtà di questo paese. Quello che infastidisce, sono d'accordo al 100 per cento, è l'arroganza, la saccenza, la convinzione di avere sempre ragione. Vabbè, io sono solo un microgranulo di polvere in questo gran casino, ma quando sento e vedo queste cose mi sento un grande anche se non sono un top manager.

Il respiro è affannoso ma abbozzo un commento. Ci stiamo (spero) forse sbagliando, Ros, tutti presi dal tourbillion del web. Sarà stato uno dei tanti concorsi alla ricerca di voci nuove, di talenti nascosti! Si voleva misurare l'attenzione della platea (le ultime file normalmente fanno altro o riposano) o le conoscenze di cultura di base della stessa!
Il dubbio sottile è di cambiare lavoro. Il mio, naturalmente. Cosa vuoi che servano scuola e formazione a gògò?

Chissà quale concorso ha fatto costui per occupare tale posizione. Chissà quali colloqui. E chissà che, con questo capolavoro, non faccia la fine di Napoleone a Waterloo. Sarebbe un contrappasso stupendo.

a mio avviso non è solo l'errore madornale a colpire bensì la modalità di presentazione. Sicurezza arrogante, luoghi comuni per motivare, da cui non traspare alcun rispetto per la platea. Gli obbiettivi sono chiari: successo personale slegato dalla realta.
Realtà durissima visto che si parla di Telecom.

Mi chiedo se le nostre grandi aziende in stato comatoso, mi chiedo se Telecom o Alitalia non abbiano bisogno di manager ad ampio respiro che sappiano coniugare gli obbiettivi personali con il bene comune.
Credo sia tempo di confrontarci su questi temi senza imbarazzi.

E' bellissima! Questa è la prova lampante che per fare carriera è necessario essere uomini, intorno ai 40 anni, l'aspetto da bonazzo, se privi di ogni sensibilità e cultura è anche meglio!
Viva i manager nostrani!

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