Film: "All'amore assente", di Andrea Adriatico
In programmazione nelle sale italiane dal 14 aprile
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di Marco Lombardi. Chi è, un ghost writer? Un fantasma che scrive, appunto, dunque qualcuno che cede le proprie idee (e con quelle, una parte della propria anima) a un fantomatico signor “x” che se ne appropria come se quelle fossero sue, così sue da rappresentarlo in tutto e per tutto. I ghost writer esistono dietro molti personaggi del mondo dello spettacolo, che si riempiono la bocca di discorsi e battute non loro, e dietro tutti i politici tutti (ops, scusate la ripetizione … visto che anche i politici operano “nel mondo dello spettacolo”). Ma ghost writer siamo pure noi lavoratori che, a prescindere dal nostro essere dipendenti o free lance, impiegati o operai, neoassunti o mega manager, cediamo le nostre idee al capo di turno che se ne appropria (insieme ai risultati conseguenti!) come se quelle fossero tutta farina del suo sacco.
Andres Carrera, protagonista dell’ottima opera seconda di Andrea Adriatico, “All’amore assente”, fa il ghost writer per un politico, ma un giorno si stufa di stare dietro le quinte e scompare, lasciando dietro di sé una ex moglie/ex capo gerarchico incinta, un collega che lo ama segretamente, due genitori che impazziscono, dopo la sua fuga, e tante persone che adoravano il suo modo di dare spessore al nulla interiore dei più importanti personaggi pubblici. Un giorno giunge nell’agenzia dove Andres lavorava un ragazzo misterioso che sembrerebbe assomigliargli fisicamente, e che segretamente s’impossessa della sua ex casa, insieme ai discorsi scritti sul suo pc. Intorno a lui s’addensano le stesse curiosità che Andres era riuscito a creare intorno a sé, fino a quando si scopre che questo sconosciuto è … ma qui mi fermo, non solo per non sottrarvi il piacere della scoperta, che fa parte fondante del film, ma anche perché “All’amore assente”, a differenza del cinema italiano medio che tutto vuole dire e tutto vuole spiegare, è una storia per nulla definita, bensì interpretabile in vari e vari modi, a seconda del punto di vista/della sensibilità di ogni singolo spettatore.
Tornando però all’azienda … il film parla davvero del modello teorico del lavoratore medio, che normalmente opera (e guadagna) per portare gloria e risultati ad un ipotetico capo e/o committente. Oltre a questo c’è però un altro fenomeno di ghostwraitismo, in azienda: perché a questa componente strutturale c’è quella di chi, ben oltre i doveri del rapporto gerarchico o professionale tout court, s’abbandona completamente nelle mani del suo referente per paura di mostrarsi per quello che realmente è/per quello che pensa/per quello che farebbe. Le aziende (normalmente) amano questi individui morbidamente invisibili, perché obbediscono/eseguono/non rompono i coglioni (ops!). Ma servono davvero i ghost writer “globali”, alle imprese? A voi la risposta, sulla falsa riga del finale aperto del film, ma … secondo noi l’assenza del contradditorio produce sì la carriera del capo che ne usufruisce, ma – all’interno dell’azienda e del mercato di riferimento … produce solo mostri!
CATEGORIE: Job Fiction&Film
TAGS: all'amore assente, andreas carrera, azienda, capi, cinema, film, ghostwriter
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Commenti
Marco Lombardi 09/apr/2008 19:43:06
Helga Ogliari 09/apr/2008 18:34:21
un ghost writer 08/apr/2008 17:36:11
Helga Ogliari 08/apr/2008 14:50:39
Marco Lombardi 08/apr/2008 13:25:53
Marco Lombardi 08/apr/2008 13:20:40
un ghost writre 08/apr/2008 12:13:24
Helga Ogliari 08/apr/2008 11:16:13
Marco Lombardi 08/apr/2008 01:38:10
un ghost writer 07/apr/2008 15:13:11
Marco Lombardi 07/apr/2008 13:40:53
un ghost writer 07/apr/2008 11:58:08
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