di Fabrizio Buratto. Un giornalista al tavolo di un dibattito elettorale si rifiuta di porre al politico di turno le domande che questi gli passa su un foglietto di carta; da qui inizia il suo calvario all’interno del giornale per cui lavora. Ha 53 anni, è caporedattore, e il direttore lo invita a pranzo per confidargli: “Mi serve la tua professionalità”. Ed eccolo sbattuto in un sottoscala come Fantozzi, a redigere l’inserto del week end con tutte le sagre e gli appuntamenti parrocchiali.
“Volevo solo lavorare” di Luigi Furini reca in copertina una scritta che non è un sottotitolo, non è uno stralcio del libro, ma sembra un avvertimento: “Siamo tutti precari: da giovani flessibili, licenziati a cinquant’anni… e la pensione che non arriva”. La fascetta del volume tenta così di riassumerne il contenuto: “Che succede nel mondo del lavoro? I problemi concreti che la politica ha dimenticato”. A partire dalla legge sul mobbing; l’Italia è l’unico paese europeo ad esserne privo e, davanti a denunce di mobbing, si procede per il reato di maltrattamenti. Il protagonista della vicenda cita un titolo del Sole24Ore che l’ha colpito: “I cinquantenni a caccia di posti. – Troppo giovani per la pensione, troppo vecchi per le imprese”.
Fra corse dei sacchi e sagre della polenta taragna, il giornalista prosegue la sua indagine personale; conosce altri mobbizzati, capisce di non essere solo perché in Italia “fra i cinquanta e i sessantaquattro anni le persone occupate sono il 55,3%, il 38% sono pensionate e il 6,7% senza lavoro”.
In un paese dove si è “giovani” fino a età imprecisata, molte aziende propongono “lo scivolino” a persone di cinquant’anni: in base allo stipendio e agli anni mancanti alla pensione, il lavoratore si vede offerto un bel gruzzolo per togliere il disturbo. Paradossalmente le offerte di lavoro si rivolgono in media a persone che hanno tra i 28 e i 44 anni, e nell’87% dei casi pongono come vincolo i 44 anni. Penso: ora ne ho trentaquattro e sono ancora considerato “giovane”, eppure mi trasformerò presto da giovane precario in un “vecchio precario”, una “risorsa” da buttare. Non ci posso credere, non ci VOGLIO credere, e invece: “young in/old out”.
E’ una teoria americana: “dentro i giovani, fuori i vecchi”, e stiamo ancora a prendere lezioni dall’America, che ha innescato la crisi dei mutui sub-prime ed ora è in recessione. In tutto questo, poi, continuo a non capire una cosa: chi cacchio sono i giovani per i politici? Ho già posto la domanda due volte qui su JobTalk, ma finchè nessuno mi risponderà, continuerò a farlo, perché c’è una bella differenza fra un diciottenne che smette di studiare e vuole imparare un lavoro, un ventenne che frequenta l'università e cerca un lavoretto per mantenersi gli studi, un venticinquenne che l'università l'ha finita e vorrebbe un primo vero impiego, una coppia di trentenni che cerca casa per metter su famiglia, e una di trentacinquenni che si ritrova con un figlio. O no?
CATEGORIE: Job40&50
TAGS: Fantozzi, flessibili, flessibilità, giovani, libri, Luigi Furini, mobbing, occupazione, over50, pensione, politica, precari
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Commenti
rosanna santonocito 10/apr/2008 10:50:47
Michele 10/apr/2008 09:45:30
mrepi 10/apr/2008 03:15:27
rosanna santonocito 09/apr/2008 18:49:55
rosanna santonocito 09/apr/2008 18:25:42
Luigi Furini 09/apr/2008 18:24:43
Fabrizio Buratto 09/apr/2008 18:14:59
Fabrizio Buratto 09/apr/2008 17:47:08
mrepi 09/apr/2008 17:21:06
Fabrizio Buratto 09/apr/2008 16:22:50
rosanna santonocito 09/apr/2008 16:11:06
rosanna 09/apr/2008 16:05:02
Fabrizio Buratto 09/apr/2008 16:03:10
mrepi 09/apr/2008 14:12:41
rosanna santonocito 09/apr/2008 11:54:19
mrepi 08/apr/2008 20:37:49
Fabrizio Buratto 08/apr/2008 13:00:19
Eliselle 07/apr/2008 19:12:14
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