Non credete al frusto ritornello che "fare il giornalista è meglio che lavorare", perchè invece è un mestiere che ti fa lavorare moltissimo, se vuoi farlo davvero, e da blogger è anche peggio...Io, tutte le volte che mi chiedo che cosa c' è di bello di questa professione, mi rispondo da sola che, se avessi fatto altro nella vita, per esempio non avrei mai conversato con cinque premi Nobel.
Con Robert Hofstadter, premiato per la Fisica nel 1961, ho preso il caffè una mattina all'Università di Standford senza sapere chi fosse quel vecchietto con la cravattina di cuoio che si era seduto al nostro tavolo, dove si pure si parlava italiano, e faceva domande effettivamente molto acute. Invece Rita Levi Montalcini, che oggi compie 99 anni, mi ha offerto spremuta d'arancia e cioccolatini di Peyrano nel salotto della sua novecentesca casa da torinese a Roma, dove ero andata per intervistarla, un po' di anni fa. Anche in quel caso le domande aveva cominciato a farle lei, la professoressa. Invertendo i ruoli, gettava nello sconcerto la scribacchina, alla quale chiedeva degli studi fatti (ero adeguata? mmmhh, non troppo..) e soprattutto a bruciapelo, se ero sposata. No? "Brava, e non si sposi mai", fu la replica fulminante quanto inattesa della signora. Mi venne la pessima idea di mormorare "Beh, non si sa cosa succede nella vita.." accorgendomi immediatamente di quanto la sua considerazione nei miei confronti fosse precipitata in basso.
Mentalità vittoriana la mia, deve aver pensato, quella mentalità che fa sì che le donne si realizzino sposandosi. Lo aveva scritto anche nella sua biografia, "Elogio dell'imperfezione" riferendosi a tempi in cui di conciliazione non si parlava affatto. E io me ne ero colpevolmente dimenticata. Accidenti.
La professoressa Levi Montalcini ha i capelli bianchi e lucenti e perfettamente ondulati, porta piccoli gioielli antichi, bluse di seta anche smanicate e scarpine nere scollate di camoscio. Si sa che ama i vestiti (quelli di Capucci soprattutto) perchè, forse, da ragazza ebrea in fuga e poi da giovane signora che viveva di borse di studio, averne di belli era un lusso fuori portata. "Vedrai che sorpresa - mi aveva raccontato Silvio Sircana, che era il comunicatore di Italtel molto prima di fare il portavoce di Prodi, proprio in quel viaggio americano di cui sopra - Vedrai quanto è seduttiva, a quasi 90 anni". E in effetti, più della domanda a bruciapelo sui fatti miei, quello che mi aveva lasciato stupefatta di quell'incontro era stato il suo modo di sedersi di sbieco sulla poltrona, con la mano sotto il mento, le gambe accavallate, la testa reclinata ma lo sguardo dritto negli occhi. Da donna a donna, consapevole di sè. Grande lezione, al di la delle parole che avevo annotato e dopo riversato sul giornale con attenzione persino eccessiva. Un giudizio severo, una telefonata fredda avrebbe demolito la mia non fragile autostima. Invece la professoressa mi chiamò con la voce che sorrideva (come ti insegnano alla radio...) per dirmi che "tranne due piccoli errori di date" (ahia) "l'articolo era completo e molto ben scritto". Quando sono un po' giù, tutte le volte che qualche intellettuale cartaceo da corridoio mi guarda storto, me lo ricordo. Ho letto da qualche parte una sua dichiarazione entusiasta su Internet e le sue potenzialità. Soprattutto per le donne. Buon compleanno professoressa!
Sempre in tema di premi Nobel, sulla homepage di Job24 di oggi il tema è la strategia win win sulla negoziazione, applicata in azienda e spiegata con Laura Varvelli a partire dalla teoria dei giochi di John Nash ( e da un video tratto dalla sua biografia cinematografica "A Beautiful mind"..)
CATEGORIE: Il lato B
TAGS: blog, elogio dell'imperfezione, giornalismo, medicina, premio nobel, rita levi montalcini, scienza, stanford
©RIPRODUZIONE RISERVATA

Commenti
rosanna santonocito 23/apr/2008 17:18:11
Michele 23/apr/2008 11:59:14
Scrivi un commento
I commenti per questa nota sono chiusi.