Domani da leggere sull' homepage di Job24 c'è un Primo piano tutto dedicato alle scuole di cinema internazionali, con un pezzo sul master in documentario dell'Ied che sta per partire a Venezia e il video di Marco Bellocchio alla presentazione, i consigli del nostro JobFiction guru Marco Lombardi per chi vorrebbe mettersi dietro la videocamera e, come assaggio, questo post su un caso più unico che raro di registi che, smentendo il mito del monocrate tiranno che aleggia sul ruolo, si sono divisi la poltroncina...
Film: "Fine pena mai", di Davide Barletti e Lorenzo Conte
In programmazione nelle sale italiane dal 29 febbraio
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di Marco Lombardi. Molti dicono che un boss basta e avanza, in azienda, eppure … quante volte vi sarà capitato di avere a che fare con “due capi di fatto” che vi danno istruzioni diverse e magari nemmeno vanno d’accordo, fra loro? Capita nelle strutture a matrice, ma pure quando la dipendenza gerarchica s’interseca con quella funzionale, come anche quando la sede o la capogruppo dicono delle cose e – rispettivamente – l’unità produttiva o la società d’appartenenza delle altre. Per non parlare degli ancora più spinosi casi in cui c’è una guerra in corso fra chi la posizione del capo la ricopre, e chi vorrebbe/potrebbe/dovrebbe ricoprirla … Insomma, fatte salve le (inesistenti!) situazioni d’amore fraterno fra tutti i componenti di una squadra tutti, questi incroci gerarchici sono normalmente da evitare, per non rendere salatissima la vita aziendale, già di per sé sufficientemente “sapida”.
I giovani peraltro esistono appunto per sfatare i luoghi comuni, ed è per questo che Davide Barletti e Lorenzo Conte hanno deciso di rendersi la vita subito dura, nel già – per definizione – duro mondo del cinema: senza alcuna esperienza di fiction, hanno co-diretto la loro opera prima, “Fine pena mai” .
Servendosi perlopiù di attori “navigati”, dunque abituati a dei set molto ben organizzati, in termini di gerarchia.
Partiamo dal fondo per poi ritornare a valle: il film è compatto e coinvolgente e riflessivo, nel suo partire dal genere poliziesco per poi discostarsene, sia a livello visivo (il sangue quasi non si vede), che di personaggi (non ci sono forti accentuazioni emotive, così che allo spettatore risulta difficile fare il tifo per uno piuttosto che l’altro). La storia è una storia vera, quella di Antonio Perrone che – senza un motivo apparente, amato com’era dalla moglie Daniela, e nonostante provenisse da una famiglia benestante – si rovinò la vita, diventando un boss della Sacra Corona Unita, in Puglia. Il racconto, infatti, è tutto un flash back del protagonista che, dal carcere, rianalizza gli ingenui errori del passato, nell’inutile tentativo di dare un “senso” ai suoi 49 anni di reclusione.
Ma torniamo alle nostre tematiche gestionali … come vengono fuori le recitazioni Claudio Santamaria e Valentina Cervi, tenuto conto della suddetta duplice regia? si notano forse delle incongruenze interne tali da svelare la presenza di due diverse direzioni artistiche? Assolutamente no, ma … questo perché, come ha detto un interprete secondario, durante la conferenza stampa di presentazione del film, alcuni attori venivano diretti da Davide, altri da Nicola.
Ecco dunque il trucchetto! Nel caso del film, peraltro, ci trovavamo di fronte a due attori parimenti bravi e collaborativi e simpatici, ma … in azienda quale capo accetterebbe di gestirsi il dipendente assenteista oppure il sindacalista rivendicativo, cedendo al collega di pari grado l’impiegato più intelligente/efficiente/partecipe?
CATEGORIE: Job Fiction&Film
TAGS: cinema, claudio santamaria, Davide Barletti, documentario, film, film maker, fine pena mai, Lorenzo Conte, Marco Bellocchio, regista, valentina cervi
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Commenti
Marco Lombardi 01/apr/2008 13:27:30
Francesca 01/apr/2008 12:35:39
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