di Lorella Zanardo. Incontro il direttore generale di una grande azienda nei giorni in cui noi donne, siamo molto “di moda”: Marcegaglia in Confindustria, Il Sole24ore che dedica speciali e inserti a donne imprenditrici, Corriere che ci mette in prima pagina. Parliamo. Ha approvato il progetto di formazione che gli ho proposto, l’atmosfera si fa più rilassata, mi racconta della sua carriera, delle aziende dove è stato. E allora anch’io dico di me, e mi viene naturale raccontare che i successi ci sono stati ma anche tanta fatica per avere sempre lavorato in aziende che prevedevano tempi e metodi “maschili”; mi appassiono all’argomento, cito un articolo recente che riporta i tristi dati sull’occupazione in Italia, gli racconto di cosa sto scrivendo su questo tema.
Lo vede irrigidirsi un po’, lo vedo un po’ a disagio…finchè azzarda “ ma lei dottoressa perché mi parla di diritti alle donne? Lei non ne ha bisogno, lei è brava, le assicuro che è brava”. Ecco, io penso che si debba partire da qui, almeno noi donne manager, ex manager, professioniste eccetera.
Partiamo dall’esaminare le ragioni dell’orgoglio che ci hanno fatto sentire “uniche” in mondi maschili, uniche e quindi privilegiate, “brave come uomini”.
Leggo ancora giornalmente sui giornali le interviste a quelle poche donne che ricoprono posizioni di potere: quello che più traspare è proprio l’orgoglio di essere lì, e di essere una delle poche. Parlare dei nostri diritti, della fatica immensa che deriva dall’ adeguarsi a job description e job evaluation che noncontemplano le skills femminili, non si fa, è segno di debolezza. E’ questo uno degli elementi che ci differenzia dai Paesi del Nord. Lì tutte le donne riconoscono con orgoglio i loro diritti, e nessuno si permette di metterli in discussione.
La differenza di genere è un valore, metabolizzato da tempo. In Italia non ancora. E se la nostra differenza non è riconosciuta come valore fondamentale allo sviluppo, se non la riconosciamo nemmeno noi donne, come possiamo pretendere che la riconoscano gli altri?
Come facciamo? Come si fa a stare nel Board di una multinazionale, unica tra tanti uomini e avanzare richieste che rimandano al nostro essere donne? Come si fa ad essere imprenditrici, relazionarsi con clienti all’80% uomini, dovere/volere portare a termine positivamente delle trattative, e affermare il sacrosanto diritto ad essere nello stesso tempo “autentiche”?
Parliamone. Mi pare che in questi giorni ci sia un entusiasmo, che solo a tratti condivido, per l’improvvisa attenzione che ci viene concessa.
Facciamo che non sia una moda. Chiediamo fatti e non parole.
Ad oggi le presentazioni dei partiti politici in giro per l’Italia sono fatte in gran maggioranza da uomini. La candidate ci sono, ma poche con possibilità di essere elette. Non credo alle scorciatoie; penso che sia necessario intraprendere un cambiamento che parta dal riconoscere i nostri talenti, i nostri modi , i nostri tempi prima di tutto con noi stesse e solo successivamente con le organizzazioni.
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TAGS: 8 marzo, carriera, donne, donne manager, job description, job evaluation, leadership, leadership femminile, liste elettorali, Marcegaglia, occupazione femminile, politica
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Commenti
Paola S 21/mar/2008 11:21:46
Alda Saini 17/mar/2008 16:53:15
annamaria 11/mar/2008 15:54:16
lorella zanardo 10/mar/2008 19:33:28
emanuela 10/mar/2008 15:02:31
Michele 10/mar/2008 09:42:59
Cristella 07/mar/2008 19:04:41
Marco Lombardi 07/mar/2008 15:30:45
lorella 07/mar/2008 14:01:11
rosanna santonocito 07/mar/2008 09:52:27
Marco Lombardi 06/mar/2008 23:26:00
rosanna santonocito 06/mar/2008 21:09:53
Fabrizio Buratto 06/mar/2008 19:25:01
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