Non passa giorno senza che un Tg o un quotidiano ci racconti un episodio di uso improprio, malandrino o bullistico, di YouTube a scuola. Oggi no: a fare notizia è il fatto che i siti di videosharing e altre manifestazioni del Web 2.0 possano servire (udite!) non per fare gli scherzi ai professori o vessare i compagni più deboli, ma come strumenti per la didattica. Lo dice una newsletter che l'Università Bocconi manda regolarmente ai giornalisti. Il Laboratorio radio e televisione del Cleacc, gestito da Fabrizio Perretti, assistant professor di strategia aziendale, quest’anno richiedeva agli studenti di presentare i lavori di gruppo, oltre che su Powepoint, anche che con un filmato da mettere su YouTube. Primo risultato: i ragazzi lavorano più volentieri. Secondo risultato, non disprezzabile, la ricerca obbligata della sintesi, visto il limite di 10 minuti imposto dal sito. Terzo, i video hanno "una certa fantasia espressiva, che sconfina a volte nel puro divertimento". Il limite : la mancanza di rigore espositivo, dice Perretti, e probabilmente YouTube e sobrietà sono in antitesi naturale.
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Fabrizio Perretti ha utilizzato YouTube la prima volta l'anno scorso per una presentazione nel corso di un incontro al quale non poteva partecipare fisicamente, ma dal 2003 si serve degli Yahoo Groups. E non è il solo docente bocconiano al passo con i tempi. Veronica Vecchi e Manuela Brusoni, che insegnano management e finanza dei progetti internazionali, seguono gli studenti attraverso un blog. Aperto in collaborazione con i4e , Italy for Europe, un network di promozione dei progetti italiani in ambito comunitario realizzato da Archidata, che ospita il blog.
Questo della Bocconi non è certamente l'unico caso di utilizzo "virtuoso" di YouTube per la didattica, alla faccia di chi sui media generalisti si ostina a presentare i siti "user generated content" come il ricettacolo e lo sfogatorio di ogni scemenza e bruttura. I blog adesso vengono usati anche nell'e-learning, per renderla meno freddina e mono-canale. I frequentatori più antichi di JobTalk ricorderanno il post su Second Life. E il post di Claudia Galimberti, professoressa della Sapienza di Roma che insegna occupazione femminile e mercato del lavoro che ha fatto elaborare in una esercitazione una serie di proposte sui congedi parentali a partire da una provocazione di JobTalk e poi le abbiamo discusso insieme qui sul blog.
Docenti e alllievi, raccontateci le vostre esperienze, se ne avete. Oppure commentate queste..
Questo è il video della lezione conclusiva
CATEGORIE: Il lato B
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