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In Francia/ Stage gratuiti fuori legge, se superano i tre mesi di durata

Copie_de_zbanniere05_3   di Loredana Oliva.   Si parla di quei tirocini che gli studenti a partire dai primi anni d'università, devono svolgere in azienda o in altre strutture, previsti nel piano di studi, e valutati  ai fini dei crediti universitari. Risultato che uno stagiaire guadagnerà un minimo di 380 euro se il suo tirocinio supererà i tre mesi.
Attenzione, non siamo in Italia dove  la questione non è uniformemente regolamentata, e gli stage svolti da adulti in base a un progetto, possono essere non remunerati perchè la legge non lo prevede. Siamo in Francia, qui il governo Sarkozy si appresta a pubblicare un decreto che riserva agli stagiares il 30% del Salario Minimo garantito, lo Smic. Una normativa che riguarda gli stage di breve durata, per l'appunto quelli che si svolgono nel corso di una licence, il triennio corrispondente alla nostra laurea di primo livello. Se per altri Paesi potrebbe essere una novità interessante, invece gli studenti francesi stanno organizzando la loro protesta contro una retribuzione che considerano indecorosa, che non contribuisce a rendere autonomi i più giovani, che non possono neanche pagare un affitto in condivisione a Parigi, con 380 euro al mese.
Il governo francese non vuole fare macchina in dietro, sebbene lo stesso comitato stage, una autority indipendente nata per iniziativa politica, aveva consegnato nelle mani del ministro dell'Enseignement supérieure, Valerie Precresse una proposta, che applicava il 30% dello Smic a stage di più di due mesi.
Generation Precaire, associazione di studenti e lavoratori di tutti livelli, anche usciti dalle Grandes Ecoles francesi, ha parlato di poco rispetto della condizione di studente- stagiare, e sta organizzando la protesta contro il provvedimento.
Approfondimenti e testimonianze di questa rivoluzione nell'ambito dei tirocini in Francia, in un Primo piano di Job24 mercoledì 6 febbraio.

Commenti

Non bisogna demonizzare lo stage. Se ci fosse stato trent'anni fa quando cercavo lavoro avrei evitato di andare inutilmente tutte le mattine con il tram a via appia a fare la fila a cercare lavoro all'ufficio di collocamento. Qualcuno mi avrebbe insegnato a fare le fotocopie, i conti correnti e cosa è un corriere espresso e soprattutto cosa significa stare in azienda. E avrei avuto una chance in più. Meglio sei mesi in ufficio con un minimo rimborso spese che sei mesi a casa senza un centesimo.
Certo c'è chi se ne approfitta, ma condannare lo stage è come chi condanna internet o la tv perchè c'è chi ne fa un pessimo uso.

Lo stage aumenta dell'11% la possibilità di impiego post laurea. Alcuni corsi di laurea (come tutti i 6 della Facoltà di Agraria di Catania) prevedono un tirocinio curriculare in azienda di durata pari a 3 mesi. Si tratta della durata minima di legge, la stessa legge che consente di effettuare uno stage con tutor e assicurazione universitari entro i 18 mesi dopo la laurea. A Catania vige il progetto FiXo, che prevede il pagamento di una indennità allo stagiaire e all'azienda ospitante se lo assume dopo lo stage. I particolari si possono leggere sul sito di Ateneo www.unict.it. Però per gestire tutto questo occorre non solo investire risorse da parte dell'Università, ma anche costituire un Ufficio Tirocinio e Stage per Facoltà (oltre quello di Ateneo) con personale selezionato, competente e motivato e con a capo un docente che abbia voglia di sacrificare una parte del proprio tempo, della ricerca e della propria carriera per un obiettivo nobile. Altrimenti non si arriva a nulla.

@fabrizio
Figliolo, non sempre si può avere il bicarbonato gratis ... chiederemo uno scontro particolare per te.

:-)

@Prof-tinaia Rosanna
Principalmente, diremmo noi ... votate tutti ragazzi (l'aria di astensione che si sente in giro non fa bene al paese).

Sfottete, sfottette la prof-tinaia...voglio vedere in che altro blog non antagonista pubblicano tali e quali i commenti che raccontano le vicende Hr di aziende che producono macchine rosse...è IlSole24Ore bellezza, diceva credo Humphrey Bogart nel ruolo del direttore di giornale...e il blog o si fa così o non si fa per niente...
Scherzo, questo neologismo mi piace moltissimo

Ma che bella tirata d'orecchie, mi piace la Rosanna
prof-tinaia.
Hai ragione, non dobbiamo dimenticarci che c'è stata una guerra civile, in Italia, onore ai caduti. Qualche reduce (pochissimi ormai) è ancora vivo, e mi domando cosa pensi nel vedere uno spettacolo politico tanto incivile.
Per riuscire a votare mi ci vorranno quintali di bicarbonato, visto che prime mi sembra fornito comincio a chiederglielo. Se si vuole unire a colazione con me e Dario Banfi è il benvenuto (se poi fra i prime ci sono delle ragazze, meglio).

@Fabrizio e a tutti quanti: usiamo le argomentazioni, non l'attacco personale, che è quello che stona, per manifestare il proprio dissenso dal punto di vista altrui...Mi ricordo che una volta abbiamo anche parlato de visu del tuo fastidio per il linguaggio rilassato e "scrauso" dei blog, vero?
@Prime a tutti quanti: andiamo a votare invece, il 13 aprile e tutte le volte che saremo chiamati a farlo, come dice l'ex-stagista, non facciamoci trasportare anche noi, che siamo esseri pensanti, dall'ondata di qualunquismo che monta, votiamo il colore (ci sono ancora i colori?) che ci piace di più, ma non rinunciamo a un diritto di cui godiamo grazie a chi ha sacrificato la propria vita per garantircelo... Certo, un Barak Obama che ti fa sognare perchè dice "Sì, si può", è nero 40enne bello colto ha la nonna in Kenia e la moglie tosta ecc ecc qui non c'è, e nemmeno un testa a testa avvincente come nelle primarie americane c'è (a proposito,lo sapevate che il NYT le segue con un blog, si chiama Caucus) però...
Il bicarbonato lo giriamo a Dario che ne ha bisogno davvero perchè ieri non ha digerito la colazione, come scrive nel suo blog humanitech.it. Leggetelo e capirete perchè...io ormai digerisco anche gli elefanti: avete presente i cartoni animati, o quell'illustrazione del Piccolo Principe con il serpente... Fine della prima tranche di commenti dalla portinaia del blog. Grazie per il bel dibattito

CONSEL: con Junior Consulting e Best Practice Lab il non profit precede la legge

Dal 2003 presso Consel a Roma l'evoluzione normativa francese è già in atto.
CONSEL, ente di formazione non profit, offre infatti ai laureandi di triennale e specialistica la possibilità di lavorare ad un progetto aziendale che diventa l'argomento della tesi.
Lo stage viene retribuito con un rimborso spese ed un assegno ed è accompagnato dalla possibilità di ricevere formazione manageriale e tecnica gratuita all'interno del percorso.
Questa anticipazione di tendenze normative non è strana: la legge infatti tende a tutelare i diritti delle persone evitando che lo stage sia un'occasione di sfruttamento. Il non profit ha la finalità di aiutare le persone e quindi, in definitiva, concorda con la norma sulla necessità di evitare ogni strumentalizzazione dello stage.
Gli studenti che frequentano Consulting Academy inoltre al 99% inoltre trovano lavoro a tre mesi dalla stesura della tesi.

@ex-stagista
La cosa interessante di questa legge francese è il riferimento a stage "superiori ai 3 mesi".
Certamente una legge del genere - fatta in questa maniera - potrebbe portare più danni che altro.
Non si può infatti pensare di lasciare 3 mesi di stage liberi, e il resto no: cosi si penalizzano alcune professioni che necessitano di tempi maggiori x essere apprese, e se ne favoriscono altre + facili e routinarie;
si rischierebbe di incentivare insomma l'uso dello stage nei lavori di + basso livello, sfavorendone l'uso per lavori maggiormente qualificati, complicando l'accesso al mondo del lavoro dei ragazzi.
Si rischierebbe di sfavorire anche l'occupazione reale poichè alcuni imprenditori con pochi scrupoli - avendo una cifra fissa da pagare ai ragazzi - potrebbero essere incentivati ad allungare gli stage piuttosto che contrattualizzarli a cifre superiori.
Molto poco sensata anche l'idea di escludere il fortissimo settore pubblico francese da questo regolamento - doveva essere il primo interessato. Ma da un paese da sempre statalista come la Francia non ci si poteva aspettare troppo di più.
Capitolo Lista delle Convenzioni: scopriamo l'acqua calda, in italia queste liste ci sono da molto tempo presso ogni singolo soggetto erogatore e intermediario.
E' la tipica legge ad personam dello Stato francese verso se stesso.

@rosanna
"Saper essere" è conditio importante ... purtroppo la realtà ci dice che non è qualcosa per tutti somatizzare il "saper essere" senza un supporto formativo alle spalle.
Certamente dici bene, è importante fare lo stage prima della laurea - anche se qui andrebbe aperto un topic a parte legato a questo aspetto: ultimamente ci capitano spesso ragazzi che vogliono fare stage durante l'università non per imparare qualcosa, ma per i crediti formativi necessari a laurearsi.
Non c'è in giro questa grande percezione da parte di molti ragazzi dell'importanza di fare uno stage prima della laurea.
Questa stessa importanza va data anche agli stage post-laurea, soprattutto per tutte quelle facoltà che non hanno forti connotazioni tecnico/scientifiche e che lasciano oggettivamente poco ai ragazzi - è purtroppo storia reale.
Spesso i ragazzi si rendono conto solo dopo essersi laureati che hanno esigenza di fare esperienza pratica per poter essere in grado di poter "strappare" un contratto - flessibile o meno esso sia.
La settimana scorsa ripensavamo ad un caso pratico legato a Scienze della Comunicazione - con un gruppo a titolo esemplificativo di 37 iscritti, tutti neolaureati tra i 23 e 26 anni.
Di questi, nel momento della laurea solamente 5 avevano fatto stage (cosa che consideravano dannosa e poco gestibile) avendo preferito optare per riprendere i loro crediti formativi in maniera differente.
Degli stessi 37, 7 sono contrattualizzati, ma solo 1 di queste persone ha un contratto che non sia di modalità "call center" ma che ha dietro una vera e propria professione di base.
Dopo essersi laureati, hanno iniziato a cercare stage perchè solo allora si sono resi conto dell'importanza e della necessità di imparare un mestiere - finalmente - riuscendo in quello che l'università non gli aveva mai dato.
Tutti si lamentano dicendo che - essendosene resi conto prima - avrebbero fatto qualcosa di diverso. Tutti accusano l'universià di non avergli dato la capacità di capire questo.
Probabilmente i 37 hanno ragione.
Ne vediamo continuamente di ragazzi in questa situazione ... SdC, Arch., Lettere e via dicendo ... questa è la triste realtà, e la responsabilità non è certo dei ragazzi.
La legge lascia 18 mesi dopo la laurea per fare gli stage. Per noi sono troppi. Ma non ne lasceremmo meno di 12 onestamente.
Personalmente chi vi scrive fece durante i suoi studi 3 stage, e 2 successivi alla laurea. E' stato qualcosa che ha certamente contribuito a creare una professionalità.
Crediamo molto negli stage, e nelle menti flessibili che possono aiutare a generare.

:-)

@fabrizio
Un po di bicarbonato per il nostro amico "acidello" è in arrivo presso il suo ufficio con la TNT. Per questo primo giro offre la casa.

;-)

@petra
ti hanno probabilmente detto la verità, lo stage è un istituto formativo, non è lavoro, e onestamente per noi non dovrebbe diventarlo per i motivi + volte detti.
Uno stage non retribuito - e con rimborso spese - di 6 mesi rientra nei canoni delle proposte di apprendimento sensate. Onestamente per la richiesta su sera e w/e siamo invece completamente solidali con te, era una cosa non corretta e hai fatto bene a non accettarla.


Rosanna, lo sai, non faccio lo scrittore di professione! Magari! E non mi considero neppure uno scrittore. Uno scrittore è tale se i suoi libri vengono ancora letti dopo trent'anni e rimangono attuali nel corso del tempo. Sì, sono stato acidello perchè prime è stato (sono stati, boh) generico. E' vero, le università italiane sono in declino, le lauree brevi un disastro. Lo so, ho fatto l'assistente per tre anni in Cattolica. Ma è colpa degli studenti? Che ragionamento è: "hai una preparazione che fa schifo, quindi non puoi pretendere niente, taci e lavora gratis". Poi arriva uno che magari primeggia (parola composta da "prime" più "eggia") perchè papà gli ha pagato due master da 5000 euro, e fa le scarpe (per non usare un'espressione più ficcante, letteralmente) a quello che non se li è potuti permettere. A me una società così non va bene. La meritocrazia su tutto, concordo, ma il non poter sfoggiare nel proprio curriculum master di livello o all'estero, se non è un merito, spesso non è neppure una colpa.

Concordo con Fabrizio. Abbiamo molto da imparare dalla Francia. Gli stage da noi sono follia pura. A me ne hanno proposto uno di sei mesi, full time, per un corrispettivo di 30 euro al mese (il costo del treno) e quando mi sono lamentata mi hanno detto: ma lo stage non è mica un lavoro! Peccato che mi avessero chiesto di lavorare anche la sera e il w/e, in caso di necessità!
@ Prime: potreste mettere il vostro nome e cognome, per favore?

Acidello, Fabrizio...mica tutti fanno lo scrittore di professione... e poi la spontaneità e la diversità dei linguaggi sono il bello del blog
Non fatemi fare la prof lagnosa o la "strillettera" di Hary Potter, per favore

prime ha ragione, il livello di preparazione dei ragazzi italiani è molto basso, come dimostra il suo italiano incerto.

Non credo che il livello di preparazione dei giovani italiani che escono dalle università sia così basso come dice Prime, al contrario. Quel che manca, invece, è il "saper fare" e ancor prima il "saper essere". E qui lo stage fatto come si deve è la chiave, anzi il link tra la vita da studente e il mondo del lavoro. Come mi diceva ieri Marina Verderajme dello Sportello Stage di Actl, lo stagista (quello vero, non quello che di fatto sostituisce un lavoratore con gli effetti distorsivi di cui parlano Paola e Cristella...) non avendo vincoli, preoccupazioni di ruolo, gerarchia ecc..) è libero di imparare anche sbagliando e di "assorbire" i comportamenti, le regole "non dette" e quella che in gergo Hr si chiama "conoscenza implicita" degli ambienti di lavoro.
Quindi sono convinta che lo stage vada fatto presto, durante gli studi o immediatamente dopo la laurea (come del resto dice la legge), non più tardi. Dopo si impara ancora sul lavoro, sì, ma da lavoratore: con un contratto di appendistato o inserimento, ma che contratto sia.
Sono una sostenitrice dello stage per esperienza personale: ne ho fatto uno a "Panorama" nel momento migliore, forse, della storia di quel magazine e ho imparato tantissimo da giornalisti bravissimi che oggi sono famosi. Sapevo che non assumevano giovani, quindi non avevo aspettative in merito. Però lì ho capito che quello che volevo fare nella vita era lavorare in un grande giornale e che per farlo dovevo lavorare su competenze specifiche, tutte da costruire. Non è poco.

Ho avuto la Sfortuna di fare uno stage e diversi colloqui per altre aziende MOLTO rinomate, una addirittura campione del mondo per la produzione di motoveicoli di colore rosso, e mi sono visto proporre lavoro da dipendente SENZA alcuna retribuzione per 6 mesi un anno come fuorisede...!Ho rinunciato.
La Francia e i francesi sono un popolo molto concreto che non ha subito per 20 anni l'ipnotizzazione mediatica...e sa che dietro il tubo catodico e le riviste patinate ci sono le bollette da pagare e un affitto. Si perchè a 18 anni è normale andare a vivere da soli senza i soldi di mamma e papà.
In Italia lo stagista, parlo dei miei colleghi, vivevano situazioni fantozziane volute o non volute in cui più lavoravi più pacche sulle spalle ricevevi...e ai migliori...forse un contratto a progetto. Il motivo? Illudere gli enti erogatori, come i centri per l'impiego, che queste aziende davano lavoro. Questo perchè il co.co.pro è considerato un lavoro...insomma il contentino per tenere attivo il circolo vizioso: su 100 stagisti 1 assunto = azienda che dà lavoro = sgravi e contributi.
Nessun giovane italiano è pronto a manifestare...perchè continua a sognare che LUI è diverso e ce la farà...molti fanno leva sulla raccomandazione.
Nessun italiano che abbia sensibilità politica avrebbe voglia di votare...ma non votare sarebbe il più grave errore nazionale.
Significa scivolare ancora di più verso una perdita dei diritti di chi l'Italia la fa ogni giorno: i lavoratori. Ancora una volta da un paese straniero europeo ci arriva una piccola lezione...non vergogniamoci di imparare.

Chissà come si potrà fare con leggi del genere a fare vera formazione a ragazzi che escono dalle università con un livello di preparazione molto basso.

Forse andrebbe presa in considerazione questa prima, e fondamentale, differenza tra noi e la francia prima di fare certe affermazioni.

:-)

Hanno ragione gli studenti francesi a protestare, 380 euro sono una miseria. Peccato che io abbia fatto due stage gratis non da studente, ma dopo essermi laureato con una laurea del vecchio ordinamento, dunque quinquennale. E molti come me. Ma non siamo la Francia, patria della Rivoluzione, dove gli stagisti nel 2006 hanno scioperato. Siamo in Italia, e come dice Paola, ora dobbiamo andare a votare. Dobbiamo... ma pensate che bello se nessuno andasse. Sarei curioso di vedere che farebbero i politici senza di noi. Uno stage?

Condivido con Paola un atteggiamento "sospetto" verso l'uso/abuso dei tirocini in Italia. Purtroppo (per i giovani) spesso sotto l'etichetta "stage e tirocini" si nascondono dei periodi di prova più o meno lunghi. Con nessun diritto per il lavoratore/tirocinante. D'accordo che per i datori di lavoro si tratta di opportunità, così come lo sono per i disoccupati (quando i tirocini sono "veri"). Ma quando si esagera, si esagera: ci rimettono anche gli imprenditori seri e corretti.

Paesi seri con governi seri.
Il colore è un dettaglio. Questa è una norma che porta un minimo di rispetto nei confronti di chi lavora.
Vivo in una città dove lo stage è una prassi nella sostituzione ferie e malattia in quanto la distorsione del mercato del lavoro è totale e gli imprenditori fanno di tutto per non aver costi del personale.
Chissà quanto tempo dovrà passare perchè un simile provvedimento possa essere preso in Italia? Mah. Intanto ora dobbiamo andare a votare...

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