di Emma Lupano – Si chiama SognandoItalia perché è pensato innanzi tutto per chi in Italia non ci è ancora arrivato e, probabilmente, la sta idealizzando da lontano. Però l’obiettivo del portale bilingue, in italiano e mandarino, creato nell’autunno del 2007 (e ancora in progress) da un gruppo di studenti universitari italiani e cinesi è proprio quello di risvegliare i sognatori: sgombrare il campo dai miti e dai racconti di seconda mano per spiegare l’Italia così com’è. Rifiuti di Napoli compresi.
I lettori che Francesco Cavallone, Carlo Rigamonti e Xu Yingying avevano in mente quando hanno deciso di creare il portale sono infatti gli studenti cinesi che hanno un biglietto per l’Italia nel cassetto, o che vorrebbero averlo: diplomati e laureati che desiderano iscriversi in università, aspiranti cantanti d’opera che puntano a entrare in conservatorio o creativi che mirano a frequentare accademie d’arte e di design. Non, quindi, i cinesi che già vivono in Italia da anni, perché vi si sono trasferiti o perché sono immigrati di seconda generazione.
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<Per queste categorie – spiega Carlo Rigamonti - esistono già altri siti, tutti molto simili tra loro, scritti sia in italiano che in cinese. Sono pagine che forniscono informazioni utili, soprattutto dal punto di vista burocratico, per la vita quotidiana di uno straniero che risiede in Italia. Hanno forum molto frequentati, ma i temi di cui si parla non sono molto interessanti per uno studente che intende restare nel nostro Paese per un periodo limitato di tempo>.
Quello di cui c’è bisogno, secondo i tre laureandi (tutti iscritti all’Università degli Studi di Milano) è invece un portale dove gli studenti cinesi possano scambiarsi consigli prima della partenza per l’Italia, leggere le esperienze di chi già si trova qui per valutare se e per quale città partire, ma anche migliorare il proprio italiano imparando proverbi e frasi colloquiali utili per la vita di tutti i giorni.
Tra le risorse a disposizione su Sognandoitalia.it (dalle previsioni del tempo alle guide su come ottenere il permesso di soggiorno, dai palinsesti delle tv italiane ai link a musica e video cinesi, dal corso di cucina barese all’archivio news), la più interessante è sicuramente la rete di “inviati” nelle diverse regioni della penisola: nove studenti universitari (due italiani, sette cinesi) che scrivono piccoli diari di vita quotidiana dalle città in cui vivono, Bologna, Parma, Roma, Napoli, Milano, Torino, Firenze, Ancona e Forlì.
Raccontano come si prende un autobus o cosa sono i tabaccai, quanto è lenta la burocrazia italiana e in che modo funzionano le università. Spiegano le differenze tra i bar italiani e quelli cinesi. E riflettono su problemi come l’integrazione della chinatown a Milano. In tutti i casi, riescono a dare a chi è lontano consigli e impressioni su un Paese di cui, prima di partire, gli studenti cinesi sanno pochissimo.
<Sempre più cinesi vengono a studiare in Italia – dice Carlo Rigamonti -, anche grazie a programmi specifici avviati a livello nazionale e dedicati agli studenti della Repubblica popolare. Ma tanti ragazzi, una volta arrivati, fanno fatica a integrarsi>.
Le ragioni sono tante: <La più importante è che la maggior parte dei cinesi che arriva nelle università non ha studiato l’italiano abbastanza a lungo – dice Xu Yingying -. Prima di partire, di solito, gli studenti frequentano corsi di sei mesi o un anno al massimo e così il loro livello non è sufficiente per seguire davvero le lezioni. Molti, scoprendo le difficoltà una volta arrivati, si scoraggiano e smettono di andare ai corsi>. Rimangono formalmente iscritti all’università, trovano il modo di superare un esame all’anno per poter ottenere il rinnovo del permesso di soggiorno, ma nel frattempo cercano lavoro presso connazionali che vivono in Italia.
<Molti genitori cinesi – continua Xu Yingying - pensano che mandare i figli a studiare all’estero sia un grande investimento per il loro futuro e così impongono ai ragazzi di partire, anche contro la loro volontà. La famiglia però non sa come si vive in Italia e si fida ciecamente delle informazioni fornite dalle agenzie cinesi che li assistono nelle pratiche per l’iscrizione alle università italiane. I genitori si convincono così che un corso di italiano di sei mesi sia sufficiente per seguire le lezioni e sono certi che i loro figli non avranno difficoltà. I ragazzi però, una volta in Italia, si vergognano a confessare i loro problemi e così cercano di cavarsela da soli: vanno a lavorare nelle chinatown; in alcuni casi addirittura rientrano in Cina senza dirlo alla famiglia>.
È quindi per aiutare gli studenti a saperne di più, per spiegare cosa li aspetta al loro arrivo in Italia e anche per metterli in guardia dalle false promesse che è nato Sognandoitalia.it.
<Il nostro è il primo portale di questo genere gestito da italiani e cinesi insieme – dice Carlo Rigamonti -. Nei siti sull’Italia gestiti da cinesi il punto di vista dominante è sempre e solo quello dell’emigrante. Noi invece vogliamo mediare tra i diversi punti di vista per dare una visione più ampia e completa della realtà>.
Non solo, però, di quella italiana: <Nei prossimi mesi abbiamo intenzione di allargare la rete dei nostri inviati anche in Cina, coinvolgendo alcuni dei tanti studenti italiani che vivono in diverse città della Repubblica popolare. In questo modo il sito sarebbe utile anche per i nostri connazionali che desiderano studiare in Cina>. Che, come i cinesi che arrivano in Italia, sono sempre di più.
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Rosanna Santonocito 10/feb/2009 09:10:20
Noemi Cesarano 10/feb/2009 09:01:06
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