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JobFiction&Film/ "In Fabbrica" di Francesca Comencini: diario dell'anteprima di ieri e di una bella sorpresa

In_fabbrica_1_3   Film: In Fabbrica, di Francesca Comencini
In onda in seconda serata su Raitre il giorno 14 febbraio
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di Marco Lombardi.Ieri sera, all’Auditorium Conciliazione di Roma, è stato presentato il documentario di Francesca Comencini dal titolo “In fabbrica”, vincitore del premio Cipputi al Torino Film Festival 2007. La sala era gremita di studenti della Scuola Nazionale di Cinema e di autorità politiche bipartisan, unite (udite udite!) nel nome della classe operaia. Insieme a loro c’erano diversi rappresentanti di Rai Cinema, primo fra tutti il suo appassionato amministratore delegato, Caterina D’Amico, che ha prodotto il film. Il perché di questo documentario è stato sottolineato dalle autorità che l’hanno presentato in sala: Alberto Barbera, direttore del Museo Nazionale del Cinema di Torino, l’ente che finanzia il neo Torino Film Festival di Nanni Moretti, l’ha definito “un film importante … anzi, necessario”; il ministro del Lavoro, Cesare Damiano, un documentario fondamentale perché “noi non dobbiamo spegnere i riflettori sul mondo del lavoro, che deve tornare ad essere visibile”; la regista Francesca Comencini ha poi chiosato il tutto dicendo che “non è stata solo una necessità … anche un grande piacere, sommersi come siamo dall’irrealtà”.

  È infine intervento Claudio Cappon, direttore generale della Rai, a ricordare che il film andrà in onda in seconda serata su Raitre, in data 14 febbraio (il giorno di San Valentino … sarà un caso?).
Parlando del documentario … devo dire che sono entrato in sala un po’ prevenuto, alla luce dei molti film recenti che affrontano temi popolari solo per il bisogno di sentirsi catarticamente buoni ed impegnati, così annullando la spinta a fare qualcosa di concreto nella realtà vera, che non coincide mai con lo spazio della sala cinematografica.
Nonostante l’incipit un po’ retorico (“Oggi degli operai si parla solo quando muoiono sul lavoro”), e nonostante qualche approssimazione storica (“Dopo la marcia dei 40.000 – avvenuta nel 1980, ndr – è sceso il silenzio sugli operai, in Italia”), il docu di Francesca Comencini è stato invece una piccola grande sorpresa: non solo perché ha raccontato gli anni ‘50/’60/’70 senza ideologizzazioni, ma soprattutto perché ha affrontato il presente con sincerità e pulizia, nel momento in cui è andata ad incontrare gli operai di oggi.
È vero che l’energia della ragazza madre intervistata, e la fierezza del ragazzo che ha detto “è bello essere un operaio”, cioè una persona che la sera si sente stanco perché ha prodotto qualcosa di concreto per gli altri, come pure la consapevolezza del giovane di colore che parla del fenomeno dell’immigrazione planetaria come di un processo storicamente necessario dal quale non si può più prescindere, non costituiscono – forse – un campione rappresentativo del mondo operaio di oggi … però è bello sapere che esistono pure queste persone, e che coloro che confezionano la materialità del mondo di cui tutti noi ci cibiamo, giorno dopo giorno, sono innanzitutto persone con un’anima ed una coscienza, al di là delle braccia.
Al termine della proiezione, fuori dalla sala, siamo stati tutti accolti da un buffet a sorpresa fatto di pane e salame e barbera, icone passate del tipico pranzo operaio. Tutti abbiamo mangiato, tutti, anche con un certo coinvolgimento emotivo (e nonostante non avessimo bisogno di energie per lavorare nella linea di montaggio, in un ipotetico turno di notte). Anche noi siamo stati operai, per un momento?

Commenti

Al netto della fetta di provocazione insita nel tuo intervento … accidenti se è vero quanto tu dici, Francesca! Il tema che susciti è grande come una casa, anzi come un grattacielo di quelli che circondano Central park. Vedrò di svilupparlo, prima o poi, a partire da un film … Per ora mi viene da dire: ma perché succede tutto questo? Io credo che il motivo sia sostanzialmente uno: perché le fasce lavorative che tu citi sono troppo individualiste, cioè troppo tese al raggiungimento del successo personale, per unirsi ed esprimersi con una voce sola … Però è anche vero che certe categorie molto votate al successo personale, tipo i medici, eccome se scioperano e lottano … e pure altre come i giornalisti, anche se a “ribellarsi” non sono i meno tutelati, e cioè i free lance, bensì gli assunti, che rischiano di meno … Qui mi fermo, perché sento il bisogno di un dibattito che coinvolga Rosanna e tutti voi lettori … scateniamoci, allora!!

Visto l'argomento importante e i risultati che emergono dal documentario della Comencini, vorrei lanciare una provocazione: non è che oggi i veri sfruttati sono i praticanti avvocati, i revisori, i giovani consulenti neo laureati che si ritrovano a lavorare 12 ore al giorno, sottopagati, senza alcuna garanzia di continuità dell'incarico nè lotta sindacale di sorta?

Sottoscrivo anch'io il suggerimento di Antonietta. Certo che ne vedremo delle belle: basti pensare alle politiche per la famiglia in atto da diversi anni in Francia, che fanno impallidire le quisquilie italiane (con il nostro "assegno per il nucleo familiare" si riesce a comprare un litro di latte al giorno?).
Oltre che sulla maternità, sarebbe interessante fare confronti sui trattamenti di malattia, i permessi per l'assistenza ai familiari invalidi o anziani.
Potrebbe anche venir fuori che su certi aspetti in Italia siamo messi meglio di altri paesi...

Cara Antonietta ... un grazie anche da parte mia! anche per la tua proposta, che è davvero interessante. Chissà ... si potrebbe fare una classifica "meno seria", rispetto a quella suggerita da te, anche con riferimento al cinema ... per vedere quali sono i paesi al mondo che di più, nell'anno solare in corso, si sono serviti delle tematiche del lavoro per raccontare le loro storie! Che ne dici? e tu, Rosanna? Potrebbe essere un ulteriore indice di presa di coscienza di un paese rispetto ai problemi del lavoro ...

Che bella idea quella di Antonietta! Credo che una classifica sui vari paesi europei sarebbe molto interessante ed esplicativa!

Grazie dei complimenti Antonietta! Non è per fare i primi della classe, ma sul tuo suggerimento ci stavamo lavorando. Sono già apparsi i primi due post di Emma Lupano sulla Cina, e avrai visto che sul blog e sulla home di Job24 parliamo spesso di argomenti internazionali perchè crediamo nella necessità di avere uno sguardo ampio, globale sulle cose che accadono. Con Loredana Oliva occhio internazionale e osservatrice della Francia e con Carlo Arcari che scrive spesso di India, poi c'è Gianluca Grechi a San Francisco... e altri coblogger dall'estero sono in arrivo. Siamo convinti che ai lettori del Sole, Web, radio o carta che sia, questo interessi più delle cronachette dell'Italietta aziendale...

Complimenti!Job talk trova il modo di affrontare le problematiche del mondo del lavoro nella maniera giusta e più completa. dai riferimenti nel cinema agli articoli riportati, ai forum, tutto è molto interessante. Mi piacerebbe , anche se immagino non di facile attuazione, che ci fosse una rubrica sul mondo del lavoro negli altri paesi. faccio un esempio: vorrei sapere come, in Spagna, viene trattata la maternità, dal punto di vista economico, da quello delle assenze per l'allattamento.
Si potrebbero fare dei confronti, delle classifiche votando i diversi paesi.
Chissà quali sorprese!
Un caro saluto.
Antonietta

Grazie di cuore, ma ... è tutto merito della barbera sotto il cui effetto ho scritto l'articolo!

Vorrei davvero complimentarmi con te, Marco, perchè hai scritto delle cose molo belle. Attraverso il tuo pezzo ho percepito non solo i contenuti del documentario, ma anche l'atmosfera e lo spirito con cui è stato realizzato e mostrato. Spero davvero che riuscirò a vederlo presto! Anche per capire un po' di più di un mondo di cui non ho un'esperienza diretta ma che riguarda tutti noi molto da vicino.

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