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GlobTalk/ Nella homepage di Job24 il Rapporto Ilo 2008 con i dati sconfortanti sulla disoccupazione mondiale. Ma c’è qualcuno che si preoccupa del cattivo lavoro?

India_fanciulla_nel_tessile di Loredana Oliva. Nella homepage di Job24 di oggi gli articoli e gli approfondimenti sul rapporto Ilo 2008. Le conclusione del Get 2008 Ilo (Global Employment Trends report) sulle tendenze mondiali dell’occupazione  riferiscono dei cinque milioni di disoccupati in più nel 2008, ma soprattutto pongono l’accento sul dato sconvolgente di ben cinque persone su dieci nel mondo che hanno un lavoro “vulnerabile”, e quattro su dieci che vivono in condizioni di povertà nonostante abbiano un lavoro.
“L’evidenza mostra che il progresso economico non porta automaticamente nuovi posti di lavoro dignitosi – ha affermato Juan Somavia Direttore dell'ILO -  per questo le politiche lavorative devono essere integrate nelle politiche macroeconomiche, in modo che lo sviluppo economico coinvolga davvero tutti i settori interessati e crei posti di lavoro dignitosi e di qualità.”
Già all’inizio di quest’anno,  l’Ilo aveva lanciato l’allarme sul deficit di lavoro decente. Un concetto che riassume le aspirazioni degli esseri umani nell’accedere ad un impiego, a una giusta remunerazione, a godere dei diritti garantiti, con la possibilità di esprimersi su lavoro di essere riconosciuti, di poter beneficiare di una stabilità familiare di uno sviluppo personale, di uguali diritti e  eguaglianza tra i sessi. I quattro obiettivi strategici che stanno dentro l’idea del lavoro decente sono: i principi e diritti fondamentali  del lavoro e le relative leggi internazionali; l’opportunità di accedere al lavoro e la giusta remunerazione; la protezione sociale; il dialogo sociale tra governi, lavoratori e datori di lavoro.
Un concetto condiviso in campo internazionale, che fa nascere a livello personale, una domanda: Ho un lavoro decente? Come dovrebbe essere un lavoro decente? Aspettiamo le vostre risposte. Intanto, guardate il video della presentazione a Ginevra

Commenti

Cara Chiara,
mi viene in mente un vecchio sketch di Aldo, Giovanni e Giacomo in cui litigavano pur affermando tutti che Schillaci era il miglior giocatore del mondo. Io e te stiamo dicendo la stessa cosa. Io non sono neppure un temp, sono un co co pro, ex co co co. Non ho sperimentato altre tipologie contrattuali, se vuoi dare un'occhiata al mio sito www.fabrizioburatto.it puoi vedere alcuni video in cui racconto le mie esperienze lavorative. Purtroppo non ci è dato di scegliere i parenti, così come i colleghi e i datori di lavoro, e davvero hai tutta la mia stima per il tuo benevolo atteggiamento verso l'azienda che, come regalo di Natale, ti ha lasciato a casa. Questi signori conoscono una favola sola, quella di Cappuccetto Rosso, e loro interpretano sempre la parte del lupo cattivo. Forse alcuni, ma solo alcuni, loro malgrado.

ciao Fabrizio,
vedeva delle ombre..ma uscì dalla caverna...
sono un temp come si dice ora...1 anno di lavoro con punte di 40 ore mensili di straordinario..apprezzata dai manager ottimo rapporto con i colleghi la promessa/sicurezza di passaggio a tempo ind e poi il 21 dicembre grazie è stato un piacere...dei 60 temp a nessuno è stato rinnovato il contratto e la bella notizia ci è stata data a natale...quindi credo che dentro queste realtà lavorative ci siamo dentro un po' tutti...si potrebbe disprezzare questa azienda...credo sarebbe umano..io non ci riesco sono delusa per le promesse fatte e non mantenute...sono dispiaciuta perchè non farò parte del cambiamento aziendale...sarà perchè sono giovane ma vedo un azienda come una famiglia...non tutti i parenti ci stanno simpatici ma alla fine li amiamo comunque...abbiamo bisogno è vero di concretezza ma se noi per primi non ci crediamo più alle favole come possiamo pretendere qualcosa dagli altri?

Ciao Chiara,
la mia cultura sulle problematiche del lavoro mi deriva dalle esperienze e da ciò che vedo intorno a me, niente nozionismo.
L'uomo del mito della caverna di Platone vedeva delle ombre, scambiandole per la realtà. Oggi più che mai abbiamo bisogno di concretezza, di risalire la china dei diritti perduti sul lavoro a piccoli passi. Solo così, forse, un giorno potremo raccontarci una favola che finisca con "e lavorarono tutti felici e contenti".

la favola ci insegna a capire....direi che (per usare un po' di "sano" nozionisimo come Fabrizio) Uotif si può paragonare all'uomo del mito della caverna di Platone...ahimè però non tutti ancora riescono a capire limitandosi ad elargire un po' della loro finta cultura nozionistica su un blog....
bravo Uotif!

A me invece è piaciuta la favola blu...nonostante l'abbondanza di termini in aziendalese!

A UOTIF
vorrei dire che, probabilmente, parte dei suoi problemi gli derivano dal non avere un nome normale, ma forse nel suo mondo Blu UOTIF è come per noi Giovanni. E che ci vuole insegnare con la sua favoletta sarcastica? Lo sappiamo bene che l'optimum è irraggiungibile, ma a quello occorre mirare per raggiungere, almeno, qualche stadio intermedio. A me piace pensarla così; è l'unico modo per andare avanti e concludere qualcosa. Se no diciamo: ok, questo è il migliore dei mondi possibili, e accettiamo tutto quello che accade.

Caro Fabrizio,
non posso che essere d'accordo con Te. Certo se poi paragoniamo alcuni lavori che pensiamo essere "indecenti" con le mansioni e le retribuzioni di altri contesti (Latino America, Africa), ci sentiamo certamente meno sfortunati.
Per questo penso sia importante confrontarsi con un idea esterna (come quella del'Ilo che è poi anche condivisa da altre fonti), un concetto di tipo universale, che non ci faccia trovare una versione su misura del lavoro decente.
Per non abbassare il livello della qualità del lavoro, e non abbassare mai la guardia. La consapevolezza credo sia il primo passo per pensare di cambiare...ebbene sì, anche il mondo. Loredana.

Cara Loredana,
gli obiettivi strategici del lavoro decente sono molto interessanti. Limitatamente all'Italia, avevo posto il problema senza conoscerli, parlando del saggio di Gaggi-Narduzzi "Piena disoccupazione" (post archiviato in "Flessibili o precari?") osservando come "siamo tutti male occupati". E' un dato di fatto: il progresso economico non porta automaticamente nuovi posti di lavoro dignitosi. Già Leopardi metteva in guardia dalle "magnifiche sorti e progressive". Più che di "progresso", infatti, occorrerebbe parlare di "sviluppo". Del resto India e Cina hanno costruito il loro impressionante sviluppo sulla pelle di lavoratori senza diritti, compresi milioni di donne e bambini. Ma il loro Pil a due cifre non dice nulla delle condizioni ambientali delle loro metropoli e di qualità della vita dei loro abitanti. Per la mia esperienza, tornando all'Italia, credo che i quattro obiettivi del lavoro decente siano raggiungibili da pochissimi privilegiati. Se non si deciderà fermamente di andare contro quelle che alcuni chiamano "le leggi dell'economia", si andrà sempre peggio. Non c'è nulla di naturale in questa forma di mercato, in questa forma di sviluppo, che tende invece a distruggere ciò che è naturale: l'ambiente e le sue creature.

Una Favola Blu

C’era una volta, in un paese lontano ma proprio per questo molto vicino,
un luogo dove I sistemi e le strutture era allineate con I valori e gli obiettivi.
C’era in quel luogo un processo sinergistico di problem solving tra i gruppi di persone
e proprio per questo ogni problema veniva risolto in tempi brevi.
C’erano in particolare delle persone che trasmettevano al gruppo un alto livello di fiducia,competenza e comunicazione e proprio per questo in quel luogo regnava un’aperta comunicazione.
Un sistema di riconoscimento e premi era attivo per chi dava un contributo significativo.
Il gap tra la motivazione di essere coinvolti e l’essere in pratica coinvolti,
era visionato in particolare da alcune persone ed il solo modo per chiudere sempre piu’ questo gap era attraverso la continua dimostrazione da parte di queste persone, di leadership e non solo di saper gestire gli eventi.
La leadership a quei tempi aveva infatti a che fare con le persone mentre la gestione con le cose;
perche’ gia’ a quei tempi la gestione senza leadership non creava qualita’ ma noia ,noia e noia..
Alcune persone in particolare erano capaci di individuare e sviluppare I talenti e di far uscire fuori il potenziale da tutti ,qualunque questo potenziale sia stato, e quando questo potenziale si realizzava ,e questo succedeva tutti i giorni anche di lunedi, tutte le persone davano un contributo significativo a fare della qualita’ una realta’.
Quando di mattina si svegliavano nessuno di loro pensava di dover, ma tutti pensavano di voler andare proprio in quel luogo dove regnava l’empowerment.
(Empowerment significava e significa ancora oggi responsabilizzazione delle persone)
Gli sforzi di tutti erano concentrati sull’efficacia piuttosto che sull’efficienza ,
e nel fare le giuste cose e non solo nel fare le cose giuste.
Alcune persone in particolare erano di esempio, e tutte le altre persone avevano profonda fiducia nel loro esempio, e tutti erano felici e contenti e di conseguenza chiunque dall’esterno veniva in contatto con quel luogo rimaneva soddisfatto cosi’ che quel luogo sarebbe rimasto un luogo sereno , di sviluppo e prosperita’ per tanti e tanti e tanti anni ancora, quel luogo la dove tutti fanno di esso un mondo migliore.

UOTIF

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