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JobTapiro/ Non può parlare perchè è all'estero:nella blogosfera bisogna sentire anche questo...

Complimenti a  Stefano Venturi, top manager di Cisco teorico dei blog aziendali e del  Web 2.0, e soprattutto alle sue comunicatrici dell'agenzia Prima pagina che, richieste di un contatto per Job24, rispondono di no con la surreale motivazione : "non può perchè si trova all'estero".

Alla mia basita replica che esistono cellulari, blackberry, email ecc ecc la risposta è stata ancora una volta: "eh sì, ma se è all'estero?" Per rispetto della privacy non vi svelo dove, ma credetemi "all'estero" in questo caso non è il Tibet himalayano nè il bush dei Maori, dove forse qualche problema di connessione c'è... 

Grazie lo stesso, caro Venturi, ma che dire? Una figuraccia 2.O

Inauguriamo la categoria dei JobTapiri?

Commenti

Caro Venturi, eccola qua! Conoscendola come persona diretta e di spirito, ero certa che sarebbe arrivato sul blog, e senza intermediazioni. Grazie per la replica, ritiriamo virtualmente il Jobtapiro e a questo punto la riteniamo impegnato a scriverci un bel post da discutere insieme in Jobtalk sull'argomento per il quale ci tenevamo davvero ad averla nel servizio di homepage. Senza fretta stavolta! Ci conto. Mi permetta solo, per non smentire il mio proverbiale cattivo carattere, un appuntino da zia bisbetica, non a lei ma alle sue frettolose comunicatrici: gli sms usiamoli per metterci d'accordo sul cinema, per avvertire: "arrivo in ritardo alla riunione, aspettatemi!", per dire ti amo a qualcuno che lo sa già, perchè gliel'abbiamo detto a voce un'altra volta. Cose facili insomma. Ma per le comunicazioni di lavoro, meglio di no...!!!

Buongiorno a tutti, rispondo essendo stato chiamato in causa.
E' vero sono stato all'estero negli ultimi giorni, a partecipare a eventi e workshop che Cisco organizza tra Stoccolma e Oslo ogni anno (da 6 anni) in occasione della consegna annuale del Nobel per la Pace. Si tratta di una tre giorni durante la quale si alternano presentazioni e workshop a cui quest'anno hanno partecipato più di 300 delegati appartenenti a governi ed istituzioni provenienti da oltre trenta Paesi nel Mondo. Tra gli speaker di questi workshop ci sono -tra gli altri- persone come David Weinberger, Riccardo Illy, Rajeeva Shah, Jan Figel, Nomhle Canca, Peter Gruetter, Ian Watmore etc. alcune delle quali invitate da me personalmente.
Per me partecipare in qualità di ospitante di un evento del genere e’ stato un vero privilegio. Il motivo è che le discussioni abbracciano non solo il “mero” business, ma anche temi come lo sviluppo sostenibile, la riduzione dell’impatto ambientale, l'eliminazione del “digital divide”, lo sviluppo dei territori disagiati e ciò mi permette di prendere una vera e propria “boccata di ossigeno”.
Spero che mi potrete capire se ieri l’altro -quando durante questi workshop ho ricevuto un SMS che mi richiedeva di dedicare del tempo riguardo un approfondimento sul tema dei blog e i ceo- mi sono permesso di chiedere gentilmente di spostare l’invito per un motivo molto semplice. Il blog non è solo una questione di tempo di risposta. Il blog è per me soprattutto una questione di attenzione, passione, cura e qualità del tempo da dedicare a ciò che si fa, si scrive e si racconta. Non avrei potuto in questi giorni dedicare qualità a questa iniziativa perché la stavo dando a un altro progetto altrettanto importante. Non ho insomma voluto togliere tempo ai miei ospiti, ai miei collaboratori, all'evento che stavo contribuendo ad animare perché ho stima di loro, così come dei lettori di questo blog e dei giornalisti e blogger che leggo e con i quali ho cominciato a interagire da un po’ di tempo.
Inoltre devo confessare che ero veramente “rapito” e concentrato sugli argomenti che stavamo discutendo e non volevo interrompere un momento tanto “intenso”.
Questa mia decisione (che i miei collaboratori hanno subito) non voleva essere di poco rispetto nei confronti dei lettori di questo blog, ma non volevo neanche rispondere alle domande che mi sono state poste uscendo magari a metà discussione, trafelato in una “hall” e intrappolato dall'ansia del dover “apparire” a tutti costi sul Sole24Ore.
Preferisco -come ho fatto ieri l’altro in seguito al contatto da parte di Dario Banfi- di rinnovare la mia disponibilità a discutere in modo più approfondito di questo tema. Il blog e il rapporto tra i blogger e il top management delle aziende (non solo i ceo) è una questione che ritengo cruciale per il mio futuro come persona e come manager di un'azienda che vive su Internet. Ogni giorno in azienda, io e i miei collaboratori pensiamo che la “collaboration” sia un valore enorme da vivere sulla nostra pelle e da testimoniare ai nostri clienti. Mi piacerebbe, in particolare, discorrere del rapporto tra i blogger e me come ceo, raccontare quello che stiamo cercando di fare in Cisco sul web2.0, la “business collaboration” e il rapporto con le varie blogosfere internazionali.
Ringrazio chi ha seguito il flusso un po’ improvvisato di questo mio post, anche per aver sopportato un fiume di parole. Sto cominciando a fare i miei passi fondamentali nel blogging, non penso di essere un ottimo scrittore e devo ammettere di avere steso queste riflessioni un po' di “getto”, appena tornato a casa dopo una “tre giorni” veramente intensa dopo ritardi e cancellazioni di diversi voli (tremendo) causa nebbia.
Stefano Venturi

Su questo non ci piove: il punto non è non trovare il tempo o la voglia di rispondere, liberissimi tutti. Salvo poi non impestarci alle 10 di sera del venerdì con le richieste di intervista esclusva sulla fuffa, o mandarci 100 righe di domande e risposte già scritte alla Marzullo: faccio questo lavoro da 20 anni, ho un'anedottica ricchissima...Il punto è non usare "l'estero" come alibi. Qui non si torna al cartellino, ma al ministeriale "il dottore è fuori stanza" dei film anni 60. E poi guarda che i manager mica lo timbrano il cartellino...Certo che vi piace questo tema, non pensavo...

Scusate, mi sfugge una cosa: avete dato un po' di tempo a questo povero venturi (che non conosco ma già mi sta simpatico) per rispondervi? Non starà mica all'estero 1 anno, magari quando torna è disposto a parlarvi.
La mia idea di internet/web/2.0 che dir si voglia è sinonimo di libertà, di tempo e di spazio, di leggere e rispondere quando voglio/posso, di esserci o non esserci, ha a che fare con la scelta non con l'obbligo, sennò e come tornare ad essere succubi del cartellino da timbrare!
buona giornata

Caro Mario, benvenuto innanzitutto! Tre risposte di prima mattina:
1.Concordo sul valore delle segretarie all'antica, che adesso si chiamano assistenti (sennò ti rispondono, e giustamente, segretaria sarà lei..), hanno ottimi studi alle spalle e classe innata (ti ricordi la battuta della manager del film "Una donna carriera: da come rispondi tu, valuteranno me"?), il che impedisce loro di uscirsene con scuse così esilaranti. Gli stessi manager però (e attenzione non mi riferisco direttamente al signore in questione, parlo in generale ahimè) sono disponibilissimi quando fa comodo a loro "comunicare" con i giornali, ai quali magari della urgentissima "non notizia" autopromozionale non gliene frega un'acca. Sarà mica per quasto che tutti leggono i blog? Perchè sono sgombri dalle finte notizie e dal birignao degli uffici stampa?
2. Che molte aziende stiano regredendo a un ambientino da cavernicoli dove vige la legge della clava e l'evoluzione è ferma all'homo erectus ce n'eravamo accorte da sole/i (consentimi di mettere prima la del plurale femminile..)
3.Second Life è ostico come tutti i nuovi mondi, senz'altro molto più del Web di cui è solo lontanissimo parente. Solo che questo le sirene dei giornali generalisti e la tv non ve l'hanno mai detto...Salvo passare subito alla fase dello scetticismo: SL è un bufala!!!!! Dicevano lo stesso di Internet, ricordo un mio capo lungimirante (dotato di "vision", come dicono gli uffici stampa..)che nel 1995 mi liquidò sentenziando che il Web serviva solo a farci i giochini, perchè lui non sapeva andarci e io sì (tanto per tornare al punto 2 e, volendo, pure al post di Cristina sui capi che si apropriano dei progetti altrui) . Per capire cosa fare in SL ci vuole una guida umana all'inizio,io credo, un virgilio dantesco. Ma è una sfida straordinaria per le potenzialità che ha, e penso innanzitutto alla formazione e alla cultura. Sono convinta che prestissimo ne avremo la prova
Scrivici ancora Mario, sei troppo simpatico!

Stimolato da un' amica, che stimo e ammiro, a guardare il Vs sito e blog, mi precipito a fare qualche veloce osservazione. il manager all'estero, a mio avviso, avrebbe diritto di restare all'estero, e avere una segretaria all'antica che lo protegga dall'eterna reperibilità.
L'avessi anch'io...
Le signore che lamentano di non fare carriera, hanno ragione, ma qualche volta si pongono male, ci fanno una paura da pazzi, e la reazione alla paura è difendersi e usare tutto il proprio potere. lo so è un gioco vecchio quanto il mondo, ma è una reazione umana, e l'uomo (anche il maschio sì) non si è ancora evoluto abbastanza per porsi diversamente. Second life è una cosa infernale e affascinante, ho il mio avatar, ma non riesco a fargli fare niente, se non volare e nuotare, qualche volta affogare. tutto ciò per dirvi che i Vs temi sono attualissimi, ma sono travolto, prometto di tornare, meditare e dare commenti più appropriati. Buona serata, Mario.

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