Riceviamo questo contributo da Gabriele Pilliteri, strategy and communication director di Vedior Group.Grazie!
di Gabriele Pillitteri. Dalla metà degli anni 90 stiamo assistendo alla completa demolizione dell’impianto organizzativo del lavoro di matrice taylorista, che ha determinato il più alto livello di produttività individuale mai raggiunto dal genere umano nella sua storia. Ma lo “scientific management “ non influenzò solo la fabbrica prendendo il nome di Fordismo in” omaggio” a Henry Ford che fu il primo ad adottare gli insegnamenti dell’Ing. Taylor impiegando la catena di montaggio per la produzione del famoso modello T color nero. Infatti il taylorismo, prendendo altri nomi di battesimo, si estese alle attività di ufficio fino all’avvento della terza rivoluzione industriale, conosciuta col nome di “ società dell’informazione “ il cui principale effetto fu di rivoluzionare l’organizzazione del lavoro.
A partire dagli anni 80, con la diffusione di un nuovo strumento di lavoro come il personal computer, aumenta la velocità operativa delle persone e permette ad un solo soggetto di svolgere mansioni che precedentemente venivano svolte da altri lavoratori..
Pensiamo alle dattilografe ormai estinte o alle segretarie in via di estinzione in quanto l’attività di back office viene svolta direttamente dall’impiegato amministrativo, dal quadro o dal dirigente con il suo PC. Oppure pensiamo al front office di una banca; fino a 10 anni fa si faceva la tripla coda: per ritirare il libretto d’assegni, per versare un assegno, per ricevere i denari dalla cassa. Ora basta un operatore che svolge più mansioni. Ciò che è accaduto in banca lo si può riscontare nella Grande Distribuzione, nelle attività di servizio alle imprese, e trasversalmente in ogni organizzazione provvista di una infrastruttura tecnologica.
In ogni settore, produttivo o di servizi, lo skill delle persone deve fare i conti con una attività in continua trasformazione ove i processi imposti dalla tecnologia mutano con rapidità sempre maggiore e vien chiesto alle persone di apprendere nuove conoscenze e formare nuovi skill.
Non è più sufficiente saper fare bene una cosa, oggi e ancor più domani l’organizzazione chiede alle persone che assume di saper fare bene diverse cose e soprattutto di farle velocemente.
L’utilizzazione delle diverse competenze umane in un ottica di risparmio di personale eliminando diverse figure dall’organigramma, non è solo un effetto della tecnologia, ma fa leva sull’esigenza delle imprese di ottimizzare i processi di lavoro. In altre parole “ eliminare i tempi morti” anche nelle attività d’ufficio. In totale contrapposizione ai principi tailoristi l’obiettivo viene raggiunto facendo leva sulla polivalenza delle persone e conferendo maggior responsabilità a livelli gerarchici inferiori. Nasce l’organizzazione leggera, flessibile, che si sviluppa per linee orizzontali, che si adegua alla domanda ed è reattiva agli stimoli della concorrenza. I lavoratori che fanno parte di questa nuova organizzazione sono i knowledge workers: essi non sono nati sapienti, hanno uno skill di base e sono disposti all’apprendimento organizzativo.
Le persone che non rientrano in questi criteri di valutazione, i cosiddetti “ no skill, no potential “ sono i lavoratori generici le cui attività o sono manuali senza specializzazione o guidate dalla tecnologia come se ne fossero il prolungamento.
Il fenomeno che avvertiamo è tipicamente italiano e per molti aspetti incoraggiante. Capita spesso di incontrare aziende che per mansioni generiche ed assunzioni temporanee richiedano persone con scolarità superiore, perfino con conoscenza dell’inglese laddove si parla solo il veneto.
Perché ? Questione di lungimiranza imprenditoriale senza dubbio, dovuta alla percezione di nuovi customer model con cui affrontare il mercato come il passaggio dal prodotto al servizio alla informazione, il passaggio dalla genericità alla segmentazione del cliente, il passaggio da attività non integrate a soluzioni integrate, il passaggio dai costi alti ai costi bassi grazie alle economie di sistema ed infine il passaggio dal “ son padrone in casa mia “ al federalismo imprenditoriale.
Per questi imprenditori “ nessun uomo è un’isola chiusa in se “ ma, ci perdoni John Donne,ogni uomo è un network.
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Commenti
Gabriele Pillitteri 31/gen/2008 12:58:05
Simone P. 28/gen/2008 22:59:00
Marcello Borriello 06/dic/2007 17:39:05
FLAVIO BOSCACCI 06/dic/2007 15:17:59
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