Una nuova co-blogger si aggiunge alla squadra di JobTalk: è Emma Lupano, già collaboratrice di Job24 su Il Sole24 Ore (dal 2005 a metà di quest'anno) , esperta di Cina non per sentito dire, ma perchè ci ha vissuto, frequentato l'università con una borsa di studio e là si è fatta molti amici con cui parla correntemente in mandarino. In attesa di una sua bio dettagliata, le diamo il benvenuto. Questo è il suo primo post
di Emma Lupano - Dichiarazioni di intenti, norme più severe approvate in tempo reale e un capro espiatorio punito in modo esemplare. Il sistema utilizzato dal partito comunista cinese per affrontare gli scandali che attraversano il paese è ormai standardizzato: che si tratti di sicurezza sui luoghi di lavoro o sicurezza del made in China, la risposta di Pechino è sempre la stessa. Buona per quietare gli animi all’interno del paese. E utile per salvare la faccia all’estero.
Così è andata dopo l’ennesima esplosione avvenuta all’interno di una miniera di carbone. Questa volta è successo nella Cina centrale, provincia dello Shanxi, il 5 dicembre: 105 minatori sono morti e 18 sono rimasti feriti. Secondo l’Agenzia governativa Xinhua, si è trattato del secondo peggiore incidente di questo tipo avvenuto nel 2007. La contea dove si trova la miniera esplosa, Hongtong, aveva già occupato i titoli dei quotidiani cinesi in giugno, perché da lì provenivano (e lì erano state reclutate) alcune decine di persone poi ridotte in schiavitù in una fabbrica di mattoni dello Shanxi.
Due settimane dopo l’esplosione, ecco individuato il colpevole politico dell’esplosione: Li Tiantai, sindaco di Linfen, la città vicina alla miniera. Il 19 dicembre è stato rimosso dalla sua carica all’interno del Comitato permanente del partito comunista e dal suo ruolo di vice capo del partito a livello locale, ma rischia di perdere anche la sua poltrona di primo cittadino. Il comitato provinciale del PCC lo ha infatti ritenuto responsabile dell’incidente per non aver svolto il suo compito di vegliare sulla sicurezza della miniera.
Il giorno successivo, il 20 dicembre, il partito ha reso nota l’introduzione di pene più severe per chi, tra i suoi funzionari, non garantisca le condizioni di sicurezza sui luoghi di lavoro. Le nuove regole applicate dalla Commissione centrale per le ispezioni disciplinari del PCC puntano a debellare i casi di corruzione, ritenuti spesso all’origine di incidenti e disastri.
I rappresentanti del PCC saranno rimossi dal proprio ruolo e rischieranno di essere espulsi dalle file del partito se sfrutteranno la propria posizione per influenzare bandi pubblici, se appoggeranno aziende che non rispettano gli standard di sicurezza, se non faranno in modo di debellare le cause di possibili incidenti, come turni di lavoro troppo lunghi o l’assunzione di personale non qualificato. Pene severe sono previste anche per chi tenti di proteggere persone responsabili di incidenti sul lavoro.
La speranza è che le nuove regole amministrative si rivelino più efficaci delle misure approvate a fine estate con l’avvio di una campagna per garantire la sicurezza dei giocattoli made in China. Dopo lo scandalo delle Barbie al piombo prodotte per conto della Mattel e vendute in tutto il mondo, il governo aveva da una parte avviato controlli nelle aziende che producono giocattoli con l’obiettivo di identificare le fabbriche fuorilegge, dall’altra organizzato sessioni di formazione sugli standard di sicurezza internazionali destinate agli imprenditori.
Anche in quel caso c’era stata la punizione – fin troppo esemplare - di un colpevole: il numero uno della Food and drug administration cinese, Zheng Xiaoyu, condannato a morte per avere intascato tangenti e approvato prodotti non sicuri. Eppure, a distanza di cinque mesi dall’avvio della campagna, i risultati non si vedono: solo in Italia, nella settimana precedente il Natale, sono stati sequestrati milioni di giocattoli non a norma e potenzialmente pericolosi provenienti dalla Cina.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

Commenti
Scrivi un commento
I commenti per questa nota sono chiusi.