di Fabrizio Buratto. La scorsa settimana sono stati diramati i dati più rilevanti dell’indagine Plus dell’Isfol riguardante i lavoratori precari. Ne riprendo alcuni: solo il 17 per cento dei contratti temporanei è legato a lavoro stagionale o a picchi di produttività. Il 12 per cento è collegato ad un progetto a commessa, il 10 per cento alla sostituzione di personale. L’83 per cento degli occupati a termine vive involontariamente la sua precarietà, anche il lavoro interinale è una scelta obbligata per il 76 per cento degli interinali. Quasi la metà dei contratti atipici è stata rinnovata almeno una volta, mentre per gli interinali si registra le reiterazione del contratto nel 58 per cento dei casi. Finiamo di dare i numeri con questo dato: il 78 per cento dei collaboratori (co. co. pro. e partita iva) lavora per un solo committente e il 64 per cento deve garantire la sua regolare presenza presso la sede di lavoro ― dunque è un subordinato a tutti gli effetti ― l’unica differenza è che non ha un cartellino da timbrare. E molti diritti in meno rispetto al sul collega di scrivania che lo timbra.
I numeri parlano da soli, direbbero alcuni. Ma io, che non ho mai incontrato per strada il 78 o il 64 ― e nessun altro numero si è mai degnato di rivolgermi la parola, preferisco commentarli. Il lavoro stagionale esiste da quando ci sono le stagioni e l’elemento che lo farà cambiare sarà la mutazione del clima. I picchi di produttività sono nati subito dopo la rivoluzione industriale, e sono stati rivoluzionati dall’interinale. Prima, se una fabbrica di dolci doveva confezionare una certa quantità di panettoni per Natale, ricorreva agli straordinari, pagati doppio. Poi è arrivato l’interinale, si diceva per coprire i picchi di lavoro, ma ben presto si è sostituito ai veri uffici di collocamento, che infatti hanno chiuso e ora si chiamano centri per l’impiego. Di chi? L’eccezione è diventata la regola, i contratti interinali vengono reiterati più volte, così come quelli a progetto. Basta cambiare il nome del progetto, anche se la tua mansione rimane la medesima, e il gioco è fatto, in barba alle regole e alle leggi. La legge Biagi sulle reiterazioni è molto chiara. Prima di criticare, leggere. Prima di ripetere concetti astratti perché si sta a sinistra o a destra, pensare con la propria testa. Il lavoro è un diritto afferente all’identità e alla dignità delle persone, che non sono percentuali, ma individui.
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rosanna santonocito 03/dic/2007 14:47:29
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