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Capitalisti individuali?/Professionisti oggi, pensionati poveri domani? Il popolo delle Partite Iva si interroga sul futuro

di Dario Banfi. Professionisti oggi, pensionati poveri domani? Le partita IVA e i collaboratori iscritti al Fondo INPS Gestione Separata si interrogano sul futuro, alzando la voce su una delle vicende più controverse del sistema previdenziale italiano. La denuncia viene da ACTA - Associazione consulenti Terziario Avanzato () che ieri in convegno a Milano, insieme a PIU - Professioni Intellettuali Unite (ha fatto il punto sul sistema di tutele previste per i lavoratori autonomi senza Albo, una categoria che sta crescendo di numero in Italia, ma fatica a trovare una rappresentanza adeguata ai tavoli delle trattative, finendo per subire scelte prese unilateralmente da sindacati e Governo.
Dal 1996 questi lavoratori indipendenti sono obbligati all’iscrizione alla Gestione Separata.
“Inizialmente era previsto un adeguamento progressivo dell’aliquota previdenziale con quella di artigiani e commercianti – spiega Anna Soru di ACTA – che era del 19%. In corsa, però, sono cambiati gli obietti: il target oggi è quello dei lavoratori subordinati”. Nel 2004 la quota passò al 17,4%. Oggi è al 23,72% ed è previsto con il recente Protocollo sul Welfare un innalzamento al 26,81% entro il 2011. Quest’anno poi è stata eliminata anche la parte di contribuzione figurativa aumentando così il peso della previdenza a carico del lavoratore. A parità di costo del lavoro per dipendenti e partite IVA oggi i redditi netti sono sostanzialmente equiparabili, ma nei prossimi anni, dopo l’approvazione del Protocollo, gli autonomi vedranno ridurre i propri “stipendi”.

“Rispetto ai lavoratori dipendenti – continua Anna Soru – i contributi sono tutti a carico nostro. Soltanto alcune categoria possono avere una rivalsa del 4% sul committente”. Questo significa maggiore esposizione al rischio: quale impresa alzerà i costi dei collaboratori dopo il Protocollo? È più facile ipotizzare una ricaduta diretta sul lavoratore. “Non abbiamo poi accesso alle tutele più classiche, dobbiamo pagare l’Irap, abbiamo minori detrazioni fiscali e oneri non deducibili”, spiega la Soru. “Le partite IVA sono la categoria con il maggiore carico contributivo a proprie spese!!”. E che cosa ricevono in cambio? Esistono meccanismi di tutela della maternità, ma molto farraginosi; i congedi parentali sono soltanto per le donne; non sono previsti i sussidi di disoccupazione e la malattia domiciliare non è pagata ai professionisti senza cassa, mentre ai collaboratori sono concessi 19,11 euro al giorno, ma per averli devono fare salti mortali contro la burocrazia.
“Il regime contributivo è sfavorevole per tutti, non solo per noi, - ammette Anna Soru -  ma ci sono alcuni elementi che rendono la nostra situazione più difficile”. Per esempio, manca uno spazio per la previdenza privata. Mentre sta partendo il secondo pilastro per i dipendenti, gli autonomi con partita IVA arrancano sul primo. Non fruendo di tutele devono provvedere ad accantonamenti che li proteggano nelle situazioni di disoccupazione. Senza contare poi che il sistema introdotto con la Riforma Dini non ha previsto misure transitorie di alcun tipo e tuttora non esiste la possibilità di cumulare gratuitamente accantonamenti in diverse gestioni da e verso qualunque regime pensionistico (pubblico o privato).
Calcola ACTA che chi iniziò a versare contributi proprio nel 1996 e smetterà nel 2035 potrà godere di una pensione pari al 38% dell’ultima retribuzione. Come tamponare queste situazioni? La proposta avanzata dall’associazione si basa su tre punti: 1) nel processo di armonizzazione delle aliquote è indispensabile che Partite Iva e collaboratori siano agganciati alle altre categorie di lavoratori autonomi; 2) l’aliquota di computo delle prestazioni pensionistiche dovrebbe essere più vantaggiosa: sarebbe un segnale di risarcimento per chi vive una condizione disagiata e più rischiosa di altre nel mercato del lavoro; 3) è necessario provvedere alla determinazione di misure transitorie per chi nel 1996 lavorava già da tempo, poiché la diretta conversione nel sistema contributivo del periodo pregresso è una palese violazione dei diritti individuali.
I passi indicati per “migliorare il futuro” sono tre e riguardano la previdenza. Sul fronte dell’assistenza, invece, la partita è molto più dura. Ed è meglio attendere. Il mercato unico del lavoro, supportato da un sistema di Welfare forte, che non sia centrato unicamente sulla spesa pensionistica, ma su tutele legate alla cittadinanza o perlomeno estese agli outsider delle imprese, è ancora lontano a venire. Alle professionalità indipendenti per ora basta non essere considerati come “panchinari”, fuori campo, quando, al contrario, nella partita per le pensioni hanno sempre tenuto in piedi il gioco.

Commenti

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Ricordiamoci che le nostre imprese sono per la stragrande maggioranza medio-piccole e difficilmente riescono ad accedere ai servizi cui possono accedere le grandi imprese (ad esempio la Comunicazione e la Pubblicità).
Il Consulente one-man-band porta nella piccola impresa un grande valore aggiunto a costi misurati sulle dimensioni dell'azienda e delle sue disponibilità.

Gianguido Saveri
(art director freelance e segretario ADCI - Art Directors Club Italiano)

Il problema dell'innalzamento vertiginoso della contribuzione INPS per gli iscritti alla gestione separata è effettivamente quello che maggiormente preoccupa le cd. "partite IVA individuali" proprio perchè questo comporta una diminuzione del reddito immediata a fronte di prestazioni quasi inesistenti. Personalmente credo sia giusto contribuire alla pensione dei miei nonni o dei miei genitori, ma mi sembra altrettanto giusto ottenere delle prestazioni ulteriori a fronte dei maggiori versamenti effettuati, che si avvicinano sempre più a quelli dei lavoratori dipendenti.
Il nostro reddito, dicevo, a fronte di un aumento dei contributi previdenziali subisce una diminuzione immediata perchè i maggiori contributi sono totalmente a nostro carico. Non siamo, infatti, in grado di imporre ai nostri "committenti" l'adeguamento della nostra parcella, perchè nella quasi totalità dei casi le nostre retribuzioni sono contrattate al lordo e perchè siamo sempre soli di fronte all'azienda con cui collaboriamo. Niente sindacati, niente ordini professionali e retribuzioni che non hanno niente a che vedere con l'idea diffusa del consulente aziendale super-pagato.

Mi pare che questa categoria di lavoratori sia tutt'altro che marginale nella realtà economica italiana, ed è fin troppo facile prevederne un'ulteriore crescita, visto che è quella che più facilmente risponde alle esigenze di flessibilità delle aziende. Nonostante ciò, la sua voce non viene mai ascoltata quando si prendono decisione che pure la riguardano, come il recente protocollo sul welfare. La responsabilità di ciò è sicuramente delle altre parti in gioco (sindacati, aziende, governi), che dall'assenza di questa voce trovano maggior spazio per le proprie rivendicazioni, ma è anche da imputare alla scarsa propensione all'associazione dei lavoratori che fanno parte di questa categoria. Ben vengano quindi iniziative come questa di Acta, che servono sia ad alzare la voce verso l'esterno, sia a scuotere un po' il torpore interno: perché una voce sia ascoltata, prima di tutto deve esserci.

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