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Il lato B/ Anche oggi, tutti continuano a dare i numeri sulle donne. Ma leggete la storia dei Nobel rubati

Perdonate l'ironia del titolo di questo post: archiviate le due giornate di sabato e domenica in cui le donne si sono prese la parola e la ribalta (evviva), l'eco mediatico continua anche oggi che è lunedì sotto forma di cifre e dati, rilasciati dalle più varie istituzioni, sul gap di genere visto da differenti punti di vista. Tante donne, sempre di più, fanno l'imprenditrice o sono nel board di una impresa dice un comunicato della Camera di Commercio di  Milano uscito or ora. Meno male, anche se dirigono imprese perlopiù piccole, familiari, e in settori old. Invece pochissime donne emergono nella giungla accademica e si collocano nelle cattedre universitaria. Per non parlare (e qui usciamo dall'Italia) dei premi Nobel.
Il convegno della CamCom che si è svolto stamattina a Milano con la presenza della brava e tosta ministra Pollastrini, si legge nel comunicato, è già uno di quelli di chiusura dell'Anno europeo delle Pari Opportunità. Eh, già, è dicembre: sentiremo ancora parlare di queste cose, e con lo stesso dispiego di entusiastico di risorse, presenzialismo delle autorità e sedi presigiose, anche dal 1° gennaio 2008?

In Italia sono donne un imprenditore e un amministratore su quattro, oltre a un amministratore delegato su cinque, pari il 19,8% del totale degli a.d. Sono oltre un milione e duecentomila le imprese femminili attive al secondo trimestre 2007, su un totale italiano di oltre cinque milioni, in crescita del 4% in quattro anni e dell’0,8% dal 2006.

Le imprese femminili si concentrano soprattutto in Lombardia (166.080 imprese, 13,4% del totale) e Campania (130.668, 10,6%) dedicandosi prevalentemente al commercio (389.717 imprese, 31,5% del totale nazionale) o all’agricoltura (269.728, 21,8%). I dati sono frutto di un’ elaborazione della Camera di commercio di Milano su dati del Registro imprese al secondo trimestre 2007, diffusi al convegno di Milano  "Voci di donne: ieri e oggi. Incontro di studi in chiusura dell’Anno europeo per le pari opportunità”.

Nelle università italiane solo il 6% dei professori ordinari è di sesso femminile,
contro il 26% degli uomini. A tracciare la fotografia è stato Andrea Lenzi, presidente del Consiglio universitario nazionale (Cun),durante un convegno sull'approccio di genere oggi
all'università di Roma Tre. Dai dati del Consorzio interuniversitario Cineca emerge la prevalenza degli uomini per gli incarichi di docente ordinario. Le cose migliorano un po' tra associati e
ricercatori. Se tra gli associati il 10% è donna e il 20% uomo, tra i ricercatori c' è quasi la parità, con il 17% di donne e il 21% di uomini .  L'area di medicina è quella più maschilista.

Dei 770 premi Nobel assegnati fino a oggi, solo 35 sono stati riconosciuti a donne. Ovvero solo il 4,4% del totale. E' il quadro uscito ancora dal  workshop all'Universitá
Roma Tre. In fisica il Nobel è andato a una donna solo per l'1,1% dei vincitori, in chimica appena il 2% - ovvero tre premi a fronte di 150 - in medicina si sale di poco toccando appena il 3,7%.
In economia le donne registrano uno 0% tondo. Le cose vanno meglio in letteratura (10,5%) e naturalmente con il Nobel per la pace (11,4%). Senza dimenticare che, spesso, le donne il Nobel se lo sono divise o l'hanno vinto in coppia. L'esempio più calzante: Marie Curie, passata alla storia con il marito Pierre. Anche la figlia, anni più tardi, è riuscita ad aggiudicarsi l'ambito premio, segnando un primato: finora, infatti, si tratta dell'unica accoppiata madre-figlia da Nobel. Non mancano  i casi di premi negati o letteralmente scippati. Nonchè i casi di appropriazione indebita (a conferma di quanto scriveva su capi & progetti rubati l'ottima JobCoach Cristina Bombelli in uno dei post qui sotto....) Accadde a Rosalind Franklin, che aveva individuato la doppia elica del Dna prima di Watson e Crick.  Mentre per risarcire Lise Meitneir nel 1997 è stato intitolato un elemento chimico, il meitnerio. Magra consolazione...

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