di Dario Banfi -L’esempio americano lascia ben sperare gli oltre 350.000 lavoratori autonomi che non appartengono al mondo del commercio, dell’artigianato e operano al di fuori di uno dei numerosi albi professionali presenti in Italia. Il caso da seguire è quello della Freelancers Union http://www.freelancersunion.org, che non ha avuto alcun timore nell’associare il termine “sindacato” a quello di “lavoro autonomo”, una contraddizione soltanto apparente che nel nostro mercato del lavoro troverebbe invece più di un ostacolo dal punto di vista normativo. Ha senso infatti rappresentare chi per definizione opera per conto suo? Un motivo, però, esiste secondo l’associazione americana: l’esercizio professionale autonomo, il suo rapporto con il mercato e lo Stato sociale non sono privi di diritti.
Fondata nel 1995 dall’avvocatessa Sara Horowitz, la Freelancers Union conta oggi ben 30.000 iscritti soltanto nell’area di New York ed è in grado di rappresentate un’ampia fetta di indipendent worker americani. Nata per garantire protezione sociale a chi era sprovvisto di copertura sanitaria raggiunge un fatturato di 40 milioni di dollari all’anno e gioca un ruolo decisivo nella stipula di accordi con le compagnie assicurative americane relativi alla copertura per malattia e infortuni dei lavoratori autonomi.
I primi passi della Horowitz furono quelli di aggregare lavoratori autonomi e negoziare a nome loro con le compagnie d’assicurazione. A distanza di 13 anni nello Stato di New York beneficiano di queste facilitazioni ben 14.000 lavoratori e le loro famiglie.
Ma l’azione sindacale non si ferma qui: la Freelancers Union assiste gli iscritti nei ricorsi legali contro clienti che non pagano, offre indennità per la disoccupazione, si occupa di risparmio gestito e rappresenta la categoria durante le trattative per la definizione di nuove leggi sull’occupazione. Ha realizzato poi un servizio Internet di informazione sull’offerta di competenze, una specie di Pagine Gialle del lavoro autonomo. Senza contare l’efficace tam tam promosso attraverso i numerosi blog professionali dei suoi associati. Allo sciopero – arma spuntata per chi è da solo di fronte ai propri clienti – la Freelancers Union preferisce campagne di informazione che svolge principalmente via Internet. Il modello, ha dichiarato più volte la Horowitz, è quello della “terza generazione sindacale” che segue storicamente le associazioni tra artigiani e quelle industriali e punta oggi sulla difesa degli interessi della classe media avvalendosi dei moderni mezzi di comunicazione.
Sebbene negli Stati Uniti gli iscritti alle Trade Union siano soltanto il 9% (contro un tasso medio di sindacalizzazione dei lavoratori dipendenti italiani che sfiora il 35%), il parallelo con il nostro Paese non è così improbabile. Lo ha proposto di recente ACTA – Associazione dei Consulenti per il Terziario Avanzato http://www.actainrete.it, che si batte per il riconoscimento dei diritti delle Partite Iva cosiddette “di seconda generazione”. L’associazione ha espresso forti preoccupazioni per la recente decisione del Governo italiano di aumentare le aliquote contributive a carico dei lavoratori autonomi senza una reale contrattazione con questa parte sociale, facendo gravare una quota elevata della spesa prevista per l’abbattimento del cosiddetto scalone proprio sulle loro spalle.
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anna cazzulani 22/set/2007 23:59:42
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