6 febbraio 2012 - 16:58
Il lato B / Di che cosa parliamo quando parliamo di lavoro? Erano solo battute, ora è una compilation (sul posto fisso)
Di che cosa parliamo quando parliamo di lavoro? Non è un caso se ho scelto Raymond Carver come nume tutelare di JobTalk ( ormai quasi cinque anni fa!) e la sua frase, rivisitata in base al contesto, come guida e manifesto programmatico del blog.
La domanda carveriana, infatti, dovrebbe essere sempre in testa alle preoccupazioni di chi parla sia d'amore (come i personaggi Carver) che di lavoro. Non solo per gli autori di post e commenti. Anche per i ministri.
La fabbrica delle improvvide uscite, aperta dal viceFornero Michel Martone (laureati vecchi e sfigati) e consolidata dallo stesso premier (l'insostenibile monotonia del posto fisso) è diventata una compilation tipo "Tribute to..." che si arricchisce ogni giorno di tracce con cover di motivi evergreen e di interpreti governativi. Categoria big, direbbero a Sanremo.
Oggi al supergruppo si sono aggiunti Cancellieri (stamattina: i giovani vogliono lavorare vicino alla mamma) e poi la stessa Elsa Fornero che poco fa, all' apertura dell'anno accademico dell'Università di Torino, ha intonato "il lavoro fisso è una illusione".
Nei ranghi dell'opposizione, la senatrice Giuliana Carlino, capogruppo dell'Idv in commissione lavoro, si chiede se " il governo pensa di fare la riforma del lavoro a colpi di battute infelici" e se questa maratona verbale on air non sia un'"arma di distrazione di massa" dal problema sostanziale, che resta quello di come dare gas alle assunzioni di giovani, donne, over50 mettendo in campo una riforma del mercato del lavoro efficace e auspicabilmente condivisa.
Nei ranghi dei blogger, l'acuto Alessandro Capriccioli, autore di Metilparaben , osserva che tutte queste dichiarazioni hanno un fondo di verità (assolutamente d'accordo, persino prese così, astratte dal contesto in cui sono state pronunciate, toccano i temi intorno a cui si snoda il dibattito sull'occupazione giovanile, il lavoro atipico, il confronto con il resto d''Europa ecc ) e che, quindi, il fine e la preoccupazione dei ministri che le rendono dovrebbe essere, se non noiosamente didattico, almeno costruttivo. ..." comunicare al paese che a volte i ragazzi italiani stazionano troppo a lungo nelle università, che il mercato del lavoro sta inevitabilmente cambiando e che a volte bisogna saper rischiare un po' di più per ottenere una maggiore soddisfazione dalla propria carriera professionale". Quel che non si capisce invece , prosegue il post, è la scelta del tono, "la sottile nota irridente". Un carico beffardo che finisce per ottenere non l'attenzione, ma il rifiuto (variamente indignato) dei già abbastanza spazientiti destinatari.
Un po' di tatto, chiede Metilparaben agli attaccanti della squadra Monti , un po' di delicatezza: " Per comunicare al soldato Rossi che gli è morta la mamma, insomma, non occorre schierare il battaglione nel piazzale, ordinare a chi ha entrambi i genitori di fare un passo avanti e aspettare il malcapitato al varco gridandogli contro "Soldato Rossi, che cazzo fai?".
Solo apparentemente off topic : ieri sera a Che tempo che fa anche Roberto Saviano ha ricordato Wisława Szymborska e, leggendo i versi sul curriculum che vi ho postato venerdì, ha sbancato lo share serale, 17, 66% ovvero sei milioni davanti al video come per l'intervista a Monti, e in libreria oggi c'è chi chiede la Szymborska, non solo Fabio Volo. Perchè in Italia c'è fame di bellezza, ha scritto ora Saviano su Twitter. Da placare con una dieta a base di poesia. Ma piena di senso (non buon senso) quotidiano.
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Categorie: Il lato B
