Indica un intervallo di date:
  • Dal Al

Oh my God! Anche Lucy se ne va…

Lucyfarewell
Oh my God! Anche Lucy se ne va. Abbandona la nave del Financial Times con la sua scrivania sul ponte, e soprattutto, lascia la nave del giornalismo, che manterrà come un impegno, ma solo nei ritagli di tempo. Lucy Kellaway è un faro per chiunque, nel mondo, scriva di lavoro e tenti di raccontarlo, il lavoro delle persone e delle organizzazioni, come fa lei sulla sua column da vent’anni. In modo non omologato, cioè, non sdraiato sui comunicati ufficiali e le notizie predigerite e nemmeno sulle post-verità da social. Piuttosto, cercando sempre il guizzo della novità, e pure quella sfumatura di umorismo che è nascosto nelle cose d’ufficio di tutti i giorni e che, a saperlo cogliere, non è invisibile agli occhi come diceva il Piccolo Principe (che però faceva tutt’altro).lucyvintage
Perchè se ne va? Kellaway lo spiega oggi nel spazio fisso del lunedì , dove ha parlato da sempre, anche prima che ci fossero i blog , a partire da se stessa. Lo fa:
a) perchè ” Nella maggior parte dei lavori vent’anni è un mucchio di tempo”e ” i lavori sono come le feste, è meglio andar via quando ancora ti stai divertendo”.
b) perchè lascia per andare a fare qualcosa che la stimola, e quindi la divertirà ancora di più, e quello che la sprona e la euforizza è proprio ” il pensiero di ricominciare da capo, di imparare qualcosa di nuovo e terribilmente complesso”. Nonchè  l’idea di stare in una sala professori che hanno l’età dei suoi figli. Dopo luglio 2017, infatti, andrà a insegnare ai ragazzi con una struttura che ha fondato, la New Teach, apposta per dirottare manager e gente d’azienda a fine o nel post carriera a lavorare nelle scuole, portandoci tutto il bagaglio di cose che hanno imparato fin lì.
c) perchè è convinta che con questa inversione a U andrà a fare qualcosa di veramente “utile” per se stessa e per gli  altri. Non che scrivere di uffici non lo sia, aggiunge, ma non è questo, conclude, “il genere di utilità che ho in mente”.
Spiazzante ? Sì. Ma non è ancora finita: la scelta di Lucy è un manifesto, un invito a rivolto a tutti coloro che, svolta la boa dei 50, sono lì a pensare, scontenti di quello che fanno nell’organizzazione, nel lavoro, nella posizione dove si trovano e “sono pronti a buttare la macero la vita d’azienda” “Voglio persuadervi a mollare tutto quello che state facendo e venire con me”, incita Kellaway.  Citazione testuale: nemmeno stavolta la Lucy che conosciamo usa i giri di parole.
Come andrà a finire? La seguiranno i manager intristiti e i professional svuotati di senso e in galleggiamento – voluto o indotto – verso la pensione, obiettivo che, tra l’altro, via via  si allontana ? Noi che riportiamo il lavoro su giornali, blog, radio e schermi tv ci sentiremo un po’ più soli, a iniziare la settimana senza lo spunto sulla carta salmonata intercettato dal suo occhio impertinente . O la sua voce in podcast che compita cose tremende, ma con un accento deliziosamente british. Sarà perchè fuori è grigio e sgocciola, ma mi risuona nella testa il tema di Blade Runner, quello delle lacrime nella pioggia   (e dei momenti perduti come le stesse)…
Il lato B / Contro la sindrome da rientro post ferie (che forse non esiste) compriamoci una penna nuova

Il lato B / Le 4 regole della scusa perfetta: per giustificare un bidone ci vuole classe

HRCenter / Un buon capo sa dosare i suoi elogi: l’arte di lodare i collaboratori secondo l’Ft

Il lato B / Ancora su donne e calcio, uomini e disastri : stavolta le considerazioni sono di Lucy Kellaway dell’Ft