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Donne e lavoro – Son tutte belle le mamme del mondo: ma chi sono e come vivono le mamme migranti?

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Son tutte belle le mamme del mondo, diceva una  canzone di un secolo fa. Per la Festa della Mamma in arrivo con il suo carico di fiori, profumi e commerciali smancerie, all’Ismu, istituto di ricerca milanese che studia la multiculturalità, è venuta l’idea di indagare per capire meglio chi sono, come lavorano, come vivono il rapporto tra lavoro, famiglia, figli. Il punto di vista è inedito e interessante, le sorprese su questo universo vicino però sconosciuto non mancano, in positivo come in negativo.
Le donne rappresentano circa il 50% dei migranti internazionali, il 50,2% degli immigrati nell’Unione Europea, il 53% in Italia. E alle donne, dice lo studio a cura di Laura Zanfrini, va il merito di smentire con i fatti le rappresentazioni stereotipate e ideologiche sugli stranieri e sulle altre culture per la loro propensione al lavoro e all’imprenditorialità, e per il fatto che, in molti casi, in famiglia sono loro il principale breadwinner, cioè la persona che porta i soldi a casa. Sono loro anche a produrre i maggiori flussi di denaro diretto verso i Paesi a forte pressione migratoria, pagando spesso un prezzo molto alto sul fronte degli affetti e della qualità di vita personale, soprattutto se sono madri . E proprio per il ruolo che rivestono nell’educazione dei figli, le mamme sono centrali sia nel processo di trasmissione intergenerazionale dei valori e dei comportamenti sia nel percorso di integrazione nella società ospite.
Scorrendo i dati dell’Ismu, si apprende che la maggioranza delle mamme migranti ha un profilo molto simile a quello delle madri della stessa età, anche se in numero dei figli è “moderatamente superiore alla media” nazionale (1,3 per donna). In Lombardia, dove da ormai più di dieci anni è attivo un sistema di monitoraggio di genere che non esiste nelle altre parti d’Italia, curato dall’Osservatorio Regionale per l’integrazione e la multi etnicità dell’Ismu , sappiamo che il 49% delle donne migranti vive in famiglia con partner e figli, l’’11% vive da sola o in casa dei datori di lavoro, il  9% vive da sola coi figli. Il numero medio dei figli è di 1,5  per donna: l’80% di questi ragazzi sta in Italia, il 20% all’estero e il  57% è anche nato qui: eccoli, i “nuovi italiani”delle seconde generazioni. Un quarto delle donne migranti non ha nessun figlio, un quarto ne ha solo uno, il 5% ne ha quattro o più.
Sono tre i principali profili sotto cui l’Osservatorio lombardo ha raggruppato le mamme venute
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da lontano. Al primo appartengono le “mamme transnazionali”, con figli solo fuori dall’Italia, donne che lavorano a tempo pieno con un contratto a tempo indeterminato (oppure come lavoratrici autonome o imprenditrici). In Lombardia sono circa 36mila sulle 316mila censite. L’età media è 46 anni, circa dieci di più rispetto alle altre mamme immigrate. Le nuove arrivate in questo gruppo sono pochissime: il 97% è in Italia da almeno cinque anni, e il dato sembrerebbe dimostrare come i nuovi arrivi si siano decisamente ridimensionati anche per questo specifico volto dell’immigrazione.
Oltre l’80% delle mamme transnazionali è occupata come assistente familiare o come domestica (in genere fissa, molto più raramente a ore). Tra le mamme transnazionali in Lombardia le più numerose sono le ucraine (il 42,4% di tutte le mamme ucraine appartiene a questa categoria), seguite da filippine, moldove, peruviane e rumene. Il reddito mediano è di mille euro netti, a fronte però di un impegno lavorativo particolarmente oneroso: la maggioranza assoluta lavora più di 50 ore. Il 15% raggiunge o supera i 1.500 euro di reddito. Più di sei su dieci hanno almeno un diploma di scuola superiore, e il 10% ha un’istruzione di livello universitario
Le mamme “angeli del focolare”(circa 49mila) hanno solo figli che vivono qui, sono casalinghe che abitano con il marito o il partner e non cercano lavoro. Provengono soprattutto dal Marocco (19,8%), dall’India (16,6%) e dall’Egitto (10,8%). All’interno dei gruppi caratterizzati da un modello tradizionale di divisione del lavoro tra i generi, la quota di “angeli del focolare” è addirittura maggioritaria: tra le indiane e le bangladeshe ancor più che tra marocchine, egiziane e pakistane. Paradossalmente sono loro le immigrate più giovani, con 36 anni di età media, ma hanno tra i 20 e i 29 anni in oltre quattro casi su dieci.  Queste ragazze contribuiscono ad alimentare la schiera dei Neet, i giovani che non studiano e non lavorano, fenomeno particolarmente diffuso nell’ambito dell’immigrazione. E si tratta nel complesso , nota lo studio dell’Ismu, del gruppo più debole dal punto di vista del capitale umano: il 18,3% non è andato oltre la scuola primaria, il 6% sa appena leggere e scrivere ma non ha alcun titolo di studio, il 4% è addirittura analfabeta. Un quarto dichiara di non essere in grado di leggere l’italiano, e il 34,6% di scriverlo.
Nonostante la giovane età, queste mamme hanno un numero medio di figli più elevato delle altre: il 45% ne ha almeno tre, il 15% ne ha almeno quattro, per la maggioranza nati in Italia e in larghissima prevalenza ancora minorenni.
Infine, ci sono le mamme “come le nostre”, o meglio come la gran parte delle mamme lombarde della loro stessa età: sono circa 123mila, hanno i figli tutti qui, vivono col proprio marito o partner. Si tratta del 39,1% delle mamme immigrate in Lombardia . Concorrono alla produzione del reddito familiare con il loro lavoro. Ma sarebbe meglio dire che vorrebbero concorrere:  il 43,3% un lavoro lo desidererebbe, ma non ce l’ha. Quando invee l’impiego c’è non va oltre le 24 ore settimanali, quindi anche il reddito medio ricavato è molto modesto: 650 euro (netti) al mese. E queste lavoratrici sono ampiamente concentrate nei classici profili da immigrata: il 28% è domestica a ore (sommando anche le assistenti domiciliari e le domestiche fisse si arriva ad oltre un terzo); il 15,5% è addetta alle pulizie; l’11,5% è addetta alla ristorazione; solo una su dieci ha un lavoro almeno impiegatizio. Eppure è elevata la quota delle laureate (14,5%) e diplomate (37,7%), a cui va aggiunto un ulteriore 10,8% in possesso di una qualifica professionale. Si tratta anche del gruppo di mamme meglio integrate dal punto di vista linguistico. Provengono in particolare da Albania (16%) e Romania (14,6%) e, sorpresa, anche dal Marocco (12,3%) e dall’Egitto (7,9%). In particolare, il 40% delle mamme marocchine e il 49% delle mamme egiziane che vivono in Lombardia rientra in questo profilo, e non, come lo stereotipo corrente vorrebbe, a quello delle mamme “angeli del focolare”.