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JobTech / Sotto la neve, il lavoro “agile”, una storia americana (e anche una italiana)

bostonMentre in Italia stiamo ancora aspettando l’inverno vero – e , a sentire il meteo che preannuncia freddo e neve in arrivo nel fine settimana, forse stavolta ci siamo  – a Boston si sono preparati per tempo. Anche nelle aziende, dove il freddo e le imbiancate record dell’anno scorso sono state l’occasione per sperimentare il lavoro a distanza . Con i relativi vantaggi, già documentati nella solare California da uno studio  dell’università di Stanford  in termini soddisfazione dei lavoratori (“agili” o “smart” come si tende a chiamarli ultimamente), e di produttività. Il 13% in più, quest’ultima,  rispetto ai valori dei colleghi alla scrivania, “appesantiti” dai tempi di spostamento e dallo sbilancio del  work-life-balance.
Secondo il Boston Globe, il maltempo americano ha avuto un costo stimato tra i 15  e i 50 miliardi di dollari nel 2014. E nel 2010, anno particolarmente critico, il conto delle chiusure causa neve negli organismi governativi è stato di oltre 71 milioni di dollari in perdita di produttività. La storia è riportata sul sito Telelavoro Italia del sociologo Patrizio di Nicola, evangelizzatore su questi temi da tempi non sospetti. E di  smart working si parla su Job24, con una indagine italiana sul lavoro a distanza visto da chi lo fa, studio che restituisce un risultato fuori programma. Dicono, gli smartworker, che se l’ambiente di lavoro mobile è bene organizzato e dotato di tutte le attrezzature e le connessioni necessarie, allora vale la pena lavorare anche cinque ore di più alla settimana.
Indagine – Lo smart working visto da chi lo fa: se il lavoro è davvero «agile» si può allungare l’orario

Un suggerimento per un film che non c’entra con il lavoro agile, ma c’entra con il Boston Globe e con il giornalismo d’inchiesta ai tempi del passaggio al digitale, visto che è tutto ambientato lì in redazione : “Il caso Spotlight”. Presentato all’ultima Mostra di Venezia, arriverà anche nelle nostre sale in febbraio. Quando – forse – farà freddo e saremo tutti stufi di Checco Zalone.