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Formazione / I diplomati sono meglio di come ce li raccontano ? Forse sì

diploestChe cosa esce di interessante dal rapporto di Alma Laurea sul profilo dei diplomati nel 2015 – 40 mila usciti da 250 Istituti scolastici in particolare di Lazio, Lombardia, Emilia Romagna, Liguria e Toscana che aderiscono al progetto AlmaDiploma, quindi già in qualche modo “sensibilizzate” –  uscito oggi? Sostanzialmente quattro cose ( e due considerazioni) :

1.  che a scuola si impegnano: il voto medio di diploma è 76,9 su 100 (79 nei licei, 74,7 negli indirizzi. Il 6% ha preso 100 e 100 lode, il 9% da 91 a 99 su cento. Il 50% è uscito con un voto medio, da 71 a 90. L’88% non ha mai ripetuto l’anno
2. che fanno volentieri stage ed esperienze internazionali, grazie alla scuola o su iniziativa personale. Lo stage è condiderato una esperienza positiva dai reduci degli indirizzi dove è più praticato, i  professionali e tecnici, meno nei licei. Il 52% dei diplomati totali ha svolto uno stage previstodai programmi scolastici. Il 35% ha compiuto esperienze di studio all’estero, metà dei quali programmi organizzati dalla scuola. Le esperienze di studio all’estero sono molto diffuse al liceo linguistico (73%), al classico (46%) , allo scientifico (37%) e nell’ indirizzo tecnico economico per il turismo (49%),molto meno negli altri ambiti. Il 15% dichiara una conoscenza “almeno buona”dell’inglese
3. che sono attivi e multitasking:  il 55% dei diplomati ha fatto una esperienza di lavoro saltuario o stagionale , il 64% fa sport (più i maschi delle ragazze), 18% si dedica a volontariato e il 49% a una attività culturale (suonare uno strumento, fare foto, danzare, disegnare, scrivere testi, cantare, tenere un sito o un blog, recitare, fare riprese video, dipingere)
4.che della scuola soddisfatti,  però…mentre 53 diplomati su cento ripeterebbero lo stesso

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corso, ben 46 cambierebbero l’indirizzo di studio e/o l’istituto e la quota di incerti sul futuro e sulle scelte era ancora ampia alla viglia della maturità: 14%, con tecnici (23%) e professionali in testa, solo l’8% nei licei. Mentre 59 diplomati su cento intendevano iscriversi all’università, 16 cercare lavoro, 6 fare entrambe le cose. Da queste percentuali si deduce che

a)  che la famiglia conta (eccome se conta) e l’ascensore sociale è fermo ai piani bassi.
( i almagenifrancesi lo hanno scoperto  da anni, su JobTalk ne parlavamo nel 2007 collezionando bonarie alzate di spalle bonarie nei commenti…). La presenza di diplomati con genitori laureati è massima fra i diplomati liceali (38%), si riduce notevolmente fra i tecnici (12%) ed è ancor più limitata fra i professionali (8%). Visti i bassi investimenti in istruzione (Italia:  7,4% della spesa pubblica, media Paesi Ocse: 11,6%) e mancando di politiche di orientamento e diritto allo studio efficaci e capillari, l’ambiente socio-culturale  familiare esercita ancora  un ruolo rilevante nelle scelte formative e professionali.

b) che le politiche di orientamento sono una priorità: per non disperdere energie e il capitale umano giovane, che è quello che alimenta lo sviluppo e il rinnovamento. Ma inclusiva – quindi democratica – prima di tutto.