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Dr Job / Il «superamento» del contratto a progetto: video online su Job24, concentrato nel post

Schermata 2015-02-27 alle 16.08.44Che fine fanno i contratti a progetto? E le partite Iva? Ci sarà ancora spazio per il lavoro parasubordinato nelle aziende ?  Di questo tratta la terza puntata del nostro “Jobs Act in progress” spiegato  dagli esperti avvocati giuslavoristi dello Studio Trifirò & Partners  . La videointervista con l’avv Tommaso Targa  é online sul canale lavoro  Job24.  Nel post qui sotto, il “succo” superconcentrato in quattro domande
Avv.Tommaso Targa , Studio Trifirò & Partners – @TrifiroPartners .  Una volta attuata la delega del Jobs Act sui contratti a progetto, ci sarà ancora spazio per il lavoro parasubordinato nelle aziende ?
Il titolo II, capi I e II, dello schema di decreto 20 febbraio 2015, recante il testo organico delle tipologie contrattuali e la revisione della disciplina delle mansioni, contiene le norme (articoli 47-49) destinate a dare attuazione alla legge delega, laddove quest’ultima ha previsto “il superamento” dei co.co.co. e del lavoro a progetto.
In base all’articolo 47 dello schema di decreto, a decorrere dal 1 gennaio 2016 non saranno più consentiti rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, anche nella forma a progetto, “che si concretino in prestazioni di lavoro esclusivamente personali, continuative, di contenuto ripetitivo e le cui modalità di esecuzione siano organizzate dal committente anche con riferimento ai tempi e ai luoghi di lavoro”.
A partire da tale data (1 gennaio 2016), le uniche ipotesi ammesse di lavoro parasubordinato saranno:
a)    Le collaborazioni per cui i C.C.N.L. di categoria prevedono discipline specifiche “in ragione delle particolari esigenze produttive ed organizzative del relativo settore”;
b)    Le collaborazioni prestate nell’esercizio di professioni intellettuali per le quali è necessaria l’iscrizione in appositi albi professionali;
c)    i rapporti organici (componenti dei consigli di amministrazione e degli organi di controllo delle società); in questi casi, anche se dal punto di vista amministrativo viene emesso un “cedolino” che prevede l’applicazione del trattamento fiscale e previdenziale spettante per i collaboratori, non siamo di fronte a un rapporto di lavoro, bensì a un mandato gestorio;
d)    le prestazioni di lavoro rese, a fini istituzionali, in favore delle associazioni e società sportive dilettantistiche affiliate alle federazioni sportive nazionali, alle discipline sportive associate e agli enti di promozione sportiva riconosciuti dal CONI.
In questi rari casi, i contratti di collaborazione dovranno prevedere la specificazione di un progetto, come avviene nel vecchio regime ?
Nelle ipotesi di cui sopra, i rapporti di collaborazione, per essere legittimi, non richiederanno la specificazione di un progetto, a meno che essa non sia espressamente richiesta dalla contrattazione collettiva nei casi sub a). A tale conclusione si giunge osservando che, per le tipologie b), c) e d), il progetto non era richiesto nemmeno dalla previgente disciplina (legge Biagi e riforma Fornero) e sarebbe, peraltro, incompatibile con la loro stessa natura. Inoltre, questa conclusione è avvalorata dalla interpretazione finalistica e sistematica degli articoli 47 e 49 dello schema di decreto.
Nel nuovo regime, il collaboratore potrà contestare la natura genuina del contratto e rivendicare la subordinazione ?
Venendo meno, a decorrere dall’entrata in vigore del decreto, l’articolo 69 del decreto legislativo 276/2003 (legge Biagi),  non è chiaro se –  nei rari casi consentiti  – il collaboratore potrà contestare la qualificazione del rapporto, in che modo e con quali conseguenze. In assenza di ulteriori precisazioni, è ipotizzabile un ritorno all’antico, per cui i collaboratori potranno, con onere probatorio a loro carico, contestare la natura parasubordinata del rapporto, dimostrando i presupposti della subordinazione. La riqualificazione del rapporto comporterà il diritto alla riammissione in servizio e al pagamento di eventuali differenze retributive maturate in costanza della collaborazione.
Cambia qualcosa anche per le partite IVA ?


Tra le norme non più applicabili, a partire dall’entrata in vigore del decreto, vi è anche l’articolo 69 bis, la norma introdotta dalla riforma Fornero per le cosiddette “partite Iva”. È scontato dire che il rapporto di lavoro autonomo sarà sempre consentito. Infatti, la legittimità delle prestazioni retribuite mediante partita IVA discende direttamente dalle previsioni del Codice civile (articoli 2222 e seguenti), non certo dall’articolo 69 bis. Del resto, sarebbe davvero inimmaginabile un sistema del lavoro in cui non è consentito lo svolgimento di attività in regime di autonomia, con le relative conseguenze sotto il profilo fiscale e previdenziale. L’art. 69bis si limita ad individuare dei casi in cui si può presumere non genuina la qualificazione autonoma del rapporto. Di conseguenza, se non sarà più invocabile tale norma, i lavoratori autonomi che intendessero contestare la qualificazione del rapporto non potranno più beneficiare di alcun genere di presunzione, e dovranno dimostrare i presupposti per l’accertamento di un preteso rapporto di lavoro subordinato con il committente.
Che ne sarà dei contratti di collaborazione in corso, stipulati secondo la disciplina attualmente vigente?
I rapporti di lavoro a progetto, di collaborazione e di consulenza a partita IVA, già in corso alla data di entrata in vigore del decreto, continueranno ad essere validi e disciplinati dagli articoli 61-69bis del decreto legislativo 276/2003, fino alla loro naturale scadenza. L’art. 49 dello schema di decreto prevede, infatti, che queste norme resteranno in vigore solo per la disciplina dei contratti già in atto.
D’altro canto, l’articolo 48 dello schema di decreto prevede che i rapporti di lavoro autonomo o parasubordinato possono essere “stabilizzati” nel periodo transitorio, compreso dall’entrata in vigore del decreto alla dead line del 31 dicembre 2015. Infatti, “i datori di lavoro privati che procedano all’assunzione con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato di soggetti già parti di contratti di collaborazione coordinata e continuativa anche a progetto e di persone titolari di partita Iva” potranno beneficiare di una estinzione di “violazioni… in materia di obblighi contributivi, assicurativi e fiscali connessi alla eventuale erronea qualificazione del rapporto di lavoro pregresso, salve le violazioni già accertate prima dell’assunzione”. In sostanza, l’assunzione a tempo indeterminato di ex collaboratori – che sarà soggetta al regime delle “tutele crescenti”, oltre che ad eventuali sgravi contributivi – comporterà una sanatoria del pregresso, sotto il profilo fiscale e contributivo, per cui i competenti organi ispettivi non potranno rivendicare omissioni di versamenti e relative sanzioni, per il periodo precedente alla stabilizzazione.
Tale sanatoria richiede, però, oltre all’assunzione a tempo indeterminato, anche la sussistenza di due ulteriori presupposti:
a)    i lavoratori interessati devono, a loro volta, sottoscrivere un accordo conciliativo “tombale” rinunciando alla pretesa riqualificazione del precedente rapporto di collaborazione e ad eventuali conseguenti differenze retributive;
b)    nei 12 mesi successivi all’assunzione, i lavoratori stabilizzati non possono essere licenziati se non per giusta causa o giustificato motivo soggettivo.
La disciplina della “stabilizzazione” dovrà essere integrata in sede di stesura definitiva del decreto. In particolare, laddove essa è estesa genericamente a “persone titolari di partita Iva”, sarebbe opportuno specificare chi sono i beneficiari, non essendo immaginabile che la norma in questione sia applicabile a qualsiasi lavoratore autonomo che, per qualsiasi ragione, si è trovato in passato a svolgere delle prestazioni d’opera nei confronti del committente / potenziale “stabilizzatore” .

DrJob – Naspi, Discoll, Cig : vecchi e nuovi ammortizzatori sociali. Video online su Job24, il testo nel post

Jobs Act in progress – Contratto a tutele crescenti e licenziamenti – Avv. Tommaso Targa – Trifirò e Partners

 

 

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