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DrJob – Naspi, Discoll, Cig : vecchi e nuovi ammortizzatori sociali. Video online su Job24, il testo nel post

Schermata 2015-02-27 alle 16.03.20L’analisi del Jobs Act in progress a cura degli esperti avvocati giuslavoristi dello Studio Trifirò & Partners prosegue con il capitolo sulgli ammortizzatori sociali, al centro del secondo dei decreti attuativi già approvati il 20 febbraio 2015 , nel video online oggi sul canale lavoro Job24  con il contributo dell’ avv. Valeria De Lucia . Nel post a seguire,  il testo con tutto quello che c’è da sapere  su Naspi, Asdi, Discoll in quattro domande e altrettante risposte. Più qualche previsione sul destino della cassa integrazione. Qui invece il precedente video di Job24 su contratto a tutele crescenti e liceziamenti – oggetto delll’altro decreto – spiegato dall’ avv Tommaso Targa

Avv. Valeria De Lucia, Studio Trifirò & Partners – @TrifiroPartners  1)  Quali linee guida e principi hanno caratterizzato il percorso del Governo nella formulazione del decreto attuativo del 20 febbraio 2015?
Il Parlamento, con la legge delega, ha affidato al Governo un compito sicuramente ambizioso: ridisegnare le tutele sul reddito sia in caso di perdita del posto di lavoro involontaria, sia in caso di sospensione della attività aziendale (per intenderci, i casi in cui si fa ricorso alla cassa integrazione guadagni). I principi e criteri guida della delega possono così sintetizzarsi:
-universalizzazione delle misure di sostegno al reddito in caso di disoccupazione;
-revisione del quantum e della durata delle indennità, da correlarsi alla pregressa storia contributiva dei lavoratori;
– razionalizzazione della normativa in materia di integrazione salariale;
– coinvolgimento attivo dei lavoratori espulsi dal mercato del lavoro e dei beneficiari di ammortizzatori sociali.
Per il momento il primo decreto attuativo licenziato dal Governo lascia ancora scoperti molti dei punti innanzi richiamati, la cui implementazione è rinviata ad ulteriori decreti di futura emanazione.  Manca ancora l’intervento sulla cassa integrazione, che il Governo annuncia di voler emanare prossimamente ma per il  quale non esiste ancora uno schema di decreto.  Così come viene rinviato l’intervento volto alla individuazione di misure idonee a garantire il coinvolgimento attivo dei lavoratori espulsi dal mercato del lavoro nella ricerca di nuova occupazione.  Tali misure appaiono essenziali, sia nell’interesse del lavoratore – nell’auspicio che lo Stato possa nel modo più proficuo accompagnarlo in un percorso che ne faciliti la ricollocazione – sia nell’interesse collettivo e di sostenibilità del bilancio statale. In altre parole, è interesse di tutti che gli ammortizzatori sociali non si trasformino in una tutela meramente assistenziale, ma siano effettivamente finalizzati a favorire il reinserimento dei disoccupati nel mondo del lavoro.
2) Questo è quel che ancora non c’è nel decreto, ma di cui ci si auspica la tempestiva implementazione. Quali sono invece le effettive e concrete novità contenute nel decreto attuativo?
Il decreto licenziato il 20 febbraio 2015 per il momento si focalizza principalmente sulla estensione (temporale e soggettiva) della assicurazione contro la disoccupazione. Già la legge Fornero del 2012 aveva fatto un (seppur piccolo) passo nel senso della “universalizzazione” della assicurazione contro la disoccupazione, creando l’Aspi e la Mini-Aspi.  Con il nuovo decreto, ci si muove nuovamente nel senso di tentare di appianare le differenze di trattamento tra lavoratori, a seconda della tipologia contrattuale.


Sappiamo infatti che, storicamente, quella che si chiamava fino al 2012 “indennità di disoccupazione” era riservata ad una platea di pochi “eletti”.  Il limite maggiore della vecchia indennità, che è anche la motivazione dei più recenti propositi di riforma, era il fondamentale dualismo tra lavoratori dipendenti a tempo indeterminato e c.d. “precari”
Di fatto, mentre i primi, i dipendenti a tempo indeterminato – grazie a contributi propri o al “sostegno” dello stato – erano assicurati in qualche modo contro la perdita del lavoro, la sempre più vasta moltitudine dei precari, già di fatto meno garantiti, si trovava nell’impossibilità di accedere a forme di sostegno al reddito nei periodi di disoccupazione involontaria.
Oggi una qualche forma di tutela ai collaboratori viene data, anche se per un periodo comunque inferiore a quello riconosciuto ai lavoratori subordinati, e peraltro solo in via sperimentale per il 2015 (confidando che la sperimentazione dia buoni frutti e sia sostenibile economicamente per il Bilancio dello Stato, e pertanto possa essere estesa agli anni a venire).
Quindi, in via sperimentale per il 2015, è prevista l’introduzione di una nuova forma di sostegno al reddito, cosiddetta DIS-COLL, per i collaboratori coordinati e continuativi, anche a progetto.
Condizioni per fruire della disoccupazione mensile sono: la perdita involontaria del  lavoro (vi rientra, va detto, anche il caso di dimissioni per giusta causa), l’essere iscritti in via esclusiva alla Gestione separata. Previsti anche dei minimali contributivi (l’aver versato almeno 3 mesi di contributi all’INPS a partire dal gennaio dell’anno solare precedente alla cessazione del rapporto, di cui almeno un mese nel 2015).
L’importo erogato a titolo di DIS-COLL 2015 dipende dal reddito imponibile ai fini previdenziali e la durata del trattamento di sostegno al reddito è la metà del periodo di contribuzione versato dal collaboratore, fino ad un massimo di 6 mesi.
Rimangono tuttora esclusi dagli ammortizzatori sociali i collaboratori a partita IVA.
3)  E per i lavoratori subordinati cosa cambia?
Per quanto riguarda i lavoratori subordinati, la NASPI o “Nuova Aspi” va a sostituire Aspi e Mini-Aspi (quindi, le forme previste dalla legge Fornero per lavoratori a tempo indeterminato e a tempo determinato, ma pur sempre subordinati) . La durata della nuova Aspi sarà variabile e personalizzata: come previsto dalla legge delega, agganciata “alla pregressa storia contributiva del lavoratore”. Quindi, non più parametrata all’età anagrafica, bensì alla anzianità contributiva.
Si prevede infatti che la NASPI venga corrisposta mensilmente, “per un numero di settimane pari alla metà delle settimane di contribuzione degli ultimi quattro anni” .  La vera novità per i lavoratori a tempo indeterminato che perdano il lavoro, è però un’altra: l’istituzione, in via sperimentale, di una nuova forma di sostegno al reddito, denominato “Assegno di disoccupazione” o ASDI, avente la funzione di fornire una tutela a coloro i quali, a seguito della fruizione della NASPI, si trovino ancora in una situazione di bisogno e non abbiano reperito altra occupazione.
L’ASDI verrà erogata per massimo sei mesi, in misura pari al 75% dell’ultimo trattamento NASpI, se inferiore alla misura dell’assegno sociale.
L’ammontare subirà incrementi per eventuali carichi di famiglia. Il sostegno economico verrà condizionato all’adesione e partecipazione ad un progetto personalizzato di ricollocazione al lavoro.
Non sono ancora definiti, nel decreto del 20 febbraio, nè i requisiti economici che caratterizzeranno la “situazione di bisogno” (requisito per accedere all’ASDI) nè l’importo degli incrementi per carichi familiari di cui si è detto innanzi. Tali elementi verranno definiti con apposito decreto.
4)Per quanto riguarda la cassaintegrazione, il Governo ha rinviato ad un ulteriore nuovo decreto il riordino di tale ammortizzatore sociale. E’ possibile già intuire dalla legge delega quale sia la strada su cui si muoverà tale nuovo, probabile intervento normativo?
Per il momento, è difficile dare una risposta compiuta a questa domanda, perché la legge delega si limita a fissare dei principi e linee guida che dovranno guidare il futuro operato del Governo.  Principi che sono comunque così sintetizzabili. Da un lato, ci si aspetta una revisione dei criteri di concessione ed utilizzo della cassa integrazione, escludendo i casi di cessazione dell’attività aziendale. Già la legge Fornero del 2012 si era mossa in tal senso, abrogando a decorrere dal 1° gennaio 2016 l’utilizzo della cassa integrazione straordinaria in caso di procedure concorsuali. La nuova norma parla di necessità di «prospettive di continuazione o di ripresa dell’attività» lavorativa e «di salvaguardia dei livelli di occupazione».
Pertanto si può ipotizzare che l’intervento vada nella direzione di un ulteriore restringimento dei criteri e una esclusione di ogni possibilità di ricorso se non esiste una concreta probabilità della continuazione dell’attività aziendale e lavorativa, una volta terminato il ricorso alla cassa integrazione.  Del resto, va detto che la cassa integrazione guadagni ha, per sua natura, lo scopo di tutelare il reddito dei lavoratori in caso di sospensione o riduzione oraria per situazioni temporanee (benché di più o meno lunga durata) di difficoltà aziendale.
Nelle circostanze in cui l’azienda è destinata a cessare l’attività, l’integrazione salariale, di fatto cela esuberi strutturali di personale e posticipa i licenziamenti. Le conseguenze sono un prolungato stato di inattività e di permanenza passiva nel sistema dei sussidi da parte dei lavoratori. Ovviamente l’auspicio di tutti è che, se davvero si restringeranno le maglie per l’accesso alla cassa integrazione, tale intervento venga contro-bilanciato da un ulteriore innalzamento delle forme di sostegno al reddito dei lavoratori disoccupati.
Certamente è da considerare positivamente la prospettata (ma non ancora attuata) semplificazione delle procedure burocratiche di concessione della cassa. Infatti, attualmente le procedure sono complicate e dispendiose in termini di tempo.
La legge delega, inoltre, mira a condizionare l’accesso alla cassa al preventivo esaurimento di altre possibilità contrattuali di riduzione dell’orario di lavoro (come per esempio il ricorso alla banca ore, oltre che l’esaurimento di ferie e permessi maturati e non goduti).
E’ delegata inoltre al Governo la revisione dei limiti di durata, nonché l’individuazione di meccanismi di incentivazione alla rotazione.
Attendiamo di vedere come questi principi verranno attuati, per esprimere una valutazione nel merito.