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Diari / Genitori controfigura: mio figlio cerca lavoro! Anzi, no: sono io che lo cerco per lui…

parentGenitori controfigura dei figli in cerca di lavoro. Il fatto non é nuovo per JobTalk: già in un post del 2012 raccontavo la storia dei genitori(soprattutto madri) invitati dall’Università Bicocca di Milano a una giornata di orientamento organizzata ad hoc per loro il sabato mattina. Selezionatori e formatori mi segnalano poi – per esperienza diretta –  che il fenomeno si va diffondendo. Non é affatto raro, raccontano, che  candidati ultraventenni si presentino ai colloqui accompagnati. Non potevo che dire ok, quindi, al resoconto “live” di Luigi  Ballerini che al Meeting di Rimini,  oltre a fare l’inviato per Job24 e a incontrare i lettori dei libri per ragazzi di cui é autore pluripremiato, tiene proprio  un ciclo di incontri dedicati  a genitori ansiosi di giovanotti/e inoccupati. A ospitarlo é niente di meno che lo stand del Ministero del lavoro. Dal Meeting 2014, sempre a firma di Luigi, online su Job24 ci sono l’intervento del ministro Poletti in stile deregolatorio che da ieri suscita RT e commenti piuttosto salaci su 24Job. E la cronaca della mattinata sui giovani “periferia del lavoro” , con le risposte della formazione al proliferare dei Neet.
di Luigi Ballerini – Mio figlio cerca lavoro! Quando ho proposto questo titolo per una serie di incontri al Meeting presso lo stand del Ministero del Lavoro – ciclo di incontri promosso in collaborazione col Gruppo GI – ero consapevole che saremmo andati a toccare una questione molto delicata. Un figlio, magari non più ragazzo, che vive in casa e non trova lavoro suscita infatti un particolare miscuglio di affetti nei suoi genitori che includono il dispiacere per la situazione attuale, la preoccupazione per un futuro troppo nebuloso e anche un certo senso di colpa per il dubbio di aver sbagliato qualcosa.
Le aspettative non sono state disattese e lo spazio messoci a disposizione si é sempre riempito di persone, per lo più coppie dai capelli grigi, attente e armate di blocco per gli appunti. Sono arrivate spesso in anticipo e hanno atteso con pazienza le quattro del pomeriggio di una estate strana dove anche chiusi in un grande box di vetro non manca l’aria. Hanno iniziato col prendere nota con diligenza di cosa le Human Resources valutano in chi è alla ricerca della prima occupazione (esperienze di vita, competenze trasversali, segni che dimostrino intrapredenza come il volontariato e i viaggi o l’impegno in qualche associazione, la gestione del colloquio quanto a educazione, puntualità, postura, e rispetto del codice di abbigliamento). Prendevano nota e annuivano e si leggeva nei loro occhi ciò che pensavano: ecco, quante volte gliel’ho detto anch’io! Vestiti bene, arriva puntuale, sii educato!
Poi però siamo passati a un altro punto, probabilmente il punto: il protagonista della ricerca è vostro figlio, non siete voi. Per favore resistete alla tentazione di sostituirvi a lui, non è questo il modo per aiutarlo. In quel momento sono uscite le questioni ancora non dette, probabilmente la questione: ma si alza tardi, non va in giro, non gli va mai bene niente, ha rifiutato un’offerta perchè chiedevano anche un turno serale, cerca solo un posto fisso…


La questione del figlio, appunto.
“Ha fatto un colloquio a Eataly e gli hanno chiesto se oltre alla pasta si sarebbe potuto occupare anche di carni, e lui ha risposto di no, perche solo la pasta è la sua passione”.
“Si è presentato in una azienda e ha detto che gli andava bene di tutto, che non aveva preferenze, che decidessero loro cosa fargli fare. Però non lo hanno preso lo stesso”.
Due facce della stessa medaglia, la medaglia di un orientamento problematico, in eccesso o in difetto, fallimentare su un mercato del lavoro che cerca contemporaneamente flessibilità e determinazione. È una situazione di fronte alla quale un genitore rischia di ritenere che la soluzione sia prendere in mano la ricerca, assumerla in prima persona, senza considerare che cosí, invece, la situazione peggiora: il figlio resterà al palo e in più gli si farà terra bruciata intorno, perchè chiunque vede recapitarsi a mano un cv da un genitore sa che sulla persona che sorride dalla foto in prima pagina non c’è da fare affidamento.
Lo stesso vale per l’utilizzo del network personale, ovviamente il network del genitore.
“Non avresti un posto per mio figlio?” è un’altra frase emersa nell’incontro. Un esempio di domanda mal posta, tranne in rarissimi casi. Il titolare della domanda è invece il giovane cui può sí essere messo a disposizione il patrimonio di conoscenze che hanno intrecciato i genitori, ma perchè ne faccia buon uso lui. Non necessariamente la richiesta diretta di un lavoro, piuttosto la ricerca di suggerimenti su come muoversi in un certo settore, in modo anche da conoscerlo meglio nelle sue dinamiche e necessità.
Ai genitori è arrivato l’invito a farsi una presenza discreta, a restare dietro le quinte, a incoraggiare, a sostenere e anche spronare una attività di ricerca che non può che vedere come protagonista il futuro lavoratore stesso. In prima persona.