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Il lato B / Facebook, Twitter, Google, LinkedIn: sorpresa, la parità di genere non é il loro forte. Lo dice Le Monde

"Google's Made With Code" Launch Event To Inspire Girls To Code Hosted By Mindy Kaling And Featuring Chelsea ClintonSi fa presto ultimamente, quando si parla di gestione delle Hr, a passare dalla lista dei buoni al lato nero della lavagna. Abitué, almeno fino a ieri,  delle posizioni top delle varie classifiche “Best place to work”, i big dell’economia digitale cominciano  a fare i conti con un altro racconto. Causa le difficoltà di mercato e, qualcuno azzarda, anche del pericoloso debito di ossigeno quanto a capacità di innovazione in cui si trovano (persino loro..) . Già messi sotto severa osservazione per la nuova propensione ai tagli massicci di personale e ai progetti di assumere droni e robot al posto degli umani per sbrigare i compiti più meccanici, adesso i nomi di punta della Silicon Valley si beccano anche l’accusa – inedita- di essere maschilisti. E poco attenti alla parità di genere.
La critica, documentata da tabelle dettagliate quanto impietose sulla situazione di Facebook,

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Twitter, Google, LinkedIn e Yahoo, arriva da un articolo pubblicato sull’edizione web di  Le Monde e intitolato “Les entreprises du Web restent dominées par les hommes blancs”. Nelle imprese della Silicon Valley, popolate da professional e dirigenti perlopiù maschi e bianchi, dice il testo,  le donne in particolare  sono sottorappresentate. E lo sono in tutte le posizioni:  nei ruoli tecnici  ma soprattutto nei ruoli di responsabilità. In Twitter, per esempio, le sviluppatrici sono una sola contro nove sviluppatori uomini, le dirigenti appena il 20%.
La fonte, i report sulla diversità presentati pubblicamente nel mese di luglio dalle maggiori realtà dell’ hitech e dei social: 69% i dipendenti maschi di Facebook a livello mondiale, e per i ruoli tecnici e di sviluppo si tocca l’85%. A LinkedIn, il rapporto uomini donne é 61-39%, si legge in un altro articolo che Le Monde ha dedicato all’argomento.
Non si può non pensare al consiglio che Marisa Bellisario, negli anni 80 del secolo passato e a partire dalla sua esperienza personale di “deb” in Olivetti, dava alle giovani neolaureate brillanti in cerca di lavoro – ovvero di puntare dritte sui settori innovativi, perchè più aperti verso le donne e meno incrostati di idee e riti passatisti – e non provare un po’ di malinconico sconcerto. Il cambiamento può anche prendere direzioni impreviste, stiamo imparando, e proporci bizzarre inversioni a “U”.
A parziale discolpa del settore, il pezzo francese cita una serie di campagne nello stile delle azioni positive messe in atto di recente dalle
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stesse aziende della Valle, anche associate  in uno sforzo comune – chiamate “Girl who code” o “Made with code” –  per cambiare il panorama a tinte sessiste, e incoraggiare l’accesso delle donne giovani ai mestieri – e alle carriere, si spera – dell’informatica e del Web.
Sulla stessa linea, in Italia, registriamo l’azione di Microsoft per bilanciare il rapporto uomini-donne in azienda, quella che il nuovo direttore Hr  Pino Mercuri è venuto a raccontarci in una videointervista su Job24 lo scorso maggio. Di come va ( e dove andrà in futuro)  l’occupazione nel settore digital abbiamo invece discusso, in un video che é online ora sul canale lavoro,  con il presidente di NetConsulting e prof del Politecnico di Milano Giancarlo Capitani a partire dai dati dell’Osservatorio sulle competenze digitali 2014.