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JobTech / Piccole imprese crescono se diventano digitali (ma digitali veramente). Primo passo: valorizzare le competenze

Courtois
Il 67% delle piccole imprese  italiane ha un sito web, il 24% usa i social network, il 7%  fa l' e-commerce.  Questo significa essere "tech-savvy"? No, forse non basta. Suggestivo questo termine anglosassone,  che vuol dire esperti in tecnologia, ma esperti davvero. Lo ha pronunciato questa mattina alla fine di un seminario in Assolombarda a Milano il presidente di Microsoft International Jean-Philippe Courtois,  on tour in Italy per predicare l'innovazione secondo gli eredi di Bill Gates:  fino a un momento prima lo stesso era segnalato a una tavola rotonda  sulla via en rose allo smart working intitolata  "Women on the Rise" .  Il titolo dell'incontro con le imprese, invece, era "Digitali per crescere". E se le piccole imprese italiane diventassero digitali, ma digitali davvero, ha aggiunto e documentato con slide  Courtois,  i loro fatturati si moltiplicherebbro per quattro e i posti di lavoro creati addirittura per sei. Carlo Purassanta, ad di Microsoft Italia da un anno, aggiunge che il  mercato del cloud in Italia ha é cresciuto del  240% in due anni e che gli imprenditori che incontra adesso hanno giù fatto un bel salto quanto a " tech-saviezza". 
Non sembrava così convinto, poco prima, il docente del  Politecnico Alfonso Fuggetta, secondo cui nelle piccole imprese  la consapevolezza sul digitale sta crescendo sì, ma non c'e ancora una cultura diffusa perchè si veda anche un "impatto di sistema" tale da produrre i risultati prospettati da Jean-Philippe Courtois.  Ci vogliono perlomeno due passaggi.  Uno é  "riscoprire il senso dell'urgenza" (e questo vale anche per la pubblica aministrazione, e forse un po' per tutto ill Paese) : i progetti, ha detto Fuggetta,  non vanno rimandati a tempi migliori e imprecisati sull'agenda , ma avviati subito.  Il secondo passaggio per le piccole imprese ( e per la Pa) é "riscoprire le competenze tecnologiche, da rimettere al centro".  Perchè in un momento in cui si fa tanta fatica a riconoscere e remunerare  il valore di saperi, skill, esperienza  e abilità ( e  succede persino  in un campo in cui le competenze dovrebbero essere  come  il pane quotidiano,  basiche e indispensabili: che bel paradosso!),  nelle Pmi si continua a considerare la tecnologia una "commodity". Ovvero, un bene fiungibile e pronto all'uso. Quindi  da pagare poco,  così come il "capitale umano" che la conosce e la maneggia. Non succede così altrove, e non c'è bisogno di guardare troppo lontano dalla sede di Assolombarda in centro  a Milano per indovinare il finale. "I giovani bravi – ha concluso il prof – prendono e vanno in Svizzera".