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Cre-Attivi – “Giovani.Italiani.Lavorano”: a TEDXIED idee under30 per scuotere il Paese “seduto”

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Che cosa puo fare un venti – trentenne  che ha avuto la ventura – o la sventura – di nascere nel Paese del primo mondo che fa meno formazione e innovazione di tutti, e di affacciarsi sul mercato del lavoro proprio nel periodo storico  in cui il reddito cala, il debito sale ma non é usato per dare servizi,  la tassazione é "svedese" ma non gli garantisce nè welfare oggi nè prospettive di pensione adeguata domani? Può fare l'agricoltore di 1a generazione: imprenditore di agrinido, di coltivazioni bio e  compatibili con le diete curative o di  stalle controllate via Ipad. Oppure il web professional allineato a un codice umanistco; il cappellaio o l' "artigianauta", stilista di borse glocal da produrre a Capracotta (Vt) e poi vendere sulla 5th avenue; il product designer che non smette di sperimentare neanche se ha già in tasca un cv dove ogni riga é un traguardo "perchè chi copia arriva sempre secondo" . 
Soprattutto, il giovane contemporaneo italiano, il più scolarizzato, linguisticamente competente e digitalmente connesso di sempre, non deve cedere allo sconforto "no future", non deve perdersi d'animo ma prendere coscienza del proprio potenziale e talento personale.  Quelli che il Paese dove si parla più che altro di Imu – problema che tocca direttamente solo quel 5% minimale di under30 che é proprietario di immobili – non considera e non coltiva. E ripartire da qui per ricostruire (anche il Paese) nonostante tutto, perchè é solo sul "nonostante tutto" che si costruisce qualcosa di significativo. La frase é di Albert Camus, citato ieri sera ieri sera a Milano dall'assessora (trentenne) al lavoro Cristina Tajani  in apertura del TEDxIED. Secondo incontro – conferenza indipendente organizzato dall'Istituto Europeo di Design seguendo la formula rodata delle ultranote  conferenze TED : mettere in scena speaker capaci di presentare e diffondere in modo incisivo e non prolisso le "idee che hanno un valore". 
La partenza era il titolo "Giovani. Italiani. Lavorano", dove la parola "eppure" sottintesa dal punto prima del verbo, come ha detto il direttore di Ied Management Lab Alessandro Rimassa, è sì la più importante, ma anche quella che va fatta sparire, e presto per carità, a suon di idee e anche di decisioni della politica. Le idee sono quelle degli esperti e degli "esperimentanti" che la regia ha voluto alternare sul palco, un  prof con le tabelle ma senza spocchia  e un giovane di quelli "eppure" con il proprio racconto di cose fatte e cose capite.

Le azioni pubbliche vanno costruite, ha detto l'assessora comunale,  non partendo "dalle negazioni – niente lavoro, niente contratti -  ma piuttosto guardando, per incentivarle, alle caratteristiche in positivo". Quelle che a Milano per esempio vedono i giovani promotori e utilizzatori dei fenomeni socioeconomici emergenti della città come il il coworking. O il movimento dei makers "che

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reiventano la tradizione manifatturiera delle picole imprese  con le nuove tecnologie ".  La medesima cosa la fa  Benedetta Buzziches; diplomata in fashion design dopo aver lavorato in India, Cina e Brasile,  adesso inventa e realizza borse che recuperano le lavorazioni locali nel suo paesino del viterbese "perchè quello che pensiamo si può realizzare con le mani". Benedetta é alla guida di una squadra di  "artigianauti",  giovani o meno giovani che hanno perso il lavoro o addirittura vecchi zii e parenti che si materializzano fuori orario  in laboratorio, come i folletti, a dare una mano quando c'è un picco o una consegna urgente .
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Per Tito Boeri, economista che qui presenta, in pochi grafici efficaci, il confronto sbilanciatissimo di qualità della vita e di reddito tra un laureato in economia nato negli anno 50 e una nata negli anni 80, lo spread che non scende e che deve preoccupare é quello tra la disoccupazione totale  e quella giovanile  " che é tre volte tanto e solo in Italia é così sfavorevole". Se "il Paese che non investe nei giovani non ha futuro", la soluzione proposta prevede contratto a garanzie crescenti (é l'unico del Jobs Act renziano? Probabilmente..), scuole di specializzazione che alternino studio e pratica in azienda, e un patto di solidarietà che tolga alle super pensioni  a quattro zeri per dare alle nuove generazioni di lavoratori le protezioni che non hanno.
Alessandro Bulgarini, product designer, racconta la carriera in azienda, diverse aziende; dalla difficoltà  a far digerire l'età acerba e l'approccio tecnologico digitalizzatore ai colleghi più anziani in Novalux, impasse superata grazie alla fiducia  "del titolare giovane che credeva in me" , fino alla progettazione della nuova macchina Lavazza Compact ultrapiatta e l'invito ai colleghi sfiduciati a non "sedersi": "se hai idee, disegnale comunque, anche se non hai a chi farle realizzare". 
Giulio Xhaet , esperto e formatore in digital media management, elenca le nuove professioni del digitale secondo il suo "codice umanistico" e per ciascuna individua il talento distintivo a cui sono collegate , il loro "daimon". Per chi crea contenuti è  "avere una voce personale", per il community manager sorprendentemente é l"empatia.
Maria Letizia Gardoni, imprenditrice agricola di prima generazione,  a 25 anni presidente dei Giovani della Coldiretti marchigiana, esordisce affermando che il ritorno alla campagna non é
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dovuto alla crisi ma  alla passione e alla capacità dei giovani neoagricoltori di rispondere alle nuove tendenze di vita e soddisfare i  bisogni emergenti in tema di alimentazione  e benessere,  introducendo le tecnologie e recuperando con nuove visioni il tessuto sociale  agricolo. 
Per il sociologo Alessandro Rosina, il circolo vizioso "poca crescita, poca spinta al cambiamento, poche opportunità" si spezza se si riprende a crescere e a innovare  e se i giovani si rimettono in campo con convinzione credendo nelle proprie potenzialità. Cosa possibile: gli ultimi studi, per esempio quello dell'Istituto Toniolo, vedi  l'articolo su Job24 di novembre,  fanno a pezzi un bel po' di luoghi comuni frusti sull'identità generazionale dei millennials. A cominciare da quello solito della dipendenza dai genitori.
La serata continua con gli oratori a corrente alternata (Michele Tiraboschi che parla di apprendistato e stage seguito dall'emerging designer Sandro Gonnella, gli ad che passano il microfono ai blogger ), pragmatismo  e tanta emozione  come vuole il format anglosassone e anche di più, perchè siamo italiani e perchè i giovani, se pungolati anzicchè ridimensionati, rispondono così. Ci può stare. Su Twitter TEDXIED a un certo punto é il primo trendig topic dopo i #Tokyohotel. Chi tra gli over40 si lamenta, impermalito perchè non ha trovato il mugugno e quindi diffida dell'onestà dell'operazione, accenda pure la tv.  Per gli incuriositi, invece, tutto   é in un   Tweetbook.