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JobAct – Il contratto unico: ma di che cosa si parla? Su Job24 il videoripasso, il testo nel post

Jobact
Nel giorno del debutto del JobAct,  con lo svelamento del piano lavoro di Renzi, online su Job24 c'è un videoripasso  delle proposte di contratto unico a cura dell'avvocato giuslavorista Tommaso Targa dello Studio Trifirò&Partners. Il tema non é nuovo per il blog, tutt'altro: ci piace discuterne dal lontano 2009… in avanti. Qui di seguito, invece, il testo guida del video 

  di Tommaso Targa, Studio Trifirò&Partners@TrifiroPartners  Premessa. Le proposte di “contratto unico” nascono da 1) un’esigenza di semplificazione, evidenziata fin dai tempi del Libro Bianco del prof. Biagi; 2) la necessità di favorire l’occupazione giovanile; 3) la discussione nata attorno all’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori (norma che, però, nel frattempo, è già stata modificata dalla riforma Fornero).
Proposta Ichino  (disegno di legge 1481/2009 – antecedente alla riforma Fornero): “contratto di transizione”
-    Assunzione a tempo indeterminato; dopo un periodo di prova di 6 mesi (attualmente i CCNL prevedono periodi di prova di solito più brevi, salvo che per le qualifiche elevate come i quadri), è possibile il licenziamento per “motivi economici”; se il licenziamento è illegittimo, al lavoratore spetta solo un indennizzo pari ad una mensilità per ogni anno di servizio (45 giorni dopo 10 anni di anzianità), detratto il preavviso; l’indennizzo non è dovuto se il lavoratore ha maturato i requisiti pensionistici ed è dimezzato nelle aziende con meno di 16 dipendenti; la reintegrazione si applica dopo 20 anni di anzianità, oppure –a discrezione del giudice – in ipotesi di licenziamento discriminatorio (la proposta mira ad un definitivo superamento dell’art. 18, già recentemente rivisto)
-    In caso di licenziamento, formazione e servizi per il reimpiego con costi a carico delle aziende; inoltre, assicurazione contro la disoccupazione per max 4 anni, che copre per il primo anno il 90% della retribuzione (poi si riduce gradualmente al 80%, 70% e 60% l’ultimo anno), a carico dell’azienda; tale assicurazione è “privata”, ossia affidata a consorzi di imprese o ad enti bilaterali finanziati dalle imprese aderenti; il godimento dell’indennità è subordinato al fatto che il disoccupato si impegni a restare a disposizione dell’agenzia per il ricollocamento (l’obiettivo – senza dubbio condivisibile – sarebbe quello di spostare su entità privatistiche il carico degli ammortizzatori sociali che attualmente grava sull’INPS)
-    Contribuzione ridotta al 26% per il primo anno per giovani, donne e anziani; dopo dovrebbe essere attorno al 30% (la riduzione del costo del lavoro è il vero strumento di rilancio dell’occupazione)
-    Dovrebbe comportare una tendenziale abrogazione delle tipologie “flessibili di lavoro”, ad eccezione dei rapporti stagionali e talune forme di collaborazione parasubordinata (iscritti ad ordini professionali, collaborazioni occasionali, collaborazioni con compenso elevato, ad es. oltre € 40.000); la normativa dei contratti di assunzione – così semplificata – dovrebbe essere tradotta in inglese per renderla più chiara ai potenziali investitori stranieri
-    Solo per aziende aderenti a un apposito contratto collettivo che disciplini tale tipologia di contratto (il contratto potrebbe essere sottoscritto anche da una sola OS, purché radicata in almeno 4 regioni) (il prof. Ichino nelle sue dichiarazioni pubbliche ha evidenziato la necessità di una riforma della disciplina della rappresentanza sindacale; ha poi suggerito un confronto con le proposte di delegificazione avanzate dal centrodestra, evitando però di delegare alla contrattazione collettiva la semplificazione del sistema che può essere realizzata solo attraverso iniziative legislative)  
Proposta Renzi : il “job act” é la ambiziosa proposta di creare un modello alternativo al precariato permanente dei giovani, forse difficilmente attuabile con una maggioranza eterogenea quale l’attuale
-    Esclusione dell’art. 18 per i primi anni del rapporto di lavoro che nasce però ab initio a tempo indeterminato; in caso di licenziamento, indennizzo economico e ammortizzatore sociale per la disoccupazione (questa proposta mi pare che possa convivere con l’attuale versione dell’art. 18 più di quella del prof. Ichino)
-    l’art. 18 rimane per coloro che sono già nel mercato del lavoro



-    Semplificazione normativa, eliminazione dei contratti a progetto e traduzione in inglese della normativa sul lavoro
-    Rilancio dei centri per l’impiego come strumento non solo di collocamento, ma anche di formazione professionale qualificata
Proposta Parlamentari PD maggio 2013 (disegno di legge Nerozzi) : valorizza la necessità di semplificazione e unificazione delle tipologie contrattuali a carattere formativo
-    Percorso di accompagnamento al lavoro in due fasi: prima fase di abilitazione (a tempo determinato di max 3 anni durante i quali è possibile il licenziamento con preavviso) e seconda fase di consolidamento professionale al termine della quale il rapporto prosegue a tempo indeterminato, con le attuali tutele
-    Sgravi contributivi assimilabili a quelli attualmente previsti per l’apprendistato; defiscalizzazione per un primo periodo
-    Sostituisce molte tipologie attuali di rapporto flessibile: apprendistato professionalizzante, buona parte dei contratti a termine, lavoro a progetto (salvo le collaborazioni per qualifiche professionali elevate), partite IVA, lavoro a chiamata, lavoro accessorio, lavoro occasionale
-    Maggiore regolamentazione di tirocini e stage
-    Durante le due fasi è prevista formazione sia teorica che pratica; la retribuzione aumenta con il grado di competenza professionale acquisita
-    L’abrogazione di molte forme di lavoro “atipico” comporterebbe una parificazione del trattamento contributivo e degli ammortizzatori sociali
-    Istituzione di un compenso minimo garantito  
Proposta Boeri / Garibaldi – é la proposta meno " rivoluzionaria"
-    Assunzione a tempo indeterminato con patto di prova di 6 mesi; seguono una fase di inserimento (3 anni) ed una di stabilità; durante la prima fase, in ipotesi di licenziamento illegittimo solo un risarcimento economico pari a massimo 6 mensilità (salva la giusta causa che consente il recesso in tronco, e il licenziamento discriminatorio, per cui è prevista la reintegrazione)
-    Dopo il licenziamento durante la fase di inserimento, è possibile l’eventuale riassunzione dello stesso lavoratore, potendo usufruire del periodo residuo di inserimento
-    Non sostituisce alcuna delle attuali tipologie di rapporto “flessibile” e nemmeno prevede una formazione iniziale a favore del neo assunto
-    Contribuzione sociale max 33%
-    È prevista l’istituzione di un salario minimo nazionale per tutte le forme di lavoro (anche para subordinato)
Osservazioni conclusive
-    L’art. 18 è stato modificato dalla riforma Fornero rendendo meno frequenti le ipotesi di reintegrazione; inoltre, la riforma Fornero, pur con i suoi limiti, ha determinato una accelerazione dei tempi del giudizio; ritoccare ulteriormente il regime delle tutele a me non pare prioritario, né indispensabile a creare occupazione
-    A questo punto per creare occupazione bisogna lavorare più sul cuneo fiscale che sulla tutela reale in ipotesi di licenziamento
-    Vanno bene le proposte di semplificazione delle tipologie di rapporti, subordinati e parasubordinati, anche se già ora il contratto a progetto è utilizzato molto meno che un tempo; va combattuto l’abuso del rapporto parasubordinato; le partite IVA possono ancora avere una utilità per prestazioni lavorative di elevato contenuto professionale, rese in assenza di esclusiva e in autonomia organizzativa
Job Act – Il contratto unico: di che cosa si parla? – Avv. Tommaso Targa, Studio Trifirò & PartnersJob24