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JobManagement / Very italian! In ufficio é l’ora del “leader del quieto vivere”

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Leggo da una ricerca della società di recruitmente Robert Half (me la sono trovata nell'email stamattina), la notizia che " in ufficio, la maggior parte dei manager si assume la colpa per errori che non ha commesso”.  Sei su dieci, il 58%, per l'esattezza, appartenenti a un campione di 100 tra responsabili e direttori Hr italiani. Tra questi, il 43%  dichiara che, in fondo, il malfatto altrui così imboscato "era una minima cosa" e  il 34% di aver offerto il fianco per "non voler mettere nei pasticci qualcun altro". Il 16 % ammette di essersi sentito indirettamente responsabile dell’errore occorso al collaboratore.
Il partito dei sinceri vale il 3%: tanti sono coloro che  confessano di aver nascosto il vero colpevole per non danneggiare la propria carriera, e altrettanti quelli che, invece, si giustificano dicendo che "una spiegazione avrebbe creato più problemi".
i Perfetto (si fa per dire..).
I rapporti con i colleghi e con il capo sono ambiti delicati  su cui spesso si basa l’equilibrio dell’ambiente di lavoro, questa é  la lettura dei dati suggerita dal committente. Addirittura, suggerisce Matteo Colombo, country manager di Robert Half :   "é comprensibile che, in alcune circostanze, ci si addossi la responsabilità di un errore o di una infrazione al posto di altri. L’importante è che si tratti di un evento di lieve importanza e di un’eccezione" . Per concludere poi che "in nessun caso", così facendo si deve "compromettere la propria reputazione professionale”.
Avrei due domande: la prima é se davvero giova e a chi, in una organizzazione, la tendenza a  nascondere la polvere sotto il tappeto, pur senza farne un'abitudine.
La seconda é: a quale, tra gli stili di leadership classificati dagli studiosi fa riferimento questo tipo di condotta "manageriale"? Escluderei le categorie elencate nel noto saggio di Goleman
Boyatzis e McKee sulla "Primal leadership". Tutte tranne una. No  il leader visionario (questo 58% di manager, in realtà, vede e non vede); no  il leader formatore (l' esempio non é certo da raccomandare); no di certo il leader comandante o regolatore, e nemmeno il leader democratico, da cui ci si aspetta trasparenza ed equità .   Rimane solo, nella catalogazione golemaniana,  il leader affiliato.
Il termine, che nella nostra cultura, tra l'altro,  non ha un gran bell'effetto evocativo, indica quel capo che pensa che la cosa più importante in azienda sia instaurare  un ambiente di armonia e morale alto, evitando o risolvendo i conflitti. A ogni costo? Può darsi.  Io però gli cambierei etichetta. Lo chiamerei " il leader del quieto vivere". Very italian: do you agree Mr Goleman and Mr Half ?