Indica un intervallo di date:
  • Dal Al

Il lato B / Più laureati in città danno sprint all’economia e allo stipendio (di tutti). Ma se l’istruzione in Italia paga poco..

Laureainpugnojpg
Se le università (si parla di Milano in particolare)  sapranno “attrarre giovani con
elevato grado di istruzione, specie se attivi nel campo della ricerca e
dell’innovazione”, potranno essere uno dei motori di sviluppo della città. Le
analisi scientifiche mostrano, infatti “come un’elevata concentrazione di
giovani con queste caratteristiche consenta di accrescere, grazie ai guadagni di
produttività, il benessere della popolazione complessiva. Le città con molti
laureati hanno economie più dinamiche e creative e retribuzioni medie più
elevate non solo per i laureati stessi, ma anche per tutti gli altri
lavoratori”
. Così ha detto solo poche ore fa, il rettore dell’Università Bocconi, Andrea Sironi, durante la tradizionale  cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico 2013-2014.  Vero: lo sostiene da anni anche Richard Florida, il teorico delle creative class in creative cities. Difficile, però, evitare il confronto con i dati 2012 del Consorzio  Alma Laurea, citati solo tre giorni fa, sabato,  dal suo presidente Andrea Cammelli,  secondo cui lo stipendio medio del laureati italiani, a un anno dal conseguimento del titolo  é di mille euro netti al mese. Dieci euro, poi,  é la differenza media tra  le lauree triennali ( 1.049 euro) e le le specialistiche biennali : 1.059 in tasca al neodott, ancora meno ,1.024 euro,  per le specialistiche a ciclo unico come Medicina, Veterinaria, Chimica e Tecnologia Farmaceutiche, Farmacia, Giurisprudenza, Architettura, Odontoiatria . A cinque anni dal titolo si arriva in media  a 1.440 euro tra i laureati specialistici e a 1.484 euro tra quelli a ciclo unico.
Non solo, rispetto alla rilevazione precedente , le retribuzioni risultano addirittura in calo. Del 5% fra i laureati triennali, del 2,5% fra quelli a ciclo unico e del 2% fra gli specialistici biennali. E facendo il confronto temporale all'ultimo quadriennio (2008-2012), le retribuzioni reali per tutte e tre i gruppi di laureati delle 64 università consorziate in Alma Laurea figurano diminuite del 16-18%.
L'istruzione in Italia paga poco, notava ieri anche la sociologa Chiara Saraceno commentando una ricerca su donne  e lavoro di Risorsa Donna , realizzata da Pragma sul territorio di Milano- Monza e Brianza. Anche se, per le donne in particolare, averne una, e avere, anzi, un titolo di studio elevato é essenziale per entrare nel mercato del lavoro,  ma soprattutto per restarci, aggiungeva Saraceno.  La stortura é che, poi,  le differenze retributive di genere salgono di pari passo  con la carriera e l' istruzione.  L'indagine milano-monzese, commissionata dall'ente bilaterale (sindacati Fisascat-Cisl, Filcams-Cgil e Uiltucs-Uil e aziende di Confcommercio Imprese ) del settore terziario  Ebiter, registra,  infatti, una percentuale di donne dirigenti o quadro che é incastrata da anni al 6,1% per le donne (gli uomini sono l'11,2%). Alla disparità numerica soverchiante, poi, si aggiunge il
Ebiter9
differenziale retributivo: per le lavoratrici é già del 30% a sfavore ( e tocca addirittura il 33 % nel terziario, settore d'elezione per l'occupazione femminile milanese)  ma peggiora con il salire del ruolo. Più più sei qualificata e  più alto  é il tuo grado nella gerarchia aziendale meno guadagni, insomma,  se sei una donna. Quanto? La ricerca porta anche i numeri : la busta paga di un manager uomo registra tuttora in media 93 euro in più sulla retribuzione  giornaliera.
Non va meglio nelle libere professioni:  per le avvocate in città il pay gap con i colleghi é del 50%, ha detto Cinzia Calabrese, che siede nel Comitato Pari Opportunità dell'Ordine di Milano.  Succede nell'area più  affluente economicamente, avanzata e innovativa, creativa (e attrattiva per i talenti, direbbero Richard Florida e il rettore della Bocconi) del Paese.