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Lavori in corso/ Nelle carceri si riparte dal lavoro


Dolcidigiotto
Parliamo di carceri ma (state tranquilli), qui non ci occupiamo del Monopoli. Il tema é il lavoro, l'occasione l'intervento della ministra Cancellieri al Meeting di Rimini, dove i questi giorni ci sono tutti, e anche  il nostro Luigi Ballerini . Nelle carceri italiane si lavora: ancora poco, visto che solo il 3,5% dei detenuti ha la possibilità di farlo. In qualche caso si lavora anche molto bene, penso per esempio al carcere milanese di Bollate, dove funziona già la scuola aberghiera di cui parla Cancellieri. Un altro esempio, a Padova,  é raccontato nel post che segue. Un lavoro (e non un "lavoretto") é importante per non é in libertà, e importantissimo nel momento in cui la riavrà. Leggete i numeri, vanno molto al di là delle parole… La foto sono tratta dal sito di Golosaria e dal blog Cartebollate.
di Luigi Ballerini-  https://twitter.com/luigiballerini on Twitter –Emergenza
uomo, il titolo del Meeting. Emergenza lavoro, apre a sorpresa l'incontro
"una pena per redimere in una societ
à più sicura", alla presenza di Angelino Alfano, Annamaria
Cancellieri e Luciano Violante. A lanciare il grido Nicola Boscoletto, presidente
della Cooperativa Giotto
che da numerosi anni opera
nella casa di reclusione Due Palazzi di Padova con la certezza che la chiave di
volta per i carcerati
è proprio il lavoro. La qualità dei loro prodotti di pasticceria   è un'esperienza che sta facendo
scuola in Italia. I dati presentati parlano da soli, in Italia dei 64.000
detenuti solo il 3,5% lavora. E qui parte subito una distinzione d'obbligo:
lavoro non
è occupare il tempo, lavoro non
sono i lavoretti, ma una attivit
à retribuita che possa essere
spendibile anche dopo, nel fuori. La possibilit
à di recidiva dopo il
reingresso nel sociale
è del 70% per chi non ha svolto
un percorso lavorativo, e solo del 2% per chi ha imparato un mestiere. Se il
costo di un detenuto al giorno si aggira intono ai 250 euro, per ogni milione
investito nel lavoro carcerario se ne risparmiano nove.

Per il
vicepresidente Alfano "compito dello stato
è creare al detenuto una nuova
strada, quella del

Impiatto-torre-copia
lavoro. Far lavorare la gente in carcere significa anche
rendere le strade più sicure, creare lavoratori che
una volta usciti andranno a cercare un lavoro che hanno imparato. Lo stato deve
indurre in tentazione virtuosa il carcerato". Il Ministro Cancellieri
auspica di "aprire sempre pi
ù il lavoro in carcere,
esperienza che va ampliata a tutte le carceri. Penso ad esempio alle scuole
alberghiere, in modo che i detenuti quando escono possano avere un titolo
spendibile per poter essere reinseriti". Il Presidente emerito della
Camera dei Deputati Violante ha al riguardo una proposta concreta:  "non sappiamo quanti detenuti hanno
realmente  imparato un mestiere e manca
un coordinamento fra tutti i soggetti che si occupano del lavoro. Non sarebbe
il caso di attivare un commissario straordinario per il lavoro in carcere?".

Il
messaggio
è chiaro: nelle carceri si
riparte dal lavoro.
È questo anche anche un monito:
si riparta dal lavoro. In una lettera di un ergastolano di Padova consegnata
oggi al Ministro Cancellieri le parole pi
ù definitive. 

"Lavoro
e istruzione sono elementi essenziali a ridare dignit
à e libertà di spirito a un uomo. Nella
mia lunga esperienza detentiva ho sentito spesso tanti compagni pronunciare la
frase: se mi dessero una possibilit
à non tornerò più in questo posto! È proprio in questo momento che le istituzioni devono essere
presenti, non quando un uomo pieno di rabbia e rancore
è giunto al fine pena ed è convinto di non dovere niente
a nessuno avendo pagato, secondo lui, il proprio debito con la societ
à".