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Dirty Job / Se questo é uno stagista: dov’é finito il soggetto (e anche l’oggetto, cioé il lavoro)?

Tutti oggi parlano dello stagista di Londra morto per troppo e ininterrotto lavoro. La domanda é se di lavoro si tratta. Se i tanti 22enni Moritz della City o di casa nostra siano impigliati nel "magic roundabout" o "giro della morte" – la giostra spietata per cui lavori e non fa altro, e  da cui scendi a sera tarda per risalire la mattina dopo, prestissimo – senza averlo scelto. Perchè oggi i giovani che lavorano (pochi) o lavorano troppo oppure niente , come scrive Massimo Gramellini. O  se, invece, camminino (da "alpha men",  si dice a Londra, pare) sull'orlo della trappola: quella del  lavoro che piace da morire, che ti proietta in un mondo possibile  ma senza darti certezze, di cui parlavo l'altro ieri qui sul blog, e  come ho letto in un commento oggi. Ho chiesto a Luigi Ballerini,  saggista saggio e medico, una riflessione, ha risposto anche lui con una domanda: dove é finito il soggetto? Aggiungo: cerchiamo anche l'oggetto, ovvero il lavoro, interroghiamoci su che cos'é e dove va..  
di Luigi Ballerini-  https://twitter.com/luigiballerini on Twitter – Dove é finito il soggetto, viene da chiederci leggendo la cronaca
del giovane stagista ventunenne, Moritz Erhardt, morto a Londra dopo tre giorni
di lavoro continuo, tenuto in piedi solo da caff
è e ostinazione. Dove è finito il soggetto, per sua natura libero, che può accettare o rifiutare una richiesta, che sa distinguere
tra una proposta e un ricatto? Bisognerebbe riprendere il Discorso sulla servit
ù volontaria scritto da Etienne de la Boètie a meta Cinquecento.
L'autore si interrogava:
"vorrei solo riuscire a comprendere come mai tanti uomini, tanti villaggi
e citt
à, tante nazioni a volte,
sopportano un tiranno che non ha alcuna forza se non quella che gli viene data,
non ha potere di nuocere se non in quanto viene tollerato
". Rileggiamo
queste parole sostituendo a uomini il termine stagisti e si parla di oggi. Se
qualcuno replica sostenendo che il giovane non poteva fare altrimenti, sta
mentendo. Esiste sempre una via di uscita, se il compito richiesto
è disumano resta sempre la possibilità di rispondere no grazie, me ne cerco un altro. Non si
tratta di ignorare le difficolt
à, ma sapere quali compromessi
sono da rifiutare.

 

Può darsi che ci fossero altre patologie presenti nel giovane
Moritz, ma sappiamo che per privazione di cibo e sonno il fisico crolla. Abbiamo
gi
à letto la cronaca di più di un giocatore compulsivo di videogiochi morto per
sfinimento dopo giornate ininterrotte davanti al computer.
È un corpo che non viene più ascoltato e capito, perché prima di sfinire e finire lui invia i suoi messaggi. Sono
messaggi sistematicamente ignorati da soggetti accecati da un solo obiettivo.

Non siamo
di fronte a un incidente sul lavoro, non si sono verificati fatti
imprevedibili, esterni al soggetto, c'
è stata ostinazione.
L'ostinazione non va confusa con la determinazione e nemmeno con l'ambizione.
Essere ambiziosi significa innanzitutto identificare un ambito, e l'ambito in
cui si muoveva Moritz andava rigettato. Punto.

Resta
sempre aperta la questione se davvero bisogna giocare con le regole imposte
dall'ambiente, se non si pu
ò fare qualcosa per modificare
o addirittura se certe regole non ce le diamo noi, disposti a tutto per un
obiettivo assolutizzato.

È una brutta storia quella di
Moritz. Ma
è ancor più brutto che qualcuno osi solo pensare che è inevitabile, che il mondo ora va così, che questi sono i rischi da correre per emergere quando
si
è giovani.

Si può purtroppo morire sul lavoro, ma non di lavoro, a meno che
non parliamo di schiavi. Appunto.