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Flessibili o precari? – Lavorare gratis o “fare le cose belle che durano” (come dice anche Letta)?

Lavorogratis
La striscia, in inglese, é bella davvero. L'ho trovata stamattina su Facebook. Antonella, che l'ha pescata  a sua volta da un curioso link americano, si stupisce e si domanda: ma allora non succede solo da noi… Il fatto é un altro: é che, da noi, sentirsi proporre un lavoro non retribuito, con le gustificazioni più varie e surreali a surroga del compenso, sta diventando una eventualità, se non normale,  prevedibile per i giovani. E non solo nel dominio nebuloso dei finti stage: a proposito,  13 Regioni  su 19, più le Province autonome di Trento e Bolzano, hanno finora recepito, non senza qualche affanno e ognuna a modo proprio,  le linee guida per i tirocini fissate in Conferenza Stato-Regioni, che stabiliscono, tra l'altro,  un rimborso spese minimo di 300 euro). O nel campo peraltro ampio e variegato dei mestieri cosiddetti creativi, a cui si riferisce la striscia english speaking, e da cui il blog di Moni Ovadia  sul sito dell'Unità la settimana scorsa traeva  una  testimonanza italianissima ed efficace. Un'altra narrazione intrigante é quella di
Domenica
Silvia Bencivelli, medico e giornalista scientifica in "Cosa intendi per domenica?La mia (in)dipendenza dal lavoro. Nel suo libro-verità, pubblicato in maggio da LiberAria insinua il dubbio e, insieme, scoperchia la trappola. Quella per cui, in molti casi, si finisce a lavorare a costo zero, che é la passione per quel che si fa. Quando si pensa che trovare un lavoro che piace  sia  così bello e di per sè appagante che lo si potrebbe fare anche gratis. Nemmeno per sogno. Non solo perchè la Costituzione parla chiaro all'articolo 36  e perché il volontariato é tutt'altra cosa (a proposito:  su come e quanto sia opportunamente normato ci torneremo a breve) , la voce di Silvia si alza forte nel suo blog: "perché anche se è vero che il mio lavoro assomiglia a un hobby, e
a volte si tratta di fare cose divertenti che farei anche per niente,
non posso svendere quel che faccio. E’ il mio lavoro: me lo sono
praticamente inventato da me ed è la cosa più preziosa che ho. Devo
rispettarlo, accidenti"
. E quando parla di rispetto, non parla solo per sé la collega Silvia, o per chi si trova nella stessa condizione : "E poi no per tutti gli altri. Perché chi lavora gratis rovina il
mercato. Se lavori gratis, chi ti fa lavorare sceglierà sempre te solo
per questa ragione. E quindi tu non migliorerai e produrrai cose sempre
mediocri, la tua professionalità e il lavoro che svolgi saranno
svalutati, i tuoi colleghi non riusciranno a farsi pagare e la qualità
del lavoro si abbasserà
". E' del senso del lavoro e del suo valore che parla: delle "cose belle che durano" e che gli italiani sanno fare, come diceva giusto ieri il premier Letta al Meeting di Rimini.  Quindi del domani. Che interessa tutti, non solo i giovani, se é vero che la ripresa parte proprio da lì. Ma non é gratis.