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JobLibrary / “Tech and the city”: perchè New York pullula di neoimprese internettiane (e Carrie oggi sposerebbe uno start-upper, non Mr. Big)

TECH-AND-THE-CITY
 New York vista dalla parte delle start up è "un alveare che ronza". In Internet, ma anche di persona nei "meetup" che si tengono, tuttora, mensilmente  in teatri affollatissimi . E' una comunità che si é allargata dal nucleo originale della Silicon Alley degli anni 2000 per punteggiare e trasformare altri quartieri. Che é cresciuta con la Bolla di Internet, ma non si è dissolta dopo lo scoppio. Anzi, come sostiene uno dei suoi animatori, Scott Heiferman, proprio lì ha ritrovato i fondamentali: buone idee e lavoro duro. Ci é riuscita riaffermando, comunque, la sua specificità distintiva rispetto alla workaholica Valley californiana: per dirla con Kevin Ryan, Ceo di DoubleClick "divertirsi lavorando ma anche fuori del lavoro, sempre alla ricerca di esperienze diverse per stimolare l'imaginazione".  Ma anche includendo techies, angel investors,  umanisti, fighetti modaioli e creativi "locavore" che vanno in bici e si portano il lunch da casa , cowos, istituzioni politiche locali ed soggetti della formazione, accademica e business. Componendo, in questo modo,  un ecosistema che dal 2007  al 2012, proprio mentre gli altri settori perdevano occupati, ha fatto nascere oltre 11mila posti di lavoro nelle dot-com, che vanta il doppio di imprese fondate da donne rispetto a Silicon Valley e a Londra, e che ha saputo immaginare e realizzare un campus, il Cornell Tech che, scriveva l'Ft la settimana scorsa, é molto più di un fiore  all'occhiello:  é uno dei motori da cui ci si attende lo sviluppo dell'economia della città nei mesi a venire. Forse. Perchè il grande punto interrogativo scatta a  dicembre, quando il sindaco Michael Bloomberg, fiancheggiatore attivo dell'"alveare"in questi anni, finirà il suo mandato.
Tutto questo lo hanno scritto due personaggi che a New York ci abitano, Maria Teresa Cometto, giornalista, e Alessandro Piol, venture capitalist,  nel libro "Tech and City- Startup a New York, un modello per l'Italia", pubblicato da Guerini e associati. Perfetto da leggere in vacanza, tra l'altro, perchè cifre e notizie sono incastonate piacevolmente nelle storie di 50 protagonisti arrivati da mezzo mondo.
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Per chi parte adesso per New York , invece, il volumetto verde funziona da guida non convenzionale, con link,  consigli, indirizzi fisici e itinerari – non manca nemmeno una puntata a casa di Antonio Meucci, innovatore ante litteram, di quelli sfortunati – per farsi un'idea della metropoli che va oltre l'immagine globalmente disseminata dai film e dalle serie tv.  Ma neanche poi tanto, come suggerisce l'assonanza sbarazzina del titolo e se é vero, come si legge in uno dei capitoli, che se Sex & The City lo girassero
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oggi, Carrie non si metterebbe con con Mr Big, ma starebbe con uno start-upper.
A Maria Teresa Cometto, che é venuta a trovarci in redazione, ho chiesto invece del modello per l' Italia: da dove si comincia, per clonare la Tech city (a Milano, per esempio)?. Primo passo: smettendo di considerare l'ambiente dell'innovazione un mondo "altrove", separato dal resto dell' economia e dai modi e dai luoghi dove si crea il valore….  La videointervista é online sul canale lavoro Job24.it.