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JobLibrary / La ricerca del lavoro e l’arte di parcheggiare la macchina (con le istruzioni di Paolo Iacci)

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"Leggendo ogni giorno queste cifre sulla disoccupazione giovanile, come si fa a non angosciarsi? I giovani, poi,  si scoraggiano sempre più. Possiamo dar loro torto?".  Interrogativi assolutamente legittimi che la mia amica barese-greca Calliope si poneva un paio di settimane fa, commentando  i dati Istat sui senza lavoro, al massimo storico dal 1997  (e ancora non conoscevano quelli dell' Ocse, usciti lunedì).
Proprio queste domande – come non lasciarsi abbattere dal martellamento dei report sulla crisi, che fare per reagire allo shock quotidiano, se non con l'ottimismo che non é proprio facile, almeno con proattività – sono al centro di un libriccino che ho trovato al ritorno in redazione. Edito da Log, é un distillato di saggezza che Paolo Iacci (anche lui é un amico: parla e scrive su Job24 da sempre) ha incartato in una metafora assolutamente quotidiana e universale: quella del parcheggio. Scelta ardita: perchè la prima cosa che viene in mente, parlando di auto in città, é l'incubo della multa. O la paranoia del "gratta e sosta" e delle strisce blu. E magari il ghigno dell'automobilista "quindi incazzato"  dei monologhi di Gioele Dix . Quanto di più lontano da  un manuale utile, che  é rassicurante per definizione, insomma.
A metà tra la parabola stranota anglosassone del formaggio spostato, quella  che insegna non farsi sorpendere dal cambiamento, e il paradosso di certe irriverenti  storielle zen, l'arte di parcheggiare la macchina, con il suo portato di regole, abilità, atteggiamenti e intelligenza del contesto diventa invece un metodo prét-a -porter che veste a pennello anche il lavoro. Trovare il posto auto non  é cosa oggettivamente facile nelle nostre strade urbane. Però c'é chi ci riesce e chi no, é un dato di fatto. La casualità c'entra, ma sino a un certo punto. Poi entrano in gioco il carattere e le abilità tecniche di guida. Perchè, argomenta Paolo Iacci, trovare parcheggio non é  questione di fortuna, ma di merito.  "Molti, sapendo che trovare un posto libero é assai difficile, non ci provano neanche.  E quindi, ovviamente, non lo trovano. Chi, invece, é convinto che lo potrà trovare, ci tenta e ci ritenta" .  Il primo si allontana scoraggiato (e gli "scoraggiati" sono una categoria statistica ufficiale del lavoro) , il secondo si imbarca in un duello a colpi di sterzo con tutte le leggi fisiche, finchè si infila. Chi affronta la missione dicendo trà sé e sè che non ce la farà (atteggiamento tipicamente "Neet")  soccombe al meccanismo della "profezia che si autoavvera".  Chi si fa bloccare dal pensiero che ogni sosta in fondo é temporanea quindi non é detto che domani non si debba parcheggiare di nuovo, non esce nemmeno di casa (lo stesso di chi é sfiduciato dall'idea della precarietà e dall'incertezza del futuro).   "Ogni parcheggio che si può trovare é solo un momento per ripartire", avverte invece Iacci  , quel che ci dà sicurezza é la consapevolezza di possedere le competenze per trovarne un altro, se fosse necessario. 
"La filosofia del parcheggio" non é una lettura per scettici e gli argomenti per irritare i teorici
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compiaciuti del futuro plumbeo, come pure i seguaci del "benaltrismo",  ci sono tutti. Ma non c'è il tono della predica nei capitoletti, nè il birignao del pensiero positivo di maniera di certi esperti che circolano sproloquiando tra giornali, siti  e studi tv. Alla fine non troverete nemmeno la solita  ricetta infallibile, ma piuttosto cinque vie (bella la scelta semantica che riecheggia, ma sobriamente, il pensiero orientale) da imboccare con qualsiasi tempo (anche quelli di crisi che attraversiamo) per aiutare la sorte, darsi coraggio e metodo, sfruttare la sincronicità. E vivere meglio le sfide del possibile, cioè quelle di tutti i giorni.   Qui la videointervista online su Job24