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Donne&Potere / Aiuto, la Barbie non vende più: tra le bambine il modello é in crisi

Barbierecessione
Tutto ci si aspetterebbe oggi, sfogliando il Financial 
Missit
Times, tranne che di trovare, strillata con foto in prima pagina del dorso finanza, una notizia sulla Barbie. Invece é così. In Italia si discute e ci si accapiglia da giorni sulla dichiarazione di Laura Boldini presidente della Camera in merito alla diseducatività del  modello bambola silente per le ragazze, in particolare se veicolato per tre prime serate di seguito dalla tv pubblica attraverso "Miss Italia"; il quotidiano rosa britannico invece fa i conti sul crollo della bambola con la B maiuscola. La Barbie – questa è la notizia – non vende più.
Lo dicono i risultati trimestrali  diffusi da Mattel, crollati del 12% a livello globale e, a questo punto, negativi per il quarto quarter consecutivo, con conseguente deprezzamento dell'azione dell'azienda di giocattoli a Wall Street.  La recessione della Barbie ha una spiegazione: alle bambine del 2013 la top model bionda così femmina anni 50 non piace, o piace sempre meno: ma chi é? Preferiscono giocare – e proiettarsi – sulle più truzze (l'FT usa la parola "gothic") e imperfette ma senz'altro più espressive (e quindi più assertive e dotate dai creatori di un più energico "storytelling") Monster High Dolls.
Le Monster High replicano il fenomeno Bratz, già visto, ma pare che queste pupazze, ispirate ai celebri mostri dei film horror però inequivocabilmente ancorchè democraticamente sexy, stiano letteralmente sfrattando le Barbie doll dalle Barbie-case.
Doyoulikethistoo-wordpress-com-monster-high-dolls-need-repaint

Vista dal punto di vista del marketing, si tratta di un caso tipico di cannibalismo di prodotto, dato che anche  le nuove bambole mostricciattole sono di marca Mattel.  Il che, se non basta a risollevare le sorti dell'azienda,  non spinge ancora comunque la Mattel a mandare la 54enne bionda multiaccessoriata in prepensionamento. Non ci pensa nemmeno la casa produttrice, che dà la colpa del flop a scelte di comunicazione e marketing (il grosso é  stato rimandato a fine anno, in classica zona regali) e parla piuttosto di "declino ciclico".
Anche la Barbie, insomma, proprio come le Miss Italie televisive e le immagini femminili rétro (o arretrate, per chi non ha paura delle parole), vive di corsi e ricorsi. Come andrà a finire e con cosa giocare lo decideranno, in entrambi i casi, le dirette interessate. Che non sono le bambole, e nemmeno gli strateghi aziendali, ma le piccole donne. Toste più che plasticamente perfette, a occhio. Quindi la Barbie (e lo confesso, con un po' di nostalgia da bambina degli anni 60) contro le cattive ragazze, che raccontano tutta un'altra storia, non la vedo proprio bene…