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Diari / Meeting di Rimini: seconda stella a destra, seguendo l’astronauta Paolo Nespoli


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A proposito di viaggiatori avventurosi, girando per il Meeting di Cl a Rimini in cerca di spunti poco istituzionali, Luigi si è imbattuto in Paolo Nespoli, astronauta, noto ai frequentatori di Twitter come @astropaolo.  Uno che "a
cinquantacinque anni crede ancora all'impossibile, e sappiamo che non è un matto". No che non lo è.  Come nella canzone di Edoardo Bennato, sta seguendo l'ultima stella a destra. Che non è necessariamente nello spazio, è qualsiasi sogno professionale terrestre ( ma non terra terra)
.
di Luigi Ballerini.-  Verso
l'infinito e oltre! Proprio così, in questo Meeting che ha
come tema l'infinito abbiamo davvero incontrato Buzz Lightyear. Ci sentivamo un
po' tutti in Toy Story mentre a bocca aperta ascoltavamo Paolo Nespoli che ci
parlava di sé e del mondo. Perché un astronauta che narra di sé finisce sempre per narrare
dell'universo e quando poi tira fuori dal cilindro le foto che lui stesso ha
scattato dal cielo ci sentiamo tutti piccolissimi, ma al contempo grandissimi.
Assieme a lui.
E ancora
una volta, inaspettatamente, sbuca fuori il tema della formazione e del lavoro.
Molti che lo seguivano dal salone gremitissimo e da tutto il resto della Fiera
collegati tramite i megaschermi erano giovani; Paolo lo sapeva e conosceva il
rischio che guardassero a lui col fascino di un modello irraggiungibile. Così ha fatto di tutto per rendersi raggiungibile, diventando
proprio per questo ancor di più un modello da seguire.
Incredibile,
da bambino voleva fare l'astronauta! Forse mangiava davvero bastoncini di pesce
fritti mentre lo sognava, però lui su questa passione non ha
mai mollato e ci ha investito la vita: ecco allora gli studi di ingegneria
negli Stati Uniti e poi la
Scuola di Areonautica. E qui i primi due messaggi: la
formazione è sempre permanente, non
pensate di finire mai di studiare ed aggiornarvi. Non potete mai dirvi a posto.
E poi, lasciate cadere le garanzie: non sapeva lui se sarebbe stato scelto per la Scuola, né se successivamente sarebbe mai partito davvero per lo
spazio. Niente di garantito; proprio per questo ce l' ha messa tutta, ancor di
più.
Ma il suo
non vuole essere il racconto di una personalità eccezionale che fa tutto da
solo, no: ecco documentata subito la forza del lavoro di equipe, per
scongiurare ancora una vota il pericolo di sembrare un Superman isolato. In
questo periodo di fine estate in cui molte compagnie si sono già infrante dopo sei giorni di convivenza in barca, ci
racconta dei suoi sei mesi sulla Stazione Spaziale Internazionale a 500 km dalla Terra con altri
cinque colleghi. Così scopriamo di quella volta che
si é rotto un pannello solare e in
cui l'hanno scampata solo per la creatività di ciascuno messa a fattor
comune permettendo di trovare una soluzione fuori dai manuali, fuori dalle
procedure.
Per
salutarci ha voluto mostrarci una mappa stellare e ha indicato un puntino
lontanissimo. È li dove vorrebbe andare, su
Proxima Centauri, una distanza irraggiungibile per l'uomo. Lui a
cinquantacinque anni crede ancora all'impossibile, e sappiamo che non è un matto.
A schermi
spenti, tornando a strascicare le infradito, ci chiediamo se negli uffici, sui
banchi delle scuole o dove ci porterà il nostro lavoro saremo
capaci di continuare a investire su di noi, di lavorare insieme guadagnandoci
tutti, di rendere possibile ciò che apparentemente non lo è ancora. Non lo sappiamo, certo piacerebbe anche a noi
custodire una Proxima Centauri nel cuore che ci porti sempre più in là.