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Diari / Diario olimpico (4) – Antipaticissimi: record olimpico e medaglia di latta per gli italiani nella specialità giornalismo

Londonlogo
Gli atleti italiani non stanno sfigurando davvero a Londra: bravi/e!  Non così, pare, i  giornalisti  inviati a seguirli: hanno fatto proprio infuriare l'insider di JobTalk. Al lavoro nel dietro le quinte olimpico, ha pure messo in piedi un sondaggio tra  i  suoi colleghi, che ahimè conferma la sua tesi: i colleghi ( i miei, stavolta)  sono i recordmen olimpici dell'antipatia e titolari di medaglia d'oro per l'inglese approssimativo.  All'imbufalito Luigi non posso che augurare, allora , di imbattersi, prima o poi, nella deliziosa Lucy Kellaway, columnist  e blogger del Financial
Lucyoly
Times, che ieri ha prodotto un arguto e linguisticamente inappuntabile articolo-post  sulle cinque  ragioni per cui le Olimpiadi fanno bene al lavoro in uffiicio. Ne cito solo due qui: primo, hanno ridotto la durata delle riunioni (se c'è una gara interessante tutti accelerano i tempi, chiudono e scattano verso il video); secondo, sostiene Lucy, vedere due giovani judoka bionde che si strattonano sportivamente sul tatami assorbe l'aggressività latente e l'impulso di fare lo stesso con la vicina di scrivania…    
di Luigi Piccheri – La domanda mi pare legittima, dopo aver parlato per giorni con persone che lavorano in sedi di gara diverse, seguendo sport diversi e ricoprendo ruoli diversi. Perche' i giornalisti italiani, tra tutti quelli che lavorano alle Olimpiadi, sono i soli a creare problemi? Perche' sono gli unici maleducati e perennemente insoddisfatti? Perche' credono di essere le uniche persone che contano in questo mondo, mentre i giornalisti delle agenzie di stampa internazionali, come AP o Reuters, pur essendo molto piu' importanti sono sempre gentili con tutti?
In questa prima settimana di Giochi ho fatto una piccola ricerca (rigorosamente ascientifica) e dalle storie che ho raccolto chiacchierando con i miei colleghi sembra davvero che gli inviati d'Italia facciano di tutto per portare all'estero il peggio di noi.
Pretendono di essere serviti e riveriti dallo staff olimpico che si occupa dei media, chiedendo traduzioni in italiano per qualsiasi cosa (perche', naturalmente, sanno l'inglese a stento). Si lamentano se devono pagare il pacchetto per la connessione internet (150 sterline per la connessione 24 ore su 24 in tutte le venue a tutte le ore con capacita' illimitata durante tutte le Olimpiadi), mentre gli altri comprano senza battere ciglio. Se la prendono con i volontari che controllano le tribune stampa, quando questi fanno notare loro che si sono seduti in una postazione riservata ad altri. E fanno baruffa nella "zona mista", quella dove atleti e giornalisti si possono incontrare, se un atleta che vogliono intervistare viene legittimamente trattenuto da altri giornalisti prima di essere accompagnato da loro.
I peggiori sono i reporter della radio e della carta stampata. Quelli, cioe', che non pagano diritti e quindi non sono coccolati dal comitato organizzatore. Sara' che si sentono frustrati dall'essere considerati meno importanti dei colleghi della TV, ma non suscitano la minima comprensione. Verrebbe anzi voglia di denunciarli uno per uno, per nome e per cognome, per svelare di che pasta sono fatte le grandi firme del nostro giornalismo sportivo. Quelli che, quando hanno bisogno, ti chiedono aiuto senza porsi limiti, anche se sei visibilmente impegnato a fare altro e se fargli da balia non e' il tuo lavoro. Mentre quando qualcosa non va come vogliono sono pronti ad alzare la voce, aggressivi e viziati.

  Diari / Diario olimpico (3) – Saltellando tra le "scrivanie che scottano", con il pranzo al sacco: le Olimpiadi di Londra sono risparmiose (soprattutto per lo staff)