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Diari / Diario olimpico (3) – Saltellando tra le “scrivanie che scottano”, con il pranzo al sacco: le Olimpiadi di Londra sono risparmiose (soprattutto per lo staff)

 

Londonlogo
Terzo post dal backoffice dei Giochi : i giochi "della sostenibilità e del risparmio, non dell’efficienza" come scrive la nostra "talpa" del dietro le quinte (è già ce ne eravamo accorti dal caos dei biglietti e del pubblico-controfigura che riempie le poltroncine delle "venue",  di cui si è letto).  Dura la vita, pare,  per lo staff nella sempre costosissima Londra: dedichiamo un pensierino solidale anche  a loro, che si scapicollano non visti e si autoriducono gli sfizi , quando guardiamo le gare in tv…  
di Luigi Piccheri – Lo chiamano hotdesking e il senso non è, come
Lunchtme
pensavo io all’inizio, che si sta scaldando la sedia. Significa invece che la scrivania a cui lavori “scotta”, e che quindi non ti ci puoi fermare troppo a lungo, per il semplice fatto che non è tua, ma di tutti. La parola è molto in voga alle Olimpiadi di Londra, almeno per lo staff arrivato negli ultimi mesi. Perché per loro il computer e la postazione fissa non sono dati, e questo anche se l’incombenza di lavorare c’è eccome. Ecco che allora ci si inventa ogni tipo di stratagemma, pur di riuscire ad accaparrarsi un tavolo.
C’è chi non va a pranzo, ma rimane ancorato al computer mangiando pasta precotta davanti allo schermo. C’è chi si guadagna il posto con le levatacce, cercando di arrivare prima di tutti gli altri. E c’è chi va a mangiare alle 12.00 in punto, così da essere certo di poter recuperare un posto quando, al suo ritorno, saranno gli altri ad allontanarsi incautamente per mangiare.
Tutto questo perché  chi era destinato a lavorare dalla propria venue da settimane sta invece affollando le scrivanie dell’Olympic Park, visto che la data di ingresso nelle sedi di gara viene continuamente posticipata e perché, quando anche sembra finalmente arrivato il grande giorno, si scopre poi che in venue sì si può entrare, ma che i computer non funzionano e le stampanti nemmeno.
D’altra parte, questi sono i Giochi della sostenibilità e del risparmio, non dell’efficienza. E il primo modo per risparmiare è limitare drasticamente i benefit per i dipendenti. Che si sia al parco olimpico o alla propria venue, il pranzo, in queste settimane, è a pagamento: una cosa mai vista ai Giochi olimpici, dove lo staff riceve di solito buoni pasto per le ore passate al lavoro.
A Londra 2012, invece, nemmeno i trasporti sono gratuiti per i dipendenti. Di regola, l’accredito olimpico che ciascuno deve portare al collo permette di accedere liberamente al trasporto pubblico della città ospite (sia per lo staff sia per i giornalisti). Una cortesia minima per chi, per lavoro, deve girare da una sede di gara all’altra, in vari casi anche in altre località. E un modo per far sentire che la città ospite sta davvero investendo sull’evento. Invece Trasport for London, la società che gestisce i mezzi londinesi, ha pensato bene di sfruttare le decine di migliaia di dipendenti olimpici e di giornalisti, invece di assisterli e accoglierli. Il gruzzolo, alla fine dei Giochi, sarà voluminoso, visto quello che costano i trasporti qui. E tornerà di certo buono per finanziare gli eterni lavori in corso sulla rete della tube.
Così, tutt’altro che strapagato, lo staff di queste Olimpiadi reagisce come può. Qualcuno per risparmiare non si muove la sera. Qualcuno riduce il consumo personale di birra. Qualcuno si accontenta di pranzare con una triste accoppiata di tonno e sedano, preparata la mattina prima di uscire. 
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