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Hr center – Perchè inviare un CV sgrammaticato è come presentarsi a un colloquio con le infradito

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E' consolante (ma  poco poco) apprendere da questo post di Luigi Ballerini che il problema dei cv sgrammaticati e sciatti, endemicamente italiano, ha contagiato anche il mondo anglosassone, dove abitano i primi della classe in cultura Hr… In realtà, i selezionatori che conosco concordano generalmente sul fatto che se, da una parte, la qualità dei contenuti dei curriculum vitae va migliorando (e non solo, credo,  grazie alla diffusione di quelle tristi "gabbie" dei modelli standard: abbiamo martellato non poco, me compresa, sull'argomento, negli anni passati…), la  forma è sempre più carente. Precaria. Sgarrupata: io speriamo che me lo leggono (il cv)…
di Luigi Ballerini."Il mio profilo è molto ematico", in tempo di vampiri potrebbe (forse) anche fare buona impressione, eppure “empatico” offre certo qualche chance in più per trovare lavoro. Attenzione, quindi, agli strafalcioni nei curricula! Alcuni arrivano direttamente dal correttore automatico di Word, ma la maggior parte proviene dalla scarsa dimestichezza con l’italiano scritto, e soprattutto con un italiano formale.
Il problema non deve essere solo nostro, visto che se ne occupa anche l’Harvard Business Review in un pezzo a firma Kyle Wiens, big boss di una azienda US. Il titolo, laconico dice già tutto: I Won't Hire People Who Use Poor Grammar. Non assumerò persone scarse in grammatica, e ci fa pure il favore di spiegarci il perché. La sua stessa prosa è sarcastica: “ Se pensi che un apostrofo sia uno dei dodici discepoli di Gesù, non lavorerai mai per me. Se dissemini  di virgole una frase sparandole a pioggia, farai meglio a raggiungere il foyer da solo prima che (educatamente)ti ci portiamo noi”.
Ma vediamo le sue argomentazioni: secondo Kyle nei post, su Facebook, nelle mail (e nel CV!) le parole sono tutto ciò che abbiamo. In caso di nostra assenza fisica esse costituiscono la nostra proiezione, ci rappresentano e soprattutto sono sotto gli occhi di tutti. Inoltre se uno in vent’anni non è riuscito ad imparare il corretto uso dell’apostrofo questo potrebbe dire qualcosina sulle sue capacità di apprendimento e soprattutto su quanto presti attenzione a ciò che erroneamente viene considerato solo un dettaglio.
Ecco, forse è proprio questo l’aspetto più convincente della sua analisi: l’errore segnala la mancanza di cura del particolare. Inviare un CV scorretto in fondo è un segno di sciatteria che non possiamo pensare venga ignorato; segnala non tanto – o non solo – che abbiamo delle lacune grammaticali, ma evidenzia anche che non abbiamo riletto  il nostro scritto con cura, che non ci siamo preoccupati dell’impatto che farà su chi lo leggerà. E’ un po’ come se invitassimo un amico a cena e mettessimo una tovaglia vistosamente macchiata, perché tanto quello che conta è il cibo. La seconda volta non verrà volentieri da noi. Possiamo anche dedurre che chi presta cura nell’evitare errori nella presentazione di sé verosimilmente sarà più attento anche nelle altre attività non strettamente correlate allo scrivere.
Inviare un CV scorretto è come presentarsi a un colloquio di lavoro con le infradito, in fondo è un atto di presunzione: mi dovranno prendere perché sono io, indipendentemente da come mi presento. Eppure come mi presento è già parte di come sono io, dimostra che ci tengo, che rispetto chi mi incontra e che mi sono preparato per un appuntamento.
Allora okkio anche alla forma, xché un CV non è un sms e non se ne può + di abbreviazioni inutili. Se 6 🙁 xché nessuno ti kiama, rileggi  bene ql k hai scritto: potrebbe essere davvero 3mendo!
😉
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