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JobFiction / Pensionati o esodati, il futuro non è più quello di una volta: e se passati i 60 anni facessimo come in “Marigold Hotel”?

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Si può andare a vedere "Marigold Hotel" in un pomeriggio milanese di pioggia per cercare i colori del Rajastan (come ho fatto io) oppure un bell'esempio di cinema inglese per stare sul sicuro, e scoprire che questo film è molto di più. E' una storia di persone che cambiano vita. Solo che si tratta di ultrasessantacinquenni, quindi esentati dalla necessità di pianificare troppo il futuro ( il mondo intorno non fa che ricordarglielo, infatti), ma costretti inaspettatamente a misurarsi ancora con il presente oltre i tempi supplementari.
Un po' come capita agli esodati di casa nostra, da un giorno all'altro la pensione non è più un porto tranquillo per i protagonisti, nè una condizione statica: bisogna darsi da fare. Perchè un marito muore lasciando un mare di debiti sommersi, perchè il Tfr e i risparmi servono come venture capital  (molto venture )  per la start up della figlia. Perchè nemmeno il leggendario Welfare state britannico copre più tutte le spese: quelle per la salute o per  la baby sitter dei nipotini di signore attempate sì, ma dinamiche  e persino un po' coguare. 
Le ragioni sono altre, eppure vale anche  per i nonni  la soluzione dei ventenni freak di ieri e dei ventenni europei no future di oggi : la fuga all'estero, anzi in India, passando per la contemporanea porta d'Oriente che è il collegamento Internet. Il pretesto è la pubblicità in Rete di un albergo sgarrupato che dovrebbe diventare una casa di riposo low cost quanto alternativa secondo un business plan improbabile, e infatti nessuno ci crede. Non va cercando il capolinea, ma nemmeno tranquilità ed esotismo comodo,  il gruppetto di viaggiatori over60: cerca amore extra, oppure cerca lavoro: perchè, chi l'avrebbe mai detto, queste restano due cose indispensabili senza le quali, nel 2012, non si può più vivere neanche nella terza età.
Così Judy Dench si candida per l' impiego in un call center (siamo in India, del resto, e quei palazzoni hitech sono la prima cosa che vedi entrando nella Jaipur moderna)  e lo trova come consulente  di diversity culturale e anagrafica, assunta part time per formare gli operatori, rajastani e ventenni, che fanno il
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customer service o il telemarketing per il resto del mondo senza essersi mai mossi di lì. Maggie Smith sbarca in India acciaccata e delusa, arcigna e chiusa come una dura e pura della Padania verso chi non è bianco e nordista. Ma, alla fine, è proprio là che recupera il profilo professionale di tutto rispetto che aveva prima di essere pensionata in tronco, nonchè la grinta costruttiva della prof
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Minerva McGrannith di Harry Potter. 
Ultima considerazione ambientale: solo in un film britannico ancorchè destinato a un pubblico popolare e non giovanilista si può mettere tra i personaggi un distinto giudice di  Corte Suprema (di autorità e autorevolezza pari alla nostra Cassazione) dichiaratamente gay. Senza suscitare clamore e sconquasso da parte dell'Arcivescovo di Canterbury o degli eventuali Giovanardi seduti a Westminster.
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